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Germania, la fabbrica riparte a scatti: +1,3% a settembre

- di: Bruno Coletta
 
Germania, la fabbrica riparte a scatti: +1,3% a settembre
Germania, la fabbrica riparte a scatti: +1,3% a settembre

Dopo il tonfo di agosto l’industria tedesca rimbalza, ma il trimestre resta in calo. Ordini in lieve ripresa, Pmi sotto 50, energia e metalli zoppicano. Berlino guarda al 2026 per la vera svolta.

L’industria tedesca ha rimesso in moto i macchinari a settembre: la produzione è salita dell’1,3% su agosto, al netto di effetti di calendario, mentre su base annua resta sotto dell’1%. È un rimbalzo che segue il crollo di agosto (-4,3% m/m) e che non basta a salvare il trimestre, chiuso a -0,8% rispetto al secondo.

Il rimbalzo c’è, ma il trimestre zavorra la crescita

Il dato mensile riporta la manifattura in territorio positivo dopo un’estate irregolare. Nel terzo trimestre 2025 la produzione resta in ritirata: accumulare un segno più nell’ultimo mese non cancella la frenata di agosto, che ha pesato su automobili, macchinari e beni intermedi.

Ordini: segnale verde, ma ancora timido

Il canale della domanda invia un segnale incoraggiante: gli ordini manifatturieri sono saliti dell’1,1% a settembre, primo incremento dopo quattro mesi. Spiccano auto (+3,2%) ed apparecchiature elettriche (+9,5%), mentre i metalli segnano -19%. Nel confronto trimestrale, però, gli ordini restano -3% rispetto al secondo trimestre.

Pmi: fabbrica in apnea leggera

Il termometro dei direttori acquisti resta sotto 50: in ottobre il Pmi manifatturiero tedesco si ferma a 49,6, poco meglio di settembre. La produzione cresce a ritmo moderato, i nuovi ordini migliorano appena e l’occupazione cala per il 28° mese. Come sintetizza un economista di HCOB: “Il manifatturiero tedesco continua a galleggiare”, frenato da domanda debole e incertezza.

Prezzi alla produzione: l’energia allenta la presa

Sul fronte dei costi, i prezzi alla produzione sono -1,7% annuo a settembre. L’energia costa sensibilmente meno rispetto a un anno fa (gas ed elettricità in calo), con un beneficio sui margini. Restano differenze marcate: beni d’investimento +1,9% a/a, beni di consumo +3,2% a/a, mentre i beni intermedi mostrano prezzi complessivamente in lieve arretramento.

Chi spinge e chi frena

  • Spingono: auto e meccanica elettrica, sostenute da mix di prodotto e investimenti in tecnologie della transizione.
  • Frenano: metalli e filiere collegate, complice la volatilità delle commesse e una domanda estera non ancora robusta.
  • Costruzioni deboli; energia in lieve recupero mensile ma su livelli storicamente compressi.

Il quadro europeo: locomotiva in revisione

Nel confronto continentale la Germania resta l’incognita maggiore: la ripresa dei Paesi del Sud procede più spedita, mentre Berlino e Parigi faticano. L’indice Pmi composito tedesco indica espansione grazie ai servizi, ma la manifattura non è ancora tornata in corsa.

Cosa aspettarsi

Il rimbalzo di settembre riduce i timori immediati, ma non cambia la narrativa. Per una ripartenza più solida serviranno nuovi ordini esteri, minore incertezza su dazi e filiere, investimenti in tecnologie e reti e un sostegno mirato ai comparti energy-intensive. Come recita il Pmi, “domanda debole e incertezza persistente continuano a pesare”: la vera svolta potrebbe arrivare nel 2026. 

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