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Comuni e caccia agli evasori: premio dimezzato, entusiasmo evaporato

- di: Bruno Coletta
 
Comuni e caccia agli evasori: premio dimezzato, entusiasmo evaporato
Comuni e caccia agli evasori: incassi in calo e divario Nord-Sud
Solo 2,5 milioni ai municipi nel 2024: pochi partecipano, il Nord corre, il Sud resta al palo.

La lotta all’evasione, vista dal municipio, assomiglia sempre più a una corsa a ostacoli con il premio che si rimpicciolisce. Nel 2024 ai Comuni italiani sono finiti circa 2,5 milioni di euro grazie alle cosiddette segnalazioni qualificate: in pratica, “dritte” ben documentate che aiutano Fisco e Guardia di finanza a scovare imponibili sottratti e a chiudere accertamenti. Il punto, però, è un altro: rispetto a sette anni fa, gli incassi comunali sono crollati e la platea di chi ci prova davvero è minuscola.

Il dato fa rumore perché il meccanismo era nato con una promessa semplice: se il Comune collabora e l’accertamento va a buon fine, una quota delle somme riscosse torna sul territorio. Ma oggi l’idea dell’alleanza “Comune–Fisco” sembra essersi raffreddata.

Cos’è (davvero) una “segnalazione qualificata”

Il perno è la cooperazione amministrativa prevista dalla normativa: i Comuni possono trasmettere elementi utili per integrare i dati delle dichiarazioni e far emergere basi imponibili maggiori. La cornice è nell’articolato che disciplina la partecipazione comunale all’accertamento fiscale e contributivo. In sostanza, l’ente locale non “fa il Fisco”, ma mette sul tavolo informazioni circostanziate, spesso nate dall’osservazione del territorio: immobili che raccontano una storia diversa dal reddito dichiarato, residenze anomale, attività che appaiono “più vive” di quanto risulti sulla carta.

Il punto chiave è la qualità: deve essere una segnalazione che regga, che riduca al minimo le congetture e aumenti la probabilità che l’accertamento arrivi a incasso definitivo. Non a caso, nelle intese tra istituzioni il focus è ripetuto: alzare il livello, standardizzare, formare personale, condividere buone pratiche.

“Le parti… si impegnano a promuovere la conoscenza, il corretto utilizzo… e il miglioramento qualitativo” delle modalità di partecipazione dei Comuni al recupero dell’evasione.

Il “premio” che cambia: perché l’incentivo conta

L’incentivo economico è la benzina del sistema. Oggi lo Stato riconosce ai Comuni una compartecipazione del 50% delle maggiori somme riscosse a titolo definitivo grazie alle segnalazioni. Ma la storia recente è un’altalena: in alcuni anni la quota è stata spinta molto più in alto, fino a toccare il 100% nel periodo in cui lo strumento ha mostrato il massimo utilizzo. Quando la percentuale è scesa, l’interesse si è sgonfiato.

Qui non c’è magia: fare segnalazioni qualificate richiede tempo, competenze, banche dati, coordinamento tra uffici e continuità. Se il ritorno economico è incerto o lontano nel tempo, molti enti – soprattutto quelli con organici ridotti – tendono a spostare altrove le energie.

I numeri del 2024: pochi soldi, pochissimi Comuni

Il 2024 fotografa la frenata: ai Comuni sono arrivati 2,5 milioni, mentre il recupero complessivo legato a queste attività è stato stimato intorno a 5 milioni (la metà torna agli enti locali con l’attuale schema di compartecipazione). Non è solo una questione di importi: è la partecipazione a essere sottile.

I Comuni che risultano beneficiari sono circa 304, una fetta minuscola rispetto agli oltre settemila enti locali italiani. Traduzione: meno di uno su venti entra davvero in partita con continuità.

Geografia dell’anti-evasione: Nord in fuga, Sud fermo al semaforo

La mappa è netta: il Nord domina. Lombardia in testa per numero di Comuni coinvolti e risorse ripartite, poi Liguria ed Emilia-Romagna, con la Toscana a seguire. Nel Mezzogiorno e nelle Isole, invece, i riparti restano marginali.

Attenzione: questo divario non racconta necessariamente “dove si evade di più”. Racconta soprattutto capacità amministrativa: uffici tributari strutturati, accesso ai dati, continuità operativa, personale formato, filiere interne che funzionano. Dove l’organizzazione regge, il meccanismo produce risultati. Dove manca, si inceppa.

Genova davanti a tutti, e il paradosso dei micro-Comuni

Nella classifica degli incassi spicca Genova, che nel riparto più recente risulta la prima città per somme attribuite. Subito dietro compaiono grandi centri come Milano e altri capoluoghi del Centro-Nord.

Ma la notizia che fa sorridere (amaro) è un’altra: il piccolo Comune ligure di Vasia – poche centinaia di abitanti – incassa più della Capitale. È il paradosso perfetto: non vince chi è più grande, vince chi è più organizzato (o più testardo).

In controluce, il caso Vasia dice una cosa molto concreta: anche un municipio minuscolo può incidere, se costruisce procedure, individua casistiche efficaci e mantiene costanza. Ma dice pure l’opposto: se una metropoli incassa briciole, il problema non è “la dimensione”, è la macchina.

Perché molti Comuni non ci provano (o smettono)

Le spiegazioni non stanno in una sola riga, ma in un elenco molto terreno: mancanza di personale, turn over, uffici tributi schiacciati sulle emergenze quotidiane, difficoltà di coordinamento con altri settori (anagrafe, edilizia, commercio), tempi lunghi perché l’accertamento diventi definitivo, e – non ultimo – la sensazione che “il gioco non valga la candela” se la compartecipazione resta al 50%.

C’è poi un tema culturale: segnalare non significa “dare la caccia al vicino”, ma far funzionare meglio il patto fiscale. Eppure la comunicazione politica locale spesso teme l’effetto boomerang: pochi vogliono passare per sceriffi, soprattutto in territori dove il consenso è una geometria delicata.

Che cosa potrebbe riaccendere il motore

Se l’obiettivo è aumentare la partecipazione, le leve sono chiare: incentivo più alto, formazione e strumenti standard, piattaforme condivise, e una restituzione informativa che faccia capire ai Comuni quali segnalazioni funzionano davvero. In altre parole: meno burocrazia cieca, più “feedback” operativo.

Le intese tra istituzioni, negli anni, hanno indicato la strada: “diffusione delle buone pratiche”, “linee guida”, “programmi di formazione tecnico-operativa”. È il manuale di sopravvivenza per trasformare uno strumento teorico in una routine amministrativa.

Il punto politico: alleanza fiscale o occasione persa

La domanda finale è semplice e scomoda: vogliamo davvero che i Comuni siano partner della lotta all’evasione? Se la risposta è sì, il sistema va reso conveniente, stabile e misurabile. Altrimenti resterà un meccanismo “a intermittenza”, buono per qualche Comune virtuoso e poco più.

Nel frattempo, i numeri del 2024 sono una sveglia: con incassi così bassi e una partecipazione così ridotta, l’anti-evasione locale rischia di diventare un’etichetta, non una politica pubblica.

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