Rapporto Eurispes, Fara: "Italia al bivio, serve coraggio"

- di: Barbara Bizzarri
 

La dichiarazione con cui il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, apre il Rapporto Italia tratteggia la situazione del Paese, offrendo una lettura di alcuni processi di cambiamento in atto: “I tempi straordinari ai quali facciamo riferimento da alcuni anni nelle nostre analisi, stanno determinando una situazione nella quale l’incertezza e l’instabilità sono diventate una norma, in grado di condizionare ogni nostra possibilità di ulteriore sviluppo. L’Italia è al bivio in riferimento alle scelte culturali, politiche ed economiche da compiere. Serve coraggio. Tra le innumerevoli possibilità di scelta che affollano il nostro orizzonte, vogliamo mettere l’accento su tre possibili vie d’uscita: ritornare alla centralità dell’uomo; ripensare i sistemi avanzati secondo criteri di redistribuzione della ricchezza; collocare l’educazione, insieme all’educazione ai media e alle nuove tecnologie, come elemento portante delle economie in termini di capacità di produzione di ricchezza”.

Rapporto Eurispes, Fara: "Italia al bivio, serve coraggio"

E proprio la ridistribuzione delle risorse è un problema dato che, ormai, poco più di un italiano su quattro riesce a risparmiare (28,3%) mentre il 36,8% attinge ai risparmi per arrivare a fine mese, una scadenza spauracchio per quel 57,4% che arriva a fine mese con difficoltà: bollette (33,1%) e affitto (45,5%) sono un problema per molte famiglie, seguono le rate del mutuo (32,1%) e le spese mediche (28,3%). Questo lo scenario allarmante delineato dal rapporto, secondo il quale i prezzi dei beni di consumo “sono in aumento per l’83% degli italiani”. Inoltre, “la maggior parte degli italiani (55,5%) ritiene che la situazione economica del paese abbia subìto un peggioramento nel corso dell’ultimo anno, per il 18,6% la situazione è rimasta stabile, mentre solo un italiano su dieci (10%) ha indicato segnali di miglioramento. Il 15,6% non sa o non ha voluto fornire alcuna risposta”.

Guardando al futuro, rileva Eurispes, “gli italiani sono invece cauti: per il 33,2% la situazione economica italiana resterà stabile nei prossimi dodici mesi. I pessimisti, che attendono un peggioramento, sono il 31,6%, mentre il 10,8% prospetta un periodo di crescita economica. Un quarto del campione non indica una risposta. Il 40,9% dei cittadini afferma però, che la situazione economica personale negli ultimi 12 mesi è rimasta stabile”. Anche se con diversa intensità, sottolinea il rapporto, “complessivamente il 35,4% degli italiani denuncia un peggioramento della propria condizione economica, mentre il 14,2% riferisce un miglioramento”. In periodi di ristrettezze economiche, la famiglia d’origine si conferma un punto di riferimento a cui chiedere sostegno per il 32,1% degli italiani. Alcuni sono ricorsi al sostegno di amici, colleghi e altri parenti (17,2%); il 16% ha richiesto un prestito in banca, mentre il 13,6% ha dovuto chiedere soldi in prestito a privati (non amici o parenti). Diffusa, inoltre, sottolinea l'Eurispes, "la vendita online di beni e oggetti su canali di compravendita on line, tipo E-Bay, Vinted, aste online e così via (27,5%). Il 15,3% ha dovuto vendere o ha perso beni come la casa o l’attività commerciale/imprenditoriale. Si acquista molto a rate (42,7%), spesso su piattaforme online a interessi zero (21,3%)".

Sul fronte dei pagamenti il 24,8% ammette di aver pagato le bollette con forte ritardo, il 22,1% ha avuto ritardi nel pagamento delle tasse, il 18,5% è stato in ritardo/arretrato con le rate del condominio e il 14,9% ha saldato in ritardo i conti presso commercianti/artigiani. Inoltre, osserva Eurispes, un terzo degli italiani paga in nero alcuni servizi. Il bisogno di risparmiare ha spinto il 33,6% degli italiani infatti a pagare in nero alcuni servizi come ripetizioni, riparazioni, baby sitter, medici, pulizie, il 37,6% ha dovuto rinunciare alla baby sitter e il 24,3% alla badante. Il 14,6% dei rispondenti ha noleggiato abiti e accessori in occasione di feste o cerimonie, e l’11,7% è tornato a vivere in casa con la famiglia d’origine. Le rinunce toccano anche la salute. La necessità di ridurre le spese comporta spesso, oltre alla messa in atto di strategie per risparmiare e ottenere liquidità, anche alla rinuncia a spese importanti di carattere sanitario, in alcuni casi anche essenziali. Poco meno di un italiano su tre ha rinunciato a cure/interventi dentistici (29,5%), a controlli medici periodici/preventivi (28,7%) e a trattamenti/interventi estetici (28%). Il 23,1% ha rinunciato a visite specialistiche per disturbi o patologie specifiche, il 17,3% a terapie/interventi medici e il 15,9% all’acquisto di medicinali.

In tutto ciò, Il lavoro nero è una realtà diffusa: il 40,5% degli intervistati, infatti, dichiara di aver lavorato senza contratto; l’8% sempre o spesso, mentre quasi un terzo (32,5%) una volta o qualche volta. La maggioranza degli intervistati che lavorano attualmente o hanno lavorato in passato (59,5%) afferma di non aver mai lavorato senza contratto. Tra questi, il 38,2% non accetterebbe di farlo, il 21,3%, al contrario, accetterebbe in caso di bisogno. I dati, secondo il rapporto, confermano la diffusione del lavoro nero nel nostro Paese, anche tenendo conto che il fenomeno tende a restare in parte nascosto e potrebbe, dunque, coinvolgere una quota anche superiore di cittadini. L’esperienza di lavorare senza regolare contratto viene riferita con maggiore frequenza della media dagli intervistati con basso titolo di studio: il 55,2% tra chi non ha alcun titolo di studio e il 50,8% tra quanti hanno la licenza elementare. D’altra parte, il fenomeno tocca in maniera consistente anche il 39,3% di chi ha un diploma e il 35,2% di quanti sono laureati. Lavorare senza contratto è capitato con frequenza ai giovanissimi: il 56,8% dei 18-24enni (spesso e qualche volta). A seguire si sono trovati a lavorare in nero il 48,3% dei 35-44enni e il 43,3% dei 25-34enni.

Argomento tasse: ci sono pericoli legati all’adozione del concordato preventivo biennale. Nella radiografia delle dichiarazioni 2022 sui redditi 2021, su 2,42 milioni di autonomi censiti erano ben 1,34 milioni a fermarsi sotto la sufficienza rappresentata dall’8, con il 55,4% che non ha quindi raggiunto la sufficienza Isa (Indice di Affidabilità Fiscale). In questo gruppo il reddito medio dichiarato si ferma a 23.530 euro all’anno, vale a dire il 68,5% in meno dei 74.698 euro dichiarati dai contribuenti 'affidabili'. Circa il 68,8% delle imposte dovute (68,8 euro ogni 100) sfugge alle casse dello Stato, con una sottrazione media al bilancio pubblico, negli ultimi tre anni, pari a 31,2 miliardi l’anno.

Come ricorda poi l'Eurispes, sono invece 111 i soggetti di grandi dimensioni che hanno aderito alla cooperative compliance. Nel 2023, l’Agenzia delle Entrate italiana ha inviato alle controparti straniere ben 273 accordi, rispetto ai 224 dell’anno precedente, a fronte della Germania, che ne ha inviati solo 10, della Francia, che ne ha inviati 16, degli Usa che ne hanno inviati 26 (Ocse). Nel caso di accordo tra Fisco e contribuente, anche dopo post accertamento, non si parla più di compliance ma di istituti deflativi del contenzioso attraverso uno dei molteplici istituti che il nostro Ordinamento giuridico prevede (adesione, conciliazione, etc.). Negli ultimi anni sono stati conclusi con multinazionali estere accordi in adesione (post accertamento) per le seguenti cifre: Apple (318 milioni di euro); Amazon (100 milioni di euro); Gucci/Kering (1,2 miliardi di euro); Google (306 milioni di euro); Facebook (oltre 100 milioni di euro); Netflix (oltre 55 milioni di euro); Airbnb (576 milioni di euro). Infine, ricorda Eurispes, “come Istituto continuiamo a caldeggiare, così come facciamo da vent’anni, l’introduzione del quoziente familiare come sostegno al reddito delle famiglie italiane. Il quoziente familiare, a differenza di quanto avviene oggi in Italia, dove la tassazione ha una base individuale che, a parità di reddito, penalizza le famiglie monoreddito e quelle con figli a carico, favorirebbe una riduzione delle tasse. In sostanza, ribalterebbe il sistema attuale di tassazione, basato sui redditi individuali. Questo sistema avvantaggerebbe le famiglie con figli, diventando così, seppur indirettamente, un incentivo alla natalità. L’imposizione fiscale cadrebbe, quindi, sul reddito medio pro capite, piuttosto che su quello familiare unitario. Introdurre anche in Italia il quoziente familiare secondo il modello francese potrebbe senz’altro comportare per le famiglie un risparmio medio annuo di imposta, che andrebbe ad aumentare al crescere del reddito e del numero dei componenti delle famiglie. I vantaggi sono assicurati dal fatto che le aliquote progressive verrebbero applicate sul reddito medio pro capite (per definizione inferiore) e non sul reddito di ogni componente familiare”.

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