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Giornalisti senza contratto da dieci anni: la protesta Fnsi contro i fondi alla Fieg

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Giornalisti senza contratto da dieci anni: la protesta Fnsi contro i fondi alla Fieg

Nel giorno della conferenza stampa della presidente del Consiglio, una frase netta e diretta è bastata a riportare al centro una delle questioni più irrisolte del giornalismo italiano. «Giornalisti da 10 anni senza contratto ma alla Fieg finanziamenti milionari»: lo striscione mostrato dalla segretaria generale della Fnsi Alessandra Costante riassume in poche parole una frattura che da tempo attraversa il settore dell’informazione.

Giornalisti senza contratto da dieci anni: la protesta Fnsi contro i fondi alla Fieg

Il gesto è avvenuto nell’aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati, mentre giornalisti e ospiti prendevano posto in vista dell’incontro con la premier Giorgia Meloni, organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della stampa parlamentare. Un contesto istituzionale che ha amplificato il significato della protesta, senza interrompere lo svolgimento dell’evento.

Un messaggio semplice, un nodo complesso
La scelta di uno striscione essenziale, privo di slogan articolati, risponde a una strategia precisa: rendere immediatamente comprensibile il messaggio. Da un lato, una categoria che da oltre dieci anni attende il rinnovo del contratto nazionale; dall’altro, un sistema editoriale che continua a beneficiare di finanziamenti pubblici. La contrapposizione evocata dalla Fnsi punta a riaprire un dibattito che ciclicamente riaffiora, ma che raramente trova soluzioni strutturali.

Il contratto fermo e la questione del lavoro
Il contratto nazionale dei giornalisti rappresenta da tempo uno dei principali terreni di scontro tra rappresentanza sindacale ed editori. Il mancato rinnovo ha contribuito, secondo la Fnsi, a un progressivo indebolimento delle tutele, soprattutto per le fasce più giovani e precarie della professione. Un problema che si inserisce in un quadro più ampio di trasformazione del lavoro giornalistico, segnato da digitalizzazione, riduzione degli organici e crescente ricorso a collaborazioni esterne.

I fondi pubblici e il ruolo degli editori
Nel mirino della protesta c’è la Fieg, destinataria di risorse pubbliche nell’ambito delle politiche di sostegno all’editoria. Per la Fnsi, il punto non è solo l’esistenza dei finanziamenti, ma il rapporto tra questi fondi e le condizioni contrattuali di chi lavora nelle redazioni. Un tema che tocca il delicato equilibrio tra interesse pubblico all’informazione e sostenibilità economica delle imprese editoriali.

Un segnale nel cuore delle istituzioni
La scelta del luogo non è casuale. Portare la protesta all’interno di un’aula parlamentare, in occasione di un appuntamento istituzionale di rilievo, significa collocare la questione del lavoro giornalistico nel cuore del confronto pubblico. Senza toni plateali, il gesto mira a ricordare che il tema dell’informazione non riguarda solo l’economia del settore, ma anche la qualità della democrazia.

Un dibattito che resta aperto
La distanza tra risorse destinate all’editoria e diritti contrattuali dei giornalisti continua a rappresentare uno dei nodi più sensibili del sistema informativo italiano. La protesta della Fnsi riporta l’attenzione su una contraddizione che accompagna da anni il settore e che si intreccia con le sfide poste dall’evoluzione tecnologica e dal calo delle vendite tradizionali.
Più che una contestazione episodica, lo striscione esposto alla Camera riassume una domanda che resta senza risposta: quale modello di informazione pubblica vuole sostenere il Paese e a quali condizioni di lavoro per chi l’informazione la produce ogni giorno.

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