Mercato dell'arte: ascesa, bilanci e istruzioni per l'uso

- di: Barbara Bizzarri
 
Il mercato dell’arte non conosce crisi: è quanto emerge dai bilanci delle più grandi case d’asta nazionali che vantano risultati importanti, in linea se non addirittura superiori a quelli del 2021. Conseguenze dovute al ritorno in presenza ma anche ai nuovi strumenti digitali, piattaforme essenziali per garantire alternative ai collezionisti e per raggiungere i buyers in ogni angolo del mondo. Soluzioni innovative e non esenti da un certo fattore di rischio calcolato, premiato dal mercato per la sua intraprendenza. Le alternative digitali hanno aperto la strada per proporre un’offerta sempre più ampia e ibrida, che ha annesso alle vendite lotti particolari come streetwear, cimeli sportivi, strumenti musicali, senza tralasciare l’ascesa degli NFT e della digital art.

Salgono i numeri del mercato dell'arte

Novità in grado di attrarre nuovi collezionisti, giovani e con interessi diversificati. I cambiamenti degli ultimi anni hanno dunque portato a sviluppare una rimodulazione del mercato, che ha paradossalmente giovato delle restrizioni dovute alla pandemia cercando nuovi canali di fruizione e rendendolo più digitale, dinamico, aperto alla novità, con il conseguente beneficio di tutte le parti coinvolte. Finarte, fra le più importanti case d’asta nazionali, ha chiuso il bilancio con un fatturato di € 9.500.000 per 25 aste. I tre top lot di stagione sono il Rolex cronografo 3330 personalizzato per Cravanzola degli anni ’40, venduto a € 223.600; un prezioso anello in platino, zaffiro e diamanti battuto per € 101.500 e infine, per la sezione Arte, l’opera di Richard Estes “Venezia, Santa Lucia” del 1975, battuto a € 96.620. Gli oggetti del desiderio più ambiti sono gli orologi, dipartimento che ha riscontrato la maggiore crescita in termini di aggiudicato, cresciuto da € 785.000 nel primo semestre 2021 a € 1.440.000 nello stesso periodo del 2022 con un aumento pari all’82%. Anche i gioielli hanno riscontrato un buon risultato, con un aggiudicato di € 1.915.000, record per il dipartimento con un aumento del 27% rispetto al 2021, mentre Il settore di Arte Moderna e Contemporanea ha registrato il risultato di €1.430.000.

Vincenzo Santelia, Amministratore Delegato di Finarte, ha dichiarato che “nel primo semestre del 2022 è proseguita con forza la ripresa di tutti i dipartimenti, dopo 18 mesi complicati dal Covid e dalle sue conseguenze. Giungono segnali importanti di ripresa anche dai mercati più tradizionali come l’Antico, l’Arte Figurativa dell’800, i Libri. Con quanto stiamo programmando nel secondo semestre, siamo fiduciosi di ottenere un risultato annuo importante dal punto di vista della crescita”.

Per chi vuole investire nell’arte, tuttavia, le insidie potrebbero essere parecchie: come districarsi quindi in un mercato seducente ma retto da regole spesso non scritte in cui la due diligence, ovvero l’analisi dei dati e delle informazioni relative al bene in questione, al fine da valutare la convenienza o le eventuali criticità dell’acquisto non è un’opzione bensì un obbligo? Gli elementi da considerare sono molti, innanzitutto la provenienza. Il rischio di acquistare merce rubata o comunque falsa e/o illegale è sempre presente, ergo approfondire attribuzione e autenticità dell’opera è un must: tipologia e autore, titolo e data d’esecuzione, tecnica e supporto, dimensioni e stato conservativo sono fattori utili a stabilire o valutare il valore economico del bene. Anche la storia dell’opera è importante, dalle eventuali partecipazioni alle mostre fino alla bibliografia di riferimento. Informazioni da ricercare presso l’artista stesso, oppure in archivi e fondazioni a lui dedicate. Spesso per il collezionista, in particolare se neofita, è necessario affidarsi a un intermediario di fiducia, quale per esempio un art advisor, che rintraccia per conto di un terzo l’opera d’interesse assicurando la validità dell’operazione da ogni punto di vista.

Per ciò che concerne la gestione del patrimonio, rivestono un ruolo fondamentale le società fiduciarie, che si occupano di amministrare per conto del mandante le opere d’arte. In particolare, per la compravendita di opere che si trovano all’estero la fiduciaria consente sia di esonerare il cliente dalla compilazione del quadro RW nel caso di acquisto che di gestire in sostituzione d’imposta la fiscalità riveniente dall’eventuale vendita dell’opera. Invece, nel caso di un passaggio generazionale di una collezione per evitarne la disgregazione, può essere utile pensare a un trust. Tuttavia, la scarsa regolamentazione dell’attività fa sì che a ricoprire il ruolo possano essere svariate figure professionali, come un promotore finanziario o un avvocato.

Professionisti in grado di dirimere questioni tecniche e burocratiche, ma la cui preparazione storico-artistica in genere lascia a desiderare, ragion per cui il neo-collezionista più spesso preferisce puntare su gallerie e case d’aste: le prime più gettonate da artisti giovani, anche se le grandi gallerie spesso trattano nomi importanti. Si tratta in ogni caso di esercizi commerciali a tutti gli effetti, con le stesse logiche e che si trovano a dover affrontare le stesse incognite: non si sa mai con certezza se un artista venderà oppure no. Dalle case d’asta invece passano opere di artisti storicizzati, per cui si hanno molte più indicazioni circa il valore e l’andamento del mercato, però il valore artistico è definitivamente stabilito da una competizione tra bidders il cui modello prediletto è quello all’inglese: il vincitore paga la sua ultima offerta più le tasse della maison che oscillano fra il 25 e il 30%.

Infine, il fisco: In Italia la vendita di opere d’arte da parte delle gallerie è soggetta all’Iva del 22%, la quota massima applicata in Europa. Se la vendita è realizzata dall’autore o dai suoi eredi, l’opera è soggetta ad aliquota Iva del 10%. Anche l’importazione da Paesi extracomunitari è soggetta a Iva del 10%, oltre ai dazi doganali. Se invece è intenzione del collezionista cedere un’opera della propria collezione, la materia tributaria diviene questione di frequenza e intenzioni. La legislazione premia il collezionista statico, occasionale e non una figura che potrebbe esercitare una vera e propria professione occultata da ragioni artistico-collezionistiche, e in questo modo si generano tre categorie. Il mercante d’arte, che conduce un’attività professionale e abituale; il venditore occasionale, i cui ricavi, seppure derivanti da un’attività professionale, mancano del requisito di abitualità e il collezionista privato, i cui profitti, intesi come una mera operazione di dismissione di parte del proprio patrimonio personale, non saranno soggetti ad Irpef. A questo punto, non resta che iniziare: le opere d’arte sono come le ciliegie e, come si suol dire, una tira l’altra.
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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