Calcio: Messi passa al PSG, tra poche luci e molte ombre finanziarie

- di: Jean Aroche
 
Nelle prossime ore, a meno di improbabili ripensamenti, Lionel Messi, chiusa la sua lunghissima parentesi (21 anni) con il Barcellona, approderà al PSG, per l'ennesima grande acquisizione da parte del club parigino.
Anche se ancora manca la piena ufficialità, la ''Pulce'' per i prossimi due anni con la maglia del PSG incasserà circa 70 milioni di euro, che sono l'esatta cifra che avrebbe dovuto incassare con il Barcellona dopo essersi dimezzato lo stipendio per motivi sentimentali, ha detto in conferenza stampa, in un profluvio di lacrime e singhiozzi. Un taglio dello stipendio che, però, non è bastato per i paletti finanziario che la Liga spagnola ha messo ad alcuni tipi di contratto.

Un'operazione che, al di là del suo valore tecnico, ha comunque creato non poche perplessità. Non tanto per come si è concretizzata, quanto perché è andata ad incidere su un quadro generale del calcio in Europa letteralmente falcidiato dalle conseguenze del Covid-19 (come il divieto totale della presenza di spettatori negli eventi sportivi, che oggi è parzialmente permessa). Eppure il club che orgogliosamente sbandiera la tour Eiffel nel suo logo ha trovato opportuno e forse anche molto conveniente siglare un contratto dall'ammontare mostruoso, visti i tempi.
Il perché è abbastanza palese, con i club - tutti - alle prese con incassi più che dimezzati, che si accompagnano a deficit pregressi molto pesanti e, quindi, a debiti che condizionano ogni mossa, a cominciare da quelle di mercato.

D'altra parte a pagare il prezzo più alto della pandemia è stato il settore dello svago (quindi anche lo sport) che è stato colto, come il resto delle attività economiche, completamente impreparato. Con l'aggravante di non potere fare ricorso, se non marginalmente, agli ammortizzatori messi in campo per altri settori dagli Stati.
Quindi la migrazione di Messi dalla rambla agli Champs Elysées ha provocato più d'un interrogativo, tenuto conto che il calciatore argentino è - in termini di stipendio - quello più pagato al mondo e che avrà un costo che per essere coperto presupporrà incassi alle stelle per quanto riguarda biglietti e marchandise.

Perché, se è vero che la proprietà qatarina è sempre stata molto generosa e spesso guardata con sospetto per avere alimentato le casse del club con una sempre più ricca sponsorizzazione, ci sono anche dei vincoli regolamentari che difficilmente possono essere aggirati. La domanda che si pongono in molti, in Francia, ma anche altrove, è come il Paris Saint-Germain, che ha un monte stipendi elevatissimo, riuscirà a rimanere all'interno del quadro finanziario imposto, in sede francese, dal Dipartimento nazionale per il controllo di gestione (DNCG) (che veglia sulla correttezza finanziaria del calcio professionistico transalpino).

E come farà il club, anche e soprattutto, a evitare le tagliole finanziarie dell'Uefa.
Il fatto che Messi era, di fatto, svincolato ha consentito al PSG di risparmiare il costo del cartellino e, quindi, di non pagare nulla alla vecchia società, il Barcellona (dove Messi era arrivato appena tredicenne, peraltro con problemi di crescita fisica) . Ma 35 milioni all'anno dovranno comunque arrivare in tasca a Messi (anche se sarebbe più corretto dire ''all'azienda Messi'', tenuto conto degli enormi introiti del giro d'affari che ha la '''Pulce'' al centro), pure se il risparmio è stato tanto. Basta solo ricordare che per ingaggiare Neymar Jr il PSG ha dovuto pagare per intero la clausola che legava il brasiliano al Barcellona, cioè 222 milioni di euro, mentre per accaparrarsi il cartellino di Kylian Mbappé, nell'estate del 2017, da Parigi a Monaco sono transitati 180 milioni di euro.

La situazione complessiva del calcio europea, quindi, resta problematica, anche se l'Uefa, facendosi carico della situazione, ha reso meno pesanti i vincoli finanziari imposti ai club continentali, tenendo conto delle ripercussioni negative del Covid-19. Ad esempio, ha allentato temporaneamente le regole del fair play finanziario che vieta a un club impegnato nella competizione europea di spendere più di quanto guadagna, ma, soprattutto, ha deciso di vietare subdole manovre di aggiramento delle regole da parte dei proprietari, imponendo rigide regole contro le iniezioni di capitale. In ogni caso, quale che sarà la cifra messa nel contratto di Messi, essa aggraverà un monte stipendi che a partire dal 2017 è stato in costante aumento. Basta solo riferire che, nel suo rapporti 2021, la società di revisione e consulenza marketing KPMG ha stimato che il monte stipendi del PSG ha rappresentato il 75% delle spese del PSG durante il stagione 2019-2020.
Il Magazine
Italia Informa n° 5 - Settembre/Ottobre 2022
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