L'inflazione che corre impone di agire, ma il governo non ha la bacchetta magica

- di: Redazione
 
I numeri sono impietosi, certificando che in Italia - come, del resto, in molti altri Paesi - l'inflazione ha cominciato a correre impetuosamente, imponendo l'adozione di misure che riescano a contenerla e, quindi, a tutelare le famiglie, il segmento sociale più esposto. Secondo l'Istat, nel solo mese di gennaio è aumentata dell'1,6%. Un balzo che non si registrava di questa entità, nel Paese, dal 1983, quando le condizioni generali - sia economiche che di tensioni internazionali - erano diverse e forse più preoccupanti. Ma lo è anche la contingenza che l'Italia vive e che porta il livello dell'inflazione a picchi elevatissimi, con il rischio concreto che possano addirittura essere superati nel volgere dei prossimi mesi.

Continua ad aumentare l'inflazione, un problema che il governo non può frenare in tempi brevi

A spingere in alto i prezzi sono i cosiddetti Beni energetici regolamentati, che hanno registrato un +38,6%. La comunicazione dell'Istat sullo stato dell'inflazione indica, poi, che la crescita dei prezzi ''è dovuta in misura minore ai prezzi del Beni energetici non regolamentati (da +22% a 23,1%), dei Beni alimentari, sia lavorati (da +2% a +2,4%) che non lavorati (da +3,6% a +5,4%) e a quelli dei servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da+2,3% a +3,5%)''.

Un problema serio, che il governo - che ha già non poche grane da risolvere anche al suo interno, con la Lega che spinge per lo stanziamento di alcuni miliardi per il caso bollette - deve affrontare in tutta fretta, per evitare che la spirale ascendente dell'inflazione si accentui sempre di più.
Il fatto che altri Paesi (a cominciare dagli Stati Uniti e, via via, da Francia, Regno Unito e Spagna, per finire alla Turchia che registra percentuali in crescita da shock) siano alle prese con questo fenomeno non è che possa spingere alla rassegnazione, perché qui non ne va solo del portafoglio più leggero, quanto del fatto che l'inflazione va ad impattare su una economia tristemente ferma da anni e che, dal 2020, è anche aggredita dalla pandemia.

La pubblicazione del rapporto dell'Istat ha, come sempre, scatenato molte reazioni, a cominciare da quelle delle organizzazioni di tutela dei consumatori che hanno, quasi tutte, sottolineato il problema, non suggerendo però delle ricette realmente praticabili e limitandosi a chiedere al Governo di intervenire su un fenomeno che, oggi almeno, soffre soprattutto per l'incremento esponenziale dei costi dell'energia.

Cosa che, oggettivamente, restringe molto l'ipotetico raggio d'azione del Governo, trattandosi di prodotti che hanno mercato libero. Si potrebbe dire che all'esecutivo resta un margine di manovra che riguarda l'efficacia della tassazione sui prodotti energetici, ma, se si abbassa il prelievo fiscale, il mancato introito da qualche altra parte deve uscire. Però la paura della gente non è ancora massima perché solo in parte si stanno avvertendo gli effetti dell'inflazione, con i prezzi che aumentano di poco, ma costantemente.
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