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Borse travolte dai dazi, l’oro vola e le cripto crollano

- di: Matteo Borrelli
 
Borse travolte dai dazi, l’oro vola e le cripto crollano

Tensioni Usa-Ue sulla Groenlandia, mercati in allarme: Europa in rosso, beni rifugio record e paura di una nuova guerra commerciale.

Una giornata nera per i mercati finanziari globali, segnata da vendite diffuse, nervosismo crescente e un ritorno massiccio verso i beni rifugio. Le Borse europee affondano sotto il peso delle nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Unione europea, innescate dalle minacce di dazi avanzate dal presidente Donald Trump nel contesto della controversa partita geopolitica sulla Groenlandia. Il messaggio che arriva dai listini è chiaro: gli investitori temono un’escalation senza precedenti nei rapporti transatlantici.

L’Europa paga il prezzo più alto. Gli indici principali scivolano tutti con perdite prossime o superiori ai due punti percentuali. Piazza Affari è tra le peggiori, trascinata al ribasso dai titoli industriali e tecnologici, mentre Parigi e Francoforte seguono a ruota. Sotto pressione soprattutto auto, lusso e semiconduttori, settori particolarmente esposti al commercio internazionale e quindi più vulnerabili a nuove barriere tariffarie.

Alla base del terremoto finanziario c’è la mossa di Washington: l’annuncio di dazi del 10% già da febbraio, destinati a salire fino al 25% da giugno, contro i Paesi europei alleati della Nato coinvolti nella presenza militare in Groenlandia. Una scelta che Bruxelles considera ostile e che apre la strada a una risposta coordinata dell’Unione. Nei palazzi europei si lavora a un pacchetto di contromisure commerciali che potrebbe colpire settori chiave dell’export americano.

“Siamo davanti a un rischio concreto di frammentazione economica globale”

È il timore che serpeggia tra analisti e operatori finanziari, convinti che la posta in gioco vada ben oltre la Groenlandia. Il confronto, infatti, tocca temi strategici come sicurezza, risorse naturali e nuovi equilibri geopolitici nell’Artico, area sempre più centrale nello scacchiere mondiale. Il mercato reagisce di conseguenza, riducendo l’esposizione agli asset più rischiosi.

Negli Stati Uniti gli scambi sono ridotti per la festività del Martin Luther King Day, ma i futures indicano un avvio debole a Wall Street. Il Nasdaq è il più penalizzato, riflettendo la fragilità del comparto tecnologico in un contesto di aumento dell’avversione al rischio. Anche il dollaro perde terreno, mentre l’euro prova un recupero tecnico, sostenuto dalla fuga verso le valute considerate più stabili nel breve periodo.

Il vero protagonista della giornata è però l’oro. Il metallo giallo aggiorna nuovi massimi storici, superando con decisione quota 4.650 dollari l’oncia. Un rally che non sorprende: l’oro torna a essere il rifugio per eccellenza in una fase di incertezza economica e politica. Secondo diverse case di investimento, il livello dei 5.000 dollari potrebbe essere raggiunto già nel corso del 2026, complice la combinazione di rischi geopolitici, possibili tagli dei tassi e rallentamento macroeconomico.

“Dopo decine di record nel 2025, il trend strutturale resta intatto”

Anche l’argento corre, con rialzi percentuali superiori a quelli dell’oro, segno di una ricerca diffusa di copertura contro la volatilità. Al contrario, le criptovalute vivono una giornata da incubo. Il Bitcoin scivola sotto i 93.000 dollari, mentre Ethereum, Cardano e Dogecoin registrano perdite ancora più pesanti. Il mercato digitale paga la sua natura speculativa e la riduzione della propensione al rischio.

Debole anche il comparto energetico. Il petrolio continua a scendere, appesantito dai timori su una possibile frenata dell’economia globale. Il Wti viaggia poco sopra i 59 dollari al barile, mentre il Brent resta sotto i 64 dollari. In netto calo anche il gas naturale europeo, che beneficia di condizioni climatiche favorevoli ma resta esposto alle incognite geopolitiche.

Sul fronte macroeconomico, arrivano segnali contrastanti. L’inflazione dell’Eurozona rallenta sotto il 2%, rafforzando l’ipotesi di una politica monetaria meno restrittiva nei prossimi mesi. Tuttavia, il Fondo Monetario Internazionale mette in guardia: dazi e tensioni geopolitiche rappresentano uno dei principali rischi per la crescita globale nel 2026.

“Le nostre proiezioni presuppongono stabilità tariffaria, ma lo scenario resta fragile”

Il messaggio è chiaro: i mercati stanno entrando in una fase in cui la politica torna a dettare legge. Le prossime settimane saranno decisive, tra negoziati diplomatici, possibili ritorsioni commerciali e l’attesa per le indicazioni che emergeranno dal Forum economico mondiale di Davos. Fino ad allora, la volatilità resta la parola d’ordine.

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