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Fondi europei, Italia a due velocità: tra progetti di successo e risorse inutilizzate

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Fondi europei, Italia a due velocità: tra progetti di successo e risorse inutilizzate

L’Italia continua a essere uno dei principali beneficiari dei fondi europei, ma la gestione delle risorse comunitarie procede a due velocità. Da un lato, città come Milano e Napoli dimostrano che i finanziamenti possono trasformarsi in opportunità concrete per il territorio; dall’altro, persistono criticità che rallentano la spesa e rischiano di far perdere risorse preziose.

Fondi europei, Italia a due velocità: tra progetti di successo e risorse inutilizzate

Nella gestione dei fondi europei, Milano si conferma un modello di efficienza. Il capoluogo lombardo ha avviato 35 progetti strategici con i fondi del Programma Nazionale Metro Plus, 23 dei quali già in fase di realizzazione. Tra gli interventi più rilevanti, spicca il potenziamento della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (BEIC) e la costruzione della "Magnifica Fabbrica" del Teatro alla Scala, destinata a ospitare nuovi laboratori e depositi scenografici nelle aree dismesse di Rubattino.

Anche Napoli ha saputo sfruttare al meglio i finanziamenti europei con iniziative sociali di grande impatto. Il progetto "Mai Più Fame: dall’emergenza all’autonomia", attivo nei quartieri Spagnoli e a Forcella, offre assistenza alimentare e percorsi formativi per l’inclusione lavorativa delle fasce più deboli della popolazione. Un’iniziativa che, oltre al sostegno immediato, punta a garantire una maggiore autonomia economica nel lungo periodo.

Il nodo della spesa: Italia fanalino di coda

Nonostante esempi virtuosi, la capacità di spesa dell’Italia sui fondi europei resta inferiore a quella di altri Paesi europei. Secondo un rapporto della Corte dei Conti, al 2020 l’Italia aveva utilizzato solo il 38% delle risorse assegnate per il ciclo di programmazione 2014-2020, contro il 72% della Polonia e il 65% della Spagna.

Uno dei problemi principali resta la burocrazia: le procedure complesse e i tempi lunghi di approvazione dei progetti spesso scoraggiano enti locali e imprese, rallentando l’accesso ai fondi. A questo si aggiunge una carenza di competenze specifiche nella gestione delle risorse comunitarie e una scarsa sinergia tra le diverse amministrazioni, che penalizza l’efficienza nell’utilizzo dei finanziamenti.

Il rischio di perdere fondi

La difficoltà di spendere le risorse entro le scadenze previste dall’UE potrebbe costare caro all’Italia. Nel ciclo di programmazione 2014-2020, il Paese ha dovuto restituire a Bruxelles circa 5 miliardi di euro di fondi non utilizzati. Un rischio concreto anche per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che impone tempi stretti per l'attuazione dei progetti finanziati con le risorse del Next Generation EU.

Un cambio di passo è necessario
Per evitare di sprecare ulteriori opportunità, serve un cambio di passo nella gestione dei fondi europei. Maggiore semplificazione burocratica, formazione specifica per le amministrazioni locali e un coordinamento più efficace tra enti pubblici e privati potrebbero fare la differenza, trasformando i finanziamenti europei in un reale motore di crescita per il Paese.

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