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Fisco 2026: taglia l’Irpef ma accelera pignoramenti e controlli

- di: Marta Giannoni
 
Fisco 2026: taglia l’Irpef ma accelera pignoramenti e controlli
Il nuovo patto (molto meno paziente) tra cittadini e Stato: sconti mirati, ma il cronometro della riscossione corre.

Il 2026 fiscale si apre con un messaggio netto e per certi versi spiazzante:
lo Stato alleggerisce il carico su alcune fasce di reddito, ma stringe con decisione le maglie dei controlli. La Legge di Bilancio 2026, approvata a fine dicembre, ridisegna il rapporto tra contribuenti e fisco combinando sgravi selettivi e procedure di riscossione molto più rapide. Un equilibrio delicato, che promette benefici a chi è in regola e rischi immediati per chi accumula ritardi o sottovaluta gli avvisi.

Il segnale più evidente è la revisione delle aliquote IRPEF. Dal 1° gennaio 2026 la seconda aliquota scende dal 35 al 33 per cento per i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 euro. Una misura pensata per il ceto medio, che porta qualche decina di euro in più in busta paga ai lavoratori dipendenti e riduce l’imposta dovuta per autonomi e professionisti. Non una rivoluzione, ma un intervento mirato che il governo rivendica come sostegno alla capacità di spesa.

Accanto allo sconto fiscale, però, arriva la parte meno rassicurante della riforma. La manovra rafforza in modo significativo i controlli digitali, puntando sull’incrocio automatico dei dati. Diventa strutturale il collegamento tra registratori di cassa telematici e strumenti di pagamento elettronico, come i POS. L’obiettivo è intercettare in tempo reale eventuali discrepanze tra incassi dichiarati e pagamenti tracciati. Per commercianti ed esercenti significa maggiore attenzione operativa e aggiornamenti tecnologici obbligatori, perché l’errore ripetuto può trasformarsi rapidamente in un segnale di rischio.

Il capitolo più delicato riguarda l’IVA. Con la cosiddetta liquidazione “sprint”,
l’Agenzia delle Entrate può determinare l’imposta dovuta utilizzando i dati già disponibili, come fatture elettroniche e corrispettivi. Se il contribuente non risponde agli avvisi entro i termini, l’importo viene iscritto a ruolo in tempi rapidi, con sanzioni che possono arrivare fino al 120 per cento. È una procedura pensata per velocizzare la riscossione, ma che espone a conseguenze pesanti chi trascura la gestione fiscale o rimanda le comunicazioni.

Ancora più incisivo è il nuovo strumento del pignoramento “sprint”. La riscossione può bloccare i pagamenti in arrivo prima che le somme vengano accreditate sul conto del debitore, sfruttando le informazioni della fatturazione elettronica. In pratica, il fisco intercetta il denaro mentre è ancora “in viaggio”. Per imprese e professionisti questo significa una fragilità improvvisa della liquidità, anche a fronte di debiti di importo non elevato.

Particolarmente critico il fronte dei rapporti con la Pubblica Amministrazione. La riforma elimina di fatto le soglie di tolleranza che in passato impedivano il blocco dei pagamenti per debiti minimi. Anche una pendenza modesta può ora tradursi nel congelamento dei compensi. Una scelta che ha sollevato forti perplessità tra le categorie professionali.

«L’abolizione della soglia minima rischia di bloccare i compensi anche per irregolarità di lieve entità», ha avvertito Angelo Domenico Perrini, presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

«Si parla di semplificazione, ma ai professionisti vengono richiesti nuovi adempimenti e nuovi rischi», ha aggiunto.

Parallelamente, l’Agenzia delle Entrate intensifica l’invio di comunicazioni preventive e solleciti bonari, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la compliance fiscale e ridurre il contenzioso. Chi corregge in tempo può limitare danni e sanzioni; chi ignora gli avvisi rischia invece un’accelerazione delle procedure.

Il quadro che emerge è chiaro: il 2026 non è solo l’anno di qualche tassa in meno, ma soprattutto quello di un fisco più veloce e più reattivo. La tecnologia diventa il cuore del sistema di controllo e il tempo di risposta del contribuente è la variabile decisiva.

Per chi ha debiti, la strategia migliore resta una: intervenire subito. Per chi è in regola, la sfida è mantenere processi impeccabili. Perché in un sistema che corre, anche una distrazione può diventare un problema serio.
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