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Le microimprese e la povertà energetica: un problema ignorato, aiuti solo alle grandi

- di: Matteo Borrelli
 
Le microimprese e la povertà energetica: un problema ignorato, aiuti solo alle grandi
Nel panorama economico italiano, le microimprese rappresentano la stragrande maggioranza delle attività economiche, impiegando circa il 42% della forza lavoro non pubblica. Tuttavia, questi piccoli attori economici stanno affrontando una sfida sempre più gravosa: il costo dell’energia. Secondo uno studio dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre, nel primo semestre del 2024 le microimprese hanno pagato per l’energia elettrica il 165% in più rispetto alle grandi aziende. Una disparità che non si riscontra solo in Italia, ma che ha nel nostro paese una delle espressioni più accentuate.

Bollette energetiche da record
L’analisi della CGIA evidenzia come il costo dell’energia per le microimprese italiane abbia raggiunto i 348,3 euro per megawattora (MWh), mentre le grandi imprese con consumi elevati hanno pagato “solo” 131,6 euro per MWh. Questo fenomeno colloca l’Italia al primo posto nell’Eurozona per il costo dell’energia destinata alle microimprese, con un valore superiore del 18,5% rispetto alla media degli altri venti paesi monitorati da Eurostat.
Tra i paesi concorrenti dell’Italia, il costo dell’energia per le piccole imprese è più alto del 5,8% rispetto alla Germania, del 38% rispetto alla Francia e del 43,2% rispetto alla Spagna. Nonostante il divario sia un problema diffuso in tutta Europa, in Italia il peso economico delle microimprese è particolarmente significativo, rendendo l’impatto di queste disparità ancora più critico.

Perché le piccole imprese pagano di più?
Uno dei principali fattori che hanno aumentato il divario di prezzo tra piccole e grandi aziende è la riforma degli energivori entrata in vigore nel 2018. Questa normativa ha introdotto agevolazioni per le grandi industrie, riducendo significativamente la loro quota di tasse e oneri legati all’energia elettrica. Di conseguenza, il peso di queste spese è stato redistribuito tra le piccole realtà imprenditoriali, aggravando ulteriormente la situazione delle microimprese.
Anche la struttura del mercato dell’energia gioca un ruolo determinante. Nel mercato libero, infatti, le offerte commerciali possono riguardare solo la componente energetica, mentre le voci di spesa come i costi di trasporto e gli oneri di sistema sono fissati dall’Autorità per l’Energia e non possono essere negoziati. In Italia, questi oneri incidono per il 18,4% sul costo finale dell’energia per le microimprese, contro il 14,7% della Germania, l’8,5% della Spagna e il 3,5% della Francia.

I segnali di una crisi in crescita
Nel 2024 il prezzo dell’energia e del gas aveva registrato un calo rispetto all’anno precedente (-14,6% per l’energia elettrica e -13,8% per il gas), ma a partire dagli ultimi mesi dell’anno i costi hanno ripreso a salire. Nei primi 25 giorni del 2025 il prezzo medio del gas naturale ha raggiunto i 54 euro per MWh (+93% rispetto allo stesso periodo del 2024), mentre l’energia elettrica ha toccato i 152 euro per MWh (+73%). Sebbene questi valori siano ancora lontani dai picchi del 2022, la tendenza al rialzo è preoccupante.

Povertà energetica: oltre cinque milioni di italiani a rischio
Accanto alle difficoltà delle microimprese, l’Italia si trova a dover affrontare un altro problema drammatico: la povertà energetica. Secondo l’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2023 circa 2,4 milioni di famiglie italiane, per un totale di 5,3 milioni di persone, vivevano in condizioni di difficoltà nell’accesso ai servizi energetici essenziali. Le situazioni più critiche si registrano nel Sud Italia, con Calabria (19,1%), Basilicata (17,8%), Molise (17,6%) e Puglia (17,4%) tra le regioni più colpite.
La povertà energetica colpisce soprattutto famiglie numerose con bassi redditi, spesso residenti in abitazioni fatiscenti e scarsamente isolate termicamente. Il profilo tipico del capofamiglia in questa condizione è un disoccupato, un pensionato solo o un lavoratore autonomo con reddito instabile.

Quali soluzioni per il futuro?
Di fronte a questa crisi, servono misure immediate per riequilibrare il costo dell’energia tra piccole e grandi imprese. Alcune soluzioni potrebbero includere:
Revisione delle tariffe: rivedere la struttura degli oneri di sistema per distribuire in modo più equo i costi dell’energia.
Incentivi per l’efficienza energetica: supportare le microimprese con agevolazioni fiscali per l’adozione di tecnologie a basso consumo.
Maggiori controlli sul mercato: garantire che le politiche energetiche non favoriscano esclusivamente le grandi aziende.
Sostegno alle famiglie in difficoltà: ampliare il bonus energia per includere più famiglie in povertà energetica e promuovere politiche di edilizia sostenibile.
Secondo la CGIA, “se non si interviene rapidamente, il rischio è che molte piccole attività chiudano, lasciando spazio solo ai grandi gruppi industriali”. Un monito che non può essere ignorato dalle istituzioni.

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