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Intervista a Massimo Dal Checco, Presidente Gruppo Ict e Servizi imprese di Assolombarda

Dottor Dal Checco, lei è presidente del Gruppo ICT e Servizi alle imprese di Assolombarda. Quali sono i numeri del Gruppo e quali i cardini della sua azione e dei suoi obiettivi?
Il Gruppo ICT e servizi alle imprese di Assolombarda è uno dei più rappresentativi. Conta, infatti, 1.565 imprese, per un totale di 88.647 dipendenti nel territorio di Milano, Monza e Brianza e Lodi. Il Gruppo svolge attività di rappresentanza nei confronti di istituzioni e degli stakeholder del territorio, in connessione con le altre componenti del Sistema, al fine di colmare il digital divide dell’Italia con il resto d’Europa. E, in questa direzione, abbiamo focalizzato le nostre attività per promuovere la cultura digitale delle imprese, in particolare le PMI manifatturiere, accompagnando la loro evoluzione verso Industria 4.0. 

A che punto siamo oggi nel ‘digital divide’ rispetto agli altri grandi Paese dell’Unione europea? Quali risultati sta dando, da questo punto di vista, il progetto Industria 4.0 a livello di piccole e medie imprese?
I numeri non mentono. L’Italia si classifica al 25° posto su 28 Paesi Ue nel Digital Economy and Society Index 2017 della Commissione europea, a suggerire un gap evidente in termini di evoluzione verso una società digitale e verso il 4.0 ancora lenta rispetto alla media europea. Nonostante questo, le imprese italiane hanno una buona dotazione infrastrutturale. Basti pensare che nel 2017 il 96% delle imprese con almeno 10 addetti utilizzava connessioni in banda larga fissa o mobile. Si procede però a rilento nel confronto europeo per via di una cultura digitale poco sviluppata. A livello italiano, per esempio, solo il 16% delle imprese con almeno 10 addetti ha figure specializzate nell’ICT (24% in Lombardia). Riguardo a Industria 4.0, pensiamo abbia aiutato fortemente le piccole imprese nell’adozione di macchinari avanzati e interconnessi. Il punto è che questo non è sufficiente: il piano prevede anche incentivi alla formazione del personale, partiti più tardi e con difficoltà, e ora la legge di bilancio introduce i voucher per i manager dell’innovazione digitale. Bisogna aiutare a diffondere la concezione che il 4.0 si raggiunge attraverso asset fisici, capitale umano e adeguata struttura organizzativa. Lavorare solo su una delle dimensioni è limitativo.

Assolombarda si è molto impegnata nella diffusione della digitalizzazione. Come si esprime in concreto questa azione, quali le iniziative a favore delle imprese?
Assolombarda ha promosso la diffusione della digitalizzazione attraverso diverse iniziative nel corso degli ultimi anni. A cominciare dall’idea progettuale per la riqualificazione dell’area Expo, che Assolombarda ha presentato nel 2013 proprio su proposta del Gruppo ICT e servizi alle imprese. Inoltre, il Gruppo è impegnato nello sviluppo della società digitale, promuovendo ad esempio il progetto sperimentale di Alternanza Scuola-Lavoro tra licei e imprese TLC per lo sviluppo di digital skills negli studenti. E, insieme al Gruppo Meccatronici di Assolombarda, ha progettato e definito in collaborazione con la Fondazione ITS Rizzoli il corso “Tecnico Superiore di tecnologie digitali per l’industria”, che formerà una nuova figura professionale con competenze ICT unite in modo integrato a competenze di meccatronica.

Quali sono le priorità di un programma del rilancio della competitività del sistema produttivo italiano? Quali provvedimenti specifici il Governo dovrebbe prendere sulla scia di Industria 4.0?
Non vanno depotenziati strumenti che hanno avuto un impatto positivo come Industria 4.0. Per le imprese, infatti, è necessario proseguire sulla strada della digitalizzazione e dell’automazione attraverso provvedimenti finalizzati a favorire gli investimenti in ricerca e innovazione. Tra tali misure rivestono particolare importanza super e iper ammortamento, che attualmente sono incentivi temporanei, oltre che il credito d’imposta per ricerca e sviluppo. Senza dimenticare il credito d’imposta Formazione 4.0., in quanto la nuova digitalizzazione mette al centro il capitale umano e quindi l’inclusione dei giovani nel mondo produttivo.

Alcuni esperti ritengono che, a causa di un inadeguato livello di digitalizzazione, sia destinato a ‘morire’ il 20% delle attuali imprese italiane. La ritiene una percentuale realistica? Ci sono specifiche filiere in cui la digitalizzazione delle imprese è più in ritardo?
Certamente il digitale ha contribuito ad accelerare notevolmente i processi di sostituzione delle imprese sui mercati. Spesso si porta a esempio il fatto che le imprese top50 a livello globale di 20-30 anni fa sono state in buona parte soppiantate da nuovi player nati grazie all’economia digitale. In ogni caso, se pensiamo a quanto il digitale può fare per la qualità, la personalizzazione ed in generale per l’efficienza dei processi (produttivi e non), è chiaro che tutte le imprese ne sono impattate e chi sa intercettare meglio l’opportunità può guadagnare un notevole vantaggio competitivo. Da questo punto di vista, un’analisi del centro studi di Confindustria ha individuato nell’alimentare e nel tessile due ambiti che hanno colto meno di altri l’opportunità degli investimenti nell’impresa 4.0. È significativo che si tratti di due ambiti di eccellenza per il sistema Italia, ed è a mio avviso fondamentale che l’occasione non vada persa in questi settori.

Innovazione significa anche capitale umano adeguatamente formato. Qui si pone la questione del rapporto con il mondo dell’Università. Si sono fatti passi in avanti su questo fronte negli ultimi anni?
Le imprese, per poter implementare i processi di digitalizzazione e di innovazione dei paradigmi produttivi in ottica 4.0, necessitano di nuove professionalità. Da questo punto di vista la collaborazione con il sistema universitario, attiva già da tempo sul territorio, ha avuto un’accelerazione positiva. Nel 2016 Assolombarda ha sottoscritto un accordo quadro con gli atenei del territorio milanese (più l’Università degli Studi di Pavia) per rafforzare gli ambiti di collaborazione sullo sviluppo del capitale umano. Si stanno quindi attivando diversi percorsi di partnership didattica che interessano tutta l’offerta accademica, dalle lauree triennali fino ai dottorati di ricerca industriali. La strada è ancora lunga, ma questi primi risultati sono sicuramente incoraggianti. Inoltre, con la Regione abbiamo avviato da tempo un’importante interlocuzione sul tema ITS, i percorsi post-diploma che formano tecnici superiori delle nuove tecnologie 4.0. Regione Lombardia ha realizzato un forte investimento di risorse su tali percorsi che rispondono pienamente alle attese di professionalità delle imprese, tanto che il placement dei loro studenti è superiore all’80%.

Lei ha affermato in varie occasioni che la digitalizzazione delle imprese comporta il ‘back reshoring’, ossia la rilocalizzazione di produzioni che erano state portate all’estero, con conseguente impatto positivo anche sull’occupazione. Può spiegare perché digitalizzazione e ‘back reshoring’ sono legate?
Il reshoring tecnologico è una reale possibilità, ed è sempre più compito dei territori creare le condizioni per favorire un rientro di attività delocalizzate. In linea generale, man mano che le produzioni si spostano verso prodotti e servizi a maggior valore aggiunto, il peso dei territori in cui la forza lavoro è disponibile a costi contenuti è destinato fisiologicamente ad alleggerirsi. Teniamo conto che l’intero programma “Industrie 4.0” tedesco è stato sviluppato con l’obiettivo strategico dichiarato di rispondere alla produzione di massa, specialmente cinese. Non è un caso che la stessa Cina stia cercando un riposizionamento verso un livello tecnologico più elevato, con il programma Made in China 2025.

Siamo entrati in una fase di particolare accelerazione e spinta innovativa dell’economia, caratterizzata appunto dalla sua digitalizzazione. Un ‘nuovo mondo’ che cambia molti parametri. L’impressione è che buona parte del sistema normativo italiano non sia adeguata a questo ‘nuovo mondo’. È così? Ritiene che le Istituzioni e le forze sociali del Paese siano adeguatamente consapevoli delle trasformazioni in atto?
Certamente il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore è in forte evoluzione. In linea generale ci si sposta sempre più verso la responsabilizzazione e l’autonomia, le capacità soft e trasversali diventano centrali. In questi contesti è chiaro che concetti quali il più classico “orario di lavoro” vengono messi in crisi. Non è detto che il contesto di regole sia interamente da cambiare: grossi passi avanti, ad esempio sulla detassazione dei premi e sullo stesso smart working, sono stati fatti. Si tratta di proseguire lungo una strada di innovazione. Diversi attori sociali, anche fra i sindacati dei lavoratori, hanno ben chiaro che gli scenari che si vanno dipingendo sono interessanti. Basti pensare a quanto si sta facendo in tema di welfare aziendale.

Ci può parlare in maniera più specifica del Desk Industria 4.0 di Assolombarda?
Il Desk Industria 4.0 di Assolombarda è un modello di assistenza alle imprese associate che si sta confermando molto apprezzato. Dal suo avvio, avvenuto a inizio 2017, ha avuto la possibilità di fornire assistenza in oltre 500 progetti di innovazione digitale delle nostre imprese. Di particolare importanza è il fatto che al servizio si rivolgono anche grandi imprese strutturate, il che significa che Assolombarda è riuscita a garantire qualità e distintività della sua proposta. I nostri ingegneri sono a disposizione di tutte le imprese interessate ad approfondire e valutare i propri progetti 4.0.

Se pensa a come sarà il mondo italiano delle imprese tra 10 anni, come lo immagina? Cosa si augura?
Il mercato italiano è caratterizzato da piccole e medie imprese che per storia sono molto reattive ai cambiamenti del mercato. Confido nel fatto che recuperino velocemente il terreno perso nell’ambito della digitalizzazione. Immagino un mondo italiano delle imprese connesse digitalmente in filiere, a livello internazionale.

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