Finisce l’era delle grandi “blue box” fuori città. Ikea ridisegna la propria strategia globale puntando su punti vendita più compatti, urbani e integrati con l’e-commerce. Dalla Cina all’Europa, fino all’Italia, il colosso svedese dell’arredamento prepara una nuova fase di crescita fondata su prossimità, omnicanalità ed efficienza operativa.
Ikea cambia pelle: addio ai maxi-store, avanti con negozi piccoli e flessibili
Per decenni il modello Ikea è stato uno solo: grandi scatole blu ai margini delle città, migliaia di metri quadrati, percorsi obbligati e carrelli pieni. Oggi quel paradigma mostra i suoi limiti. La trasformazione dei consumi, la pressione sui costi e l’evoluzione dell’e-commerce stanno spingendo Ikea a rivedere radicalmente la propria presenza fisica nei mercati chiave.
La svolta non è improvvisa, ma ora diventa evidente: meno metri quadrati, più flessibilità, maggiore vicinanza ai clienti.
L’Italia come laboratorio del nuovo modello
Il cambiamento è già visibile in Italia. Negli ultimi due anni le nuove aperture non hanno riguardato i tradizionali maxi-store, ma formati ridotti e più specializzati. È il caso dell’XS Store di Roma Fiumicino, con una superficie di circa 9 mila metri quadrati, e soprattutto dei Plan and order point (Paop), spazi dedicati alla progettazione e all’acquisto di soluzioni d’arredo, collocati in aree urbane o semicentrali.
Nel corso dell’attuale esercizio fiscale, avviato lo scorso 1° settembre, Ikea ha inaugurato Paop a Latina, Varese e Lecco. A questi si aggiungeranno Novara entro fine gennaio e, secondo le anticipazioni della stampa locale, Ravenna nei mesi successivi. Un’espansione mirata, che intercetta bacini di utenza finora meno presidiati dal marchio.
La Cina segna il punto di svolta
Il segnale più forte arriva però dalla Cina. Secondo quanto riportato da Bloomberg, Ikea chiuderà dal prossimo febbraio sette grandi store tradizionali in città come Shanghai, Guangzhou e Tianjin. Una decisione che riflette un contesto complesso: crisi del mercato immobiliare, rallentamento dei consumi e concorrenza sempre più aggressiva dei player online low cost.
Alle chiusure farà però da contraltare l’apertura, nei prossimi due anni, di una decina di negozi di piccolo formato a Pechino e Shenzhen. Non solo. Ikea ha stretto una partnership con il colosso dell’e-commerce JD.com, per garantire consegne rapide in sette grandi città cinesi. La Cina resta così uno dei primi dieci mercati del gruppo, con una rete che continuerà a contare oltre trenta presidi tra fisici e digitali.
Il nuovo format “Lada”
Alla base di questa trasformazione c’è il nuovo concept denominato Lada – “fienile” in svedese – già testato con successo nel Regno Unito, in Polonia e negli Stati Uniti (Texas). Si tratta di negozi con superfici comprese tra 2.000 e 10.000 metri quadrati, pensati per essere aperti rapidamente in edifici esistenti e adattati alle esigenze locali.
Il format sembra aver superato la fase sperimentale e ora è pronto per essere replicato su scala più ampia, soprattutto in mercati maturi o complessi, dove il modello tradizionale mostra segni di affaticamento.
Francia e India seguono la stessa direzione
Anche in Francia la strategia è ormai esplicita. Johan Laurell, numero uno di Ikea France, ha annunciato l’intenzione di aprire nel 2026 nuovi formati destinati a città di media grandezza, tra i 100 e i 200 mila abitanti, oltre che a centri urbani e poli commerciali periferici. L’obiettivo è chiaro: accelerare lo sviluppo con negozi compatti, veloci da realizzare e immediatamente operativi.
In India, dove Ikea ha avviato le operazioni retail nel 2018, il gruppo sta già adottando un modello ancora più essenziale, con punti vendita di circa 1.000 metri quadrati nelle città di dimensioni medie. Qui la parola chiave è efficienza: controllo dei costi, logistica snella e integrazione con il digitale.
Meno margini, più presenza
La riorganizzazione della rete avviene in un contesto finanziario non semplice. Nell’esercizio 2024-2025 Ikea ha registrato un calo del 26% dell’utile operativo, sceso a 1,7 miliardi di euro, anche a causa della scelta di tagliare prezzi e margini per stimolare la domanda. Nonostante questo, nel 2025 il gruppo ha inaugurato circa sessanta nuovi punti vendita nel mondo.
Tra le aperture simbolo figurano il negozio di Oxford Street a Londra, il nuovo store di Delhi e una grande struttura multifunzionale nel centro di Shanghai, uno dei maggiori investimenti mai realizzati dal gruppo in Cina.
Omnicanalità al posto dei metri quadrati
Il filo rosso che lega tutte queste scelte è l’omnicanalità. Ikea non rinuncia ai negozi fisici, ma li ripensa come nodi di una rete più ampia, in cui progettazione, acquisto online, consegna e assistenza convivono in modo integrato. Il negozio non è più solo un luogo di esposizione, ma un punto di contatto, consulenza e servizio.
La fine dell’era dei maxi-store non significa dunque una ritirata, ma un cambio di paradigma. Ikea scommette su una presenza più diffusa, meno ingombrante e più adattabile ai contesti locali.
Una trasformazione strutturale
Il passaggio dai grandi magazzini ai formati compatti racconta una trasformazione più ampia del retail globale. I consumatori chiedono prossimità, velocità e personalizzazione. I grandi spazi monolitici, nati per un’epoca di acquisti programmati e spostamenti in auto, lasciano il passo a modelli più agili.
Per Ikea è una sfida cruciale: mantenere la forza del marchio e l’efficienza industriale, riducendo al tempo stesso rigidità e costi. La partita si gioca ora, tra città, quartieri e piattaforme digitali. E il risultato dirà se la blue box resterà un’icona del passato o solo una delle tante forme che il colosso svedese ha saputo reinventare.