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AZIMUT HOLDING

Il successo del principale Gruppo italiano indipendente nel settore del risparmio gestito.
Intervista al Presidente Pietro Giuliani.


Presidente Giuliani, Azimut Holding - Azimut è il principale Gruppo Italiano indipendente operante (dal 1989) nel settore del risparmio gestito - ha chiuso il primo trimestre 2019 con risultati eccellenti: secondo miglior utile netto trimestrale (91 milioni, +244% rispetto al primo trimestre 2017); ricavi consolidati a quota 247 milioni (+36% rispetto allo stesso trimestre 2017). Inoltre, la raccolta netta a fine aprile si attesta a 1,8 miliardi, in crescita dell’83% rispetto ai primi quattro mesi del 2018, e il patrimonio complessivo ammonta a 55,4 miliardi (+9% da inizio anno). Prevedevate questa partenza del 2019 con il turbo? Quali sono state le principali determinanti che hanno portato a risultati così brillanti?
Il secondo miglior trimestre della storia di Azimut riflette i frutti del lavoro svolto in questi primi mesi dell’anno da quella che oggi è la squadra di giovani manager al timone della società. Il nuovo management team, con una età media al di sotto dei 43 anni, è composto da Gabriele Blei, Massimo Guiati, Giorgio Medda, Paolo Martini, Alessandro Zambotti ed insieme ad Andrea Aliberti (amministratore delegato di Azimut Capital Management Sgr) e Claudio Basso, che hanno responsabilità anche nell’area gestione rispettivamente in Italia e Lussemburgo, sono convinto che saprà conseguire nuovi ed importanti risultati.
Certo, il nostro è un business legato all’andamento dei mercati e dopo esserci lasciati alle spalle un 2018 in cui tutte le principali classi di investimento hanno chiuso in ribasso, il 2019 si è aperto con buoni auspici e, anche se in questi giorni vediamo qualche segnale di preoccupazione, non ci attendiamo per il momento correzioni importanti in vista.

Concentriamoci sulla raccolta. Nel presentare i risultati del Gruppo Azimut lei, con un orgoglio del tutto giustificato, ha affermato tra l’altro che “la raccolta nei primi quattro mesi è stata molto positiva, con ingressi per quasi 1,8 miliardi di euro, oltre l’80% in più rispetto allo stesso periodo del 2018 e in controtendenza rispetto all’andamento negativo del settore nel suo insieme. Un risultato reso possibile grazie a una performance media ponderata netta per i nostri clienti del +6,3%, superiore di oltre 120 punti base rispetto all’industria del risparmio gestito in Italia”. Il Gruppo Azimut è una realtà globale, presente in 17 Paesi con un articolato network internazionale. Quali sono stati i mercati che hanno maggiormente contribuito a questa forte crescita dei risultati? E quali sono stati gli specifici segmenti della raccolta che hanno trainato di più?
L’ampio network internazionale che abbiamo saputo costruire in meno di 10 anni coprendo tutti i continenti, ci ha permesso di diversificare i flussi in entrata e oggi il 30% delle masse totali del Gruppo sono riferite alle attività estere e buona parte della raccolta registrata da inizio anno è generata al di fuori dall’Italia. I nostri mercati principali, escluso quello domestico, sono l’Australia dove esiste un sistema di previdenza complementare basato su piani di versamenti obbligatori che favoriscono la costante crescita del settore del risparmio  gestito nel lungo termine e il Brasile in cui abbiamo saputo replicare il nostro modello integrato di gestione e distribuzione con risultati davvero notevoli in un paese che presenta elevati tassi di crescita e una classe media emergente.

Lei ha anche affermato che “indipendenza, condivisione degli obiettivi con una rete di circa 1.800 consulenti-azionisti, guida italiana e internazionalizzazione delle risorse hanno portato Azimut ad ottenere questi risultati”. Può delinearci come si sostanzia concretamente questa indipendenza che, ha dichiarato più volte, “è stata voluta, conquistata e coltivata con determinazione”? Quale valore aggiunto comporta, nello specifico, essere un gruppo indipendente nel campo del risparmio gestito?
In Azimut condividiamo gli stessi valori e siamo legati da un orte senso di appartenenza come dimostra il fatto che 1200 colleghi di 14 paesi l’anno scorso hanno investito nell’operazione leveraged buy out 100 milioni di euro che, affiancati da un fondo di private equità, ha permesso di portare al 23% il patto di sindacato nel capitale della società. Attraverso questa operazione, molti dipendenti e consulenti arrivati nel Gruppo dopo la quotazione del 2004, hanno potuto entrare nel patto del sindacato. Ora sono circa 1900 i collaboratori del Gruppo in Italia e all’estero che fanno parte del patto, una garanzia di solidità che pochissime società possono vantare.
Tutto questo significa che ognuno di noi è responsabilizzato sia nei confronti dei clienti che sono il vero patrimonio del Gruppo, sia nei confronti degli azionisti. Il nostro modello fondato sulla partnership allinea gli interessi di tutti gli attori coinvolti. 

Siete caratterizzati da successi continui nell’attività di reclutamento in Italia di consulenti finanziari e private banker. Nel primo trimestre 2019 il Gruppo e le sue divisioni hanno registrato 52 nuovi ingressi, portando il totale del Gruppo Azimut a fine marzo a 1.773 unità. Quali sono i ‘segreti’ di questa capacità di reclutamento?
Non ci sono segreti, la nostra capacità attrattiva è data dal fatto di essere una società focalizzata sulle esigenze del consulente finanziario che, come detto, quasi sempre è anche azionista. Ogni attività che promuoviamo ha il consulente, e di riflesso il suo cliente, al centro inteso sia come persona sia come professionista. Siamo molto attenti alla crescita professionale dei nostri consulenti e per questo investiamo nella loro formazione affinché acquisiscano le competenze necessarie per offrire la migliore consulenza su tutto il patrimonio del cliente. Ormai da diversi anni i nostri corsi di formazione sono dedicati non solo all’asset allocation ma anche a tematiche relative alla gestione del paesaggio generazionale, il wealth planning, fiscalità, corporate.

L
’Assemblea ha approvato la proposta del Cda di distribuzione di un dividendo totale ordinario di 1,50 euro per azione, pagato per l’80% per cassa e per il rimanente in azioni. Si tratta di una cifra rilevante, equivalente ad uno ‘yield’ ai prezzi attuali di quasi il 9%, (al primo posto tra le società del Ftse Mib) al lordo delle ritenute di legge. ‘Yeld’ ai vertici tra le società del Ftse Mib sono una costante del Gruppo Azimut. Può, alla luce dell’andamento di questi primi mesi del 2019, fornire la ‘Guidance’ per il dividendo 2019?
Le guidance sono quelle del piano quinquennale che termina a fine 2019 nel quale avevamo indicato payout sul dividendo di almeno il 60%, da aumentare in assenza di operazioni straordinarie. Un indicazione abbondantemente superata dal dividendo di questo anno che equivale a un payout del 141% basato su un utile netto di 300 milioni di euro nel 2019. Difficile fare previsioni, ma quello che posso dire con certezza è che il nuovo management team e tutto il Gruppo sono impegnati per dare risultati sempre migliori sia ai nostri clienti sia ai nostri azionisti.

Collegandoci alla domanda precedente e rimanendo quindi nel campo delle ‘Guidance’, quali obiettivi in termini di ricavi consolidati, raccolta netta, reddito operativo consolidato, utile netto consolidato, patrimonio complessivo e masse amministrate avete per il 2019?
Rispetto al piano quinquennale 2014-2019 abbiamo ampiamente superato, con due anni di anticipo, l’obiettivo dei 50 miliardi di euro di patrimonio totale in gestione e la percentuale di masse riferite alle attività estere, che oggi è vicina al 30%. L’anno è iniziato con slancio e siamo sicuri di centrare anche l’obiettivi di 300 milioni di utile netto così come dichiarato cinque anni fa.Q

Qual è, in generale, l’attuale andamento dei mercati finanziari? Cosa si attende per l’intero 2019 su questo fronte? Quali, a suo parere, le maggiori opportunità e i maggiori rischi?
Dopo il rally sui mercati azionari che ha caratterizzato i primi mesi dell’anno nel corso delle ultime settimane si è assistito a una correzione dopo aver raggiunto i massimi. Da qui alla fine di giugno dovremmo affrontare due eventi importanti che potrebbero generare volatilità sui mercati: le elezioni europee e la grande attesa, dopo le recenti dichiarazioni di Trump per l’incontro al G20 tra leader cinese e il presidente americano. Momenti di volatilità possono essere comunque occasioni per incrementare la percentuale di equità in portafoglio.

Questo è l’ultimo anno del piano quinquennale Azimut 2015-2019. In questo lasso di tempo, considerando i risultati del bilancio 2018, Azimut ha centrato tutti gli obiettivi fissati, tra cui i 50 miliardi di patrimonio complessivo, la raccolta netta di almeno 2,5 miliardi all’anno e un payout tra il 60 e il 75%. Mancava solo il raggiungimento del target sull’utile, che con i dati della Trimestrale sembra proprio che nel 2019 sarà raggiunto e forse superato. Quando presenterete il nuovo piano? Può già anticipare alcune sue linee di fondo?
Su questo daremo maggiori indicazioni nei prossimi mesi.

Un vostro importante punto di forza è l’integrazione tra l’attività di gestione e l’attività di distribuzione. Può illustrarci, sotto questo aspetto, il modello di business di Azimut?
Il nostro modello si fonda su gestori e consulenti finanziari, ossia da una parte chi ha il contratto con i mercati finanziari e dall’altra chi è dedicato al cliente. Due figure diverse che si integrano e lavorano in odo sinergico: i gestori operano sul mercato e comunicano le informazioni ai consulenti, i quali hanno il compito fondamentale di conoscere molto bene il cliente, le sue risorse, le sue esigenze, le sue paure, le sue aspettative e prevenire le azioni sbagliate del risparmiatore che sono spesso dettate da ansia di breve termine.

C
ontate già importanti accordi di distribuzione con le migliori realtà del settore in Italia e all’estero, integrando così in maniera ottimale il vostro know-how. Sono in vista ulteriori accordi per il 2019?
Anche in questo campo ci muoviamo in modo selettivo. Nella nostra piattaforma di offerta rientrano diversi accordi con i principali asset manager, soprattutto stranieri, che abbiamo sia in collocamento diretto, sia indiretto attraverso fondi di fondi multimanager, i quali permettono di investire in quote di fondi delle maggiori case di investimento internazionali e di boutique specializzate, selezionati dal nostro team di gestione.

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