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Rigamonti, l'ad Claudio Palladi: "Tradizione e storia le nostre radici"

 
Rigamonti è un’azienda di eccellenza nel capo del ‘Food&Beverage’. Dei suoi successi negli ultimi anni, delle strategie imprenditoriale per una nuova fase di crescita e degli effetti del Covid-19 abbiamo parlato con l’Amministratore delegato Claudio Palladi.

A soli 5 anni dalla ristrutturazione, dopo l’acquisto da parte di Jbs (Società brasiliana con sede a San Paolo e il più grande produttore al mondo di carne), Rigamonti ha saputo superare la crisi, raggiungendo una solida situazione patrimoniale, mantenendo la connotazione italiana (lei, in qualità di Ad, ne è la dimostrazione) e un forte radicamento nel territorio. Oggi Rigamonti, con 137 milioni di euro di fatturato nel 2019 (+5,2% sul 2018), è leader mondiale nella produzione di bresaola. Un’impresa che ha saputo portare la bresaola della Valtellina Igp sui mercati di tutto il mondo - dagli Emirati Arabi alla Svizzera al Regno Unito - con una distribuzione che copre 23 Paesi. Quali sono state le linee essenziali di una ristrutturazione attuata con successo?
"Un ruolo chiave l’ha avuto certamente JBS, che ha creduto in un’azienda italiana, lasciandole una totale autonomia nel management, ma al contempo le ha permesso di poter avere ossigeno e capacità di programmazione di medio e lungo periodo, grazie a una serie di investimenti significativi. Abbiamo pianificato attentamente gli step e gli investimenti, puntato su diversificazione e innovazione di prodotto, attuato scelte ben precise sulla qualità e sulla selezione dei fornitori, programmato nel lungo periodo ampliamenti degli spazi, mantenuto un dialogo costante con i sindacati. Il resto lo ha fatto anche il mercato della bresaola, che fino al lockdown, è stato caratterizzato da un periodo d’oro, in costante crescita, con medie del +3% l’anno".

La vostra fama è di essere “gli specialisti della bresaola”, grazie a quel sapere che è stato affinato nel corso degli anni. Lei ha tuttavia dichiarato che “si guarda anche all’ampliamento della produzione. L’obiettivo di medio periodo è quello di allargare la nostra produzione di affettati: l’intenzione è quella di realizzare un ampliamento di 6-7mila metri quadri restando vicino alle attuali sedi”. In quest’ottica avete acquisito, nell’ottobre 2019, il controllo di ‘Salumi Brianza’, per sviluppare l’alta gamma e il biologico. Ci può parlare della strategicità di questa acquisizione? Ci saranno nel medio periodo ulteriori acquisti?

"L’acquisizione di Brianza Salumi è solo il primo tassello di un percorso intrapreso da Rigamonti per presidiare l’intero segmento benessere. Ci è sembrata un buon punto di partenza per il suo know how nei segmenti cotti, arrosto e biologico. Riteniamo senz’altro che nel medio o lungo periodo potranno esserci acquisizioni o altri investimenti orientati in questa direzione".

Qual è stato e qual è l’impatto dell’emergenza sanitaria da Covid-19? Che contraccolpi ha avuto sulla vostra attività, in particolare sulle vostre filiere commerciali nel mondo, e come vi siete organizzati per affrontarli?
"La prima preoccupazione è stata garantire la sicurezza dei lavoratori, sulla quale ci siamo mossi subito con misure ad hoc, per continuare la produzione. Per quanto riguarda i contraccolpi sull’attività, dopo l’ottima chiusura del 2019 e un febbraio a +7%, a marzo abbiamo iniziato a vedere un azzeramento della crescita. Il bimestre aprile-maggio è stato il più duro, con una perdita di volumi di circa il 30%, dovuta soprattutto all’azzeramento dei consumi fuori casa. All’estero il rallentamento delle vendite si è sentito soprattutto nei Paesi che hanno adottato provvedimenti simili a quelli italiani. Nei supermercati la perdita è stata minore ma tangibile, per via delle mutate abitudini di consumo: c’è stata una contrazione del banco, mentre il confezionato ha tenuto. Da giugno abbiamo notato una ripresa dei volumi e il mese si è chiuso leggermente sotto i volumi del 2019. E’ chiaro che non si potrà tornare velocemente ai vecchi trend di consumo, che crescevano di oltre il 3% l’anno. Ma già nel secondo semestre ci aspettiamo una ripresa. Non sarà un anno semplice ma lo stiamo vivendo senza problemi di liquidità, grazie a quanto accantonato in precedenza".

Collegandoci alla domanda precedente, pensa che l’emergenza sanitaria rallenterà gli investimenti che avete previsto per allargare la produzione?

"Sicuramente li ha rallentati per tre mesi. Ma già da metà giugno stiamo riprendendo i progetti e stiamo accelerando per recuperare il tempo perso. Ci occupiamo del presente, ma la nostra visione rimane di lungo periodo".

I vostri prodotti sono famosi per la qualità. Siete stati e siete una fucina di idee in cui avete sperimentato metodi e ricette per arrivare ad essere leader di mercato. In tale quadro, qual è il concetto che Rigamonti ha della qualità?
"Certificare la qualità della carne e le filiere per noi è fondamentale. Faccio due esempi. Il primo è bresaola 100% italiana, realizzato in collaborazione con Coldiretti: una filiera solo a base di materia prima italiana, certificata dal CSQA e che ha come obiettivo utilizzare al massimo la quantità di materia prima disponibile nel nostro Paese. Poi c’è la certificazione dell’allevato al pascolo e all’aperto per la nostra Bresaola della Valtellina IGP, che proviene solo da animali alimentati esclusivamente con erba per almeno 18 mesi. Entrambe le certificazioni sono garantite dal CSQA, che, attraverso continue verifiche ispettive, e seguendo i più rigidi parametri qualitativi e igienico-sanitari, assicura standard di assoluta eccellenza".

Collegandoci alla domanda precedente, come selezionate i vostri fornitori, visto che le vaschette di Bresaola della Valtellina I.g.p. Rigamonti racchiudono l’eccellenza delle migliori carni bovine selezionate in Europa e Sud America?
"Se la qualità è fondamentale, è altrettanto fondamentale che i fornitori siano eccellenti. Sul SudAmerica ogni anno selezioniamo rigorosamente i nostri fornitori da una ristretta rosa di aziende autorizzate ad esportare in Ue e in Italia dalle autorità europee. Aziende che visitiamo personalmente e su cui facciamo ogni anno controlli con i nostri ispettori qualità e con enti terzi come il CSQA, il più autorevole in fatto di certificazione".

L’elevata qualità dei vostri prodotti è garantita dall’impiego in tutti i processi di lavorazione di avanzate tecnologie automatizzate, sistemi di controllo e verifica e camere bianche per il confezionamento delle fette in vaschetta. Metodi e procedimenti per garantire la sicurezza alimentare e la totale genuinità delle bresaole. In questo contesto, quale nuove sfide apre nel vostro settore la digitalizzazione sempre più spinta?
"Da ormai qualche anno abbiamo deciso di abbracciare la digital transformation, digitalizzando alcuni processi industriali e scegliendo la strada dell’innovazione. L’azienda oggi si avvale già di impianti tecnologicamente all’avanguardia e il personale è stato preparato a quest’obiettivo.
Nel futuro punteremo in maniera sempre più importante sull’industria 4.0. Siamo convinti che la disponibilità di dati in real-time sarà la vera leva competitiva delle aziende manifatturiere per migliorare i processi e rendere il business più redditizio".

Nel gennaio scorso, al ‘Marca’ di Bologna, avete presentato una nuova linea di arrosti, “I Grandi Arrosti” e - per la prima volta, dopo la recente acquisizione di Brianza Salumi - con i prodotti a marchio GranBrianza. Può farci il punto su questi nuovi prodotti e su quale gradimento vi attendete dal pubblico?
"A causa dell'emergenza Covid-19 abbiamo dovuto posticipare la partenza della linea i Grandi Arrosti a fine maggio. Nonostante ciò la nuova linea è stata accolta favorevolmente dai nostri clienti. Le vendite stanno andando piuttosto bene, anche se è presto per tracciare un trend del prodotto. C’è da dire che in generale questo segmento negli ultimi anni ha avuto livelli di crescita importanti (+6,5% nel 2019 sul peso imposto in distribuzione moderna) e nonostante il calo dei consumi fuori casa la categoria ha tenuto bene nelle vendite in distribuzione moderna".

Quella di Rigamonti è una storia imprenditoriale di successo lunga più di un secolo. Un’avventura iniziata nel 1913 nel centro storico di Sondrio. Quale forza ha l’imprinting di quegli inizi nella Rigamonti del XXI secolo?
"La tradizione e la storia continuano a contare moltissimo per la nostra azienda. Sono le nostre radici. La Bresaola è senz’altro un prodotto in linea con i ritmi di vita moderni ma deve la sua fortuna a due aspetti profondamente radicati nella storia. Il primo è la lavorazione, frutto di una ricetta di tradizione secolare e di rituali tramandati di padre in figlio. Il secondo è l’intuizione, geniale, dei fratelli Giovanni ed Emilio Rigamonti di andare a selezionare le carni migliori in Sudamerica. Una scelta che ha portato la bresaola a standard elevatissimi di qualità e magrezza, con quantitativi che ne hanno permesso la diffusione nazionale e il boom degli ultimi anni. Senza questa non sarebbero nati la Bresaola della Valtellina IGP e le tante aziende che oggi assicurano indotto a questa Valle".
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