Natali (Assonext): "Ddl Capitali, siamo sulla strada giusta"

- di: Redazione
 
Quando si parla di società quotate e di quelle che guardano al mercato azionario con una attenzione nuova e migliore, si entra in un campo in cui Giovanni Natali, Presidente di Assonext (oltre che Ad e Dg di 4Aim Sicaf), si muove da anni con grandi risultati. Perché oramai Assonext è il punto di riferimento di tutto il mondo, dalle imprese ai professionisti, che ruota intorno al mercato Euronext Growth Milan, gestito da Borsa Italiana. A lui Italia Informa ha chiesto un giudizio sul Ddl Capitali, con il quale il Governo ha deciso, con l’obiettivo di razionalizzarlo, di imprimere una forte accelerazione al settore.

Natali (Assonext): "Ddl Capitali, siamo sulla strada giusta"

Natali, prima domanda a bruciapelo: ci dica due cose che le piacciono e una che non le piace del DDL Capitali proposto dal Governo.
Le due cose che mi piacciono di più sono: la possibilità di redigere il bilancio con i principi IFRS concessa anche alle società quotate su MTF (e EGM lo è), questo consentirà agli emittenti quotati su EMG di presentarsi agli investitori con uno standard internazionale. Oggi, spesso, le PMI quotate sull’ex AIM, riclassificano i bilanci “così come sarebbero stati se fossero stati redatti IFRS”, il che è molto complicato da far capire ad un investitore inglese o tedesco. La seconda piccola rivoluzione riguarda la decorrenza dei termini di Consob per l’approvazione dei Prospetti Informativi che non decorrono più dalla “Completezza dell’Informazione” (che arrivava in media dopo 8 mesi) ma dalla data di presentazione del Prospetto.
La cosa che invece non mi piace, nel modo più assoluto, è l’ennesimo rimaneggiamento della normativa sugli emittenti ad azionariato diffuso, era auspicabile un’abrogazione tout court dell’intera disciplina in materia, inutile e totalmente anacronistica.

Lei, citandola, ha detto che: ‘’Un imprenditore che pensa alla crescita si patrimonializza, allarga la governance aziendale a soggetti esterni alla famiglia, sa che dal confronto con una pluralità di investitori la sua cultura economico-aziendale può solo aumentare, a vantaggio di tutti, anche del Conto Economico”. Ma cosa ancora è ostativo di un rapporto proficuo tra imprenditori e investitori?
Spesso imprenditori e finanza parlano due lingue diverse, gli uni puntano al lungo periodo (e spesso sopravvalutano il reale valore delle aziende) mentre gli altri vorrebbero risultati immediati (e spesso trasudano arroganza non giustificata). Ma poi, alla fine, un punto d’incontro si trova sempre.

Basta col dire ‘piccolo è bello’, perché ‘piccolo è solo piccolo’. E’ un concetto che lei ha anche ripetuto di recente e che sembra essere il suo personale ‘’manifesto’’ quando si parla di Pmi quotate o da accompagnare alla quotazione. E’ tanto difficile scardinare alcuni retaggi culturali che incombono ancora sugli imprenditori che sembrano quasi spaventati dalla quotazione?
Il nanismo delle aziende italiane è sotto gli occhi di tutti. Spesso idee geniali non hanno gli sviluppi che meriterebbero perché in azienda comanda, di fatto, una persona sola, tutti i membri del Cda hanno lo stesso cognome e sono, letteralmente, ossessionati dal “controllo” azionario non capendo che sarebbe meglio avere una fetta più piccola di una torta più grande.

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