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Mediobanca, Generali e Mps: il triangolo del potere che ridisegna la finanza italiana. Mps e Caltagirone vanno avanti

- di: Bruno Coletta
 
Mediobanca, Generali e Mps: il triangolo del potere che ridisegna la finanza italiana. Mps e Caltagirone vanno avanti
Caltagirone (foto) e Mps vedono rafforzata la loro offensiva su Piazzetta Cuccia dopo l’Ops su Generali. Delfin invoca intese, non battaglie. Ma ora si gioca tutto su tempi, alleanze e pazienza.
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La mossa del cavallo di Mediobanca
Nel cuore del risiko finanziario che sta trasformando il volto della finanza italiana, Mediobanca ha calato una carta inaspettata: un’Offerta pubblica di scambio (Ops) su Banca Generali da 6,3 miliardi di euro. Un colpo che, almeno all’apparenza, mira a rafforzare la presenza della banca d’affari guidata da Alberto Nagel nel wealth management. Ma dietro i numeri e le strategie dichiarate, in molti leggono un’altra verità: una mossa difensiva, la “mossa del cavallo”, per cercare di scompaginare l’offensiva lanciata da Monte dei Paschi di Siena, che a sua volta ha annunciato nei mesi scorsi un’Ops ostile su Piazzetta Cuccia.
Il meccanismo dell’offerta è semplice solo in apparenza: Mediobanca offre azioni Generali in cambio di titoli Banca Generali, proponendo un concambio di 1,70 titoli per ciascuna azione dell’istituto controllato da Assicurazioni Generali. Il premio? Circa l’11% rispetto ai prezzi di Borsa precedenti l’annuncio. Una proposta che, però, non entusiasma tutti:È un’operazione marginalmente accrescitiva dal punto di vista finanziario”, scrivono gli analisti di Kbw, ma industrialmente discutibile, perché toglie a Generali un asset a forte margine e potenziale di crescita”.
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Mps non arretra: la nostra Ops non cambia, anzi...
Secondo fonti qualificate interne a Mps, l’offensiva di Mediobanca su Banca Generali non indebolisce, ma al contrario rafforza l’operazione promossa dalla banca senese. La ragione? L’interesse per il wealth management è condiviso. E il fatto che anche Mediobanca punti con decisione su quel comparto confermerebbe — secondo il management di Mps — la solidità industriale della strategia di integrazione, fortemente voluta dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio.
Non solo: dal quartier generale di Rocca Salimbeni filtra ottimismo anche sulle tempistiche. Mps è convinta di poter avviare l’Ops entro la fine di giugno, in linea con l’iter autorizzativo previsto. La finestra temporale potrebbe permettere a Siena di portare a termine l’operazione su Mediobanca entro l’estate, ben prima che l’Ops lanciata da Nagel possa partire (non prima di settembre-ottobre). In altre parole, “Nagel potrebbe non avere più tempo”, come osserva un operatore bancario romano.
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Il fronte Caltagirone: tutti con Lovaglio
Chi osserva con attenzione questa partita è Francesco Gaetano Caltagirone. L’imprenditore romano controlla quasi il 9% di Mps e quote rilevanti in Mediobanca e Generali. Non è un dettaglio da poco: perché, anche se non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche, è ormai chiaro che Caltagirone si muove da tempo per favorire un cambio di governance in Piazzetta Cuccia, da lui sempre considerata troppo autoreferenziale. L’Ops di Mps, in questo quadro, potrebbe diventare il grimaldello per una ridefinizione radicale degli equilibri del sistema finanziario italiano.
Il Messaggero, quotidiano controllato dallo stesso Caltagirone, ha definito l’operazione di Mediobanca una “mossa del cavallo” ma non certo una contromossa vincente. Al contrario: “L’Ops su Generali conferma che il wealth management è il terreno su cui si gioca il futuro”, si legge in un editoriale firmato da Rosario Dimito. E questo, per Mps, è un assist.
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Delfin: “Serve dialogo, non guerre”
In questa partita complessa, un ruolo cruciale spetta a Delfin, la cassaforte degli eredi Del Vecchio, che controlla una quota rilevante in Mediobanca (quasi il 20%) ma è anche presente nel capitale di Generali e Mps. Un triangolo perfetto.
Romolo Misseri, amministratore delegato di Delfin, ha preso posizione pubblicamente il 30 aprile da Milano, dichiarando: “In un contesto di forte trasformazione del settore finanziario, la priorità deve essere quella della stabilità. È necessario che le grandi istituzioni trovino intese e convergenze, più che alimentare scontri di potere”.
Un messaggio chiaro: Delfin non vuole scontri frontali, ma non si opporrà nemmeno a un riassetto se questo porterà valore. Gli osservatori lo interpretano come un’apertura — ponderata ma concreta — alla proposta di Mps. A una condizione: che non si tratti di un blitz, ma di un processo ordinato, con alleanze trasversali.
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Gli analisti: un risiko ad alto rischio

Se per ora le dichiarazioni sono misurate, dietro le quinte si muove una partita che può ridisegnare gli assetti dell’intero sistema bancario italiano. Gli analisti di Morgan Stanley hanno definito l’Ops di Mediobanca su Banca Generali comeun’operazione dal valore marginale per il gruppo”, che rischia di distrarre il management in un momento delicatissimo.
Più tranchant un gestore interpellato dal Financial Times: “Sembra un’operazione improvvisata. Se l’obiettivo è ostacolare l’Ops di Mps, è un tentativo disperato. Se invece c’è davvero una visione industriale, allora manca una vera alleanza con Generali, che in questa storia non sembra parte attiva”.
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I prossimi passi: tutto nelle mani dei soci
I prossimi mesi saranno decisivi. Mps, secondo fonti confidenziali raccolte a Siena, ha già sondato l’interesse di altri soci “silenziosi” di Mediobanca, pronti a dare sponda a un’operazione di rafforzamento che punti a un nuovo modello di banca d’affari, con un wealth management più integrato e una governance più trasparente.
Dall’altra parte, Mediobanca è al lavoro per rafforzare i legami con Generali e rendere l’Ops su Banca Generali più allettante. Ma il tempo stringe. E se Mps dovesse ottenere un consenso robusto a luglio, il futuro della banca d’affari milanese sarebbe segnato da una nuova governance. Con Lovaglio regista e Caltagirone regnante.

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