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Corte Conti europea boccia la spesa Ue, faro sul debito

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Corte Conti europea boccia la spesa Ue, faro sul debito

La Corte dei Conti europea lancia un nuovo allarme sulla qualità e la sostenibilità della spesa dell’Unione. Nella relazione annuale pubblicata il 9 ottobre, l’istituzione di Lussemburgo ha espresso per il sesto anno consecutivo un giudizio “negativo” sulla gestione della spesa del Quadro finanziario pluriennale, pur riconoscendo la correttezza dei conti e delle entrate.

Corte Conti europea boccia la spesa Ue, faro sul debito

Secondo la Corte, nel 2024 l’errore stimato complessivo sulle spese si è attestato al 3,6%, in calo rispetto al 5,6% del 2023, ma resta sopra la soglia di attenzione e soprattutto persistono ampie criticità in alcune politiche chiave. Nel capitolo dedicato alla Coesione, che finanzia gran parte degli investimenti nei territori meno sviluppati, l’errore stimato si attesta al 5,7%, pur in miglioramento rispetto al 9,3% dell’anno precedente.

Un miglioramento parziale
La riduzione dell’errore medio segnala progressi nei controlli, ma non è sufficiente a invertire il giudizio complessivo della Corte, che continua a segnalare un livello di irregolarità “non accettabile” nell’uso delle risorse Ue.
Tra le principali criticità vengono citati errori di eleggibilità dei progetti, irregolarità negli appalti pubblici e insufficiente capacità di monitoraggio degli Stati membri. “L’Ue deve garantire che ogni euro speso produca il massimo valore aggiunto e sia tracciabile in modo trasparente”, ha commentato il presidente della Corte, Tony Murphy, richiamando la responsabilità condivisa tra Commissione europea e governi nazionali.

Faro acceso sul debito
Ancora più preoccupante, secondo la Corte, è la dinamica del debito comune dell’Ue, cresciuto in modo senza precedenti dopo l’avvio del programma NextGenerationEU. Nel 2027 i prestiti in essere potrebbero superare i 900 miliardi di euro, quasi dieci volte il livello registrato nel 2020.
La spesa per interessi, che nel 2020 era quasi trascurabile, rischia di superare i 30 miliardi di euro annui nel 2027, oltre il doppio rispetto alle previsioni della Commissione europea.

Questo incremento è legato non solo al volume crescente delle emissioni, ma anche all’aumento dei tassi d’interesse sul mercato, che ha reso più costoso rifinanziare il debito comune. La Corte avverte che senza una strategia di lungo periodo per gestire i costi del debito, il bilancio dell’Ue potrebbe subire una compressione degli spazi di spesa per programmi e investimenti.

Un monito per Bruxelles
La relazione rappresenta un campanello d’allarme in un momento in cui la Commissione è chiamata a elaborare le linee guida per il prossimo ciclo di programmazione finanziaria.
L’allarme sul debito si intreccia con il dibattito sul futuro delle regole fiscali europee e sulla capacità di conciliare gli investimenti per le transizioni verde e digitale con la sostenibilità dei conti pubblici.

Secondo alcuni analisti, la prospettiva di tassi d’interesse elevati e di maggiori oneri sul debito potrebbe ridurre i margini per nuove iniziative comuni di investimento e rendere più stringenti i negoziati tra gli Stati membri su come finanziare i programmi europei.

Attesa la risposta della Commissione
La Commissione europea ha preso atto della relazione e si è impegnata a “proseguire nel rafforzamento dei controlli” e a presentare, nelle prossime settimane, un piano per migliorare la governance dei fondi e contenere i costi finanziari.
L’esecutivo Ue ha anche ribadito che le irregolarità riscontrate non equivalgono a frodi, ma sono spesso riconducibili a errori amministrativi e a complessità procedurali.

L’attenzione dei mercati e dei governi resterà alta: la questione del debito comune e della sua sostenibilità si annuncia come uno dei temi centrali del prossimo Consiglio europeo e del dibattito sul futuro assetto finanziario dell’Unione.

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