Istat, i figli prima causa di impoverimento: a maggio previsti Stati Generali sulla natalità

- di: Barbara Bizzarri
 

Si ha un bel dire sul declino della popolazione e su tutte le misure per invitare gli italiani a moltiplicarsi, ma la dura verità, che è pure un segreto di Pulcinella, è che fare figli e mantenerli in un modo che sia appena al di sopra dello stato brado, costa. E infatti, gli ultimi dati Istat sulla natalità sottolineano una situazione allarmante per l’andamento della popolazione italiana, che al 1° gennaio 2024 registra per ogni 100 giovani 200 anziani.

Istat, i figli prima causa di impoverimento: a maggio previsti Stati Generali sulla natalità

Secondo il Rapporto dell’Istituto, la nascita di un figlio rappresenta la seconda causa di povertà in Italia: “È giunto il momento delle riforme strutturali, di osservare con attenzione gli altri paesi europei, in particolare la Francia lavorando sul quoziente familiare, uno degli obiettivi programmatici di questo governo, e dando così davvero importanza alla Famiglia”, dice il fondatore e presidente della fondazione per la natalità, Gigi De Palo, nonché organizzatore degli Stati generali sulla Natalità, in riferimento ai temi emersi lo scorso 12 aprile nel corso del convegno ‘Per un’Europa giovane. Transizione demografica, ambiente, futuro’ organizzato dal ministro per la Famiglia, la natalità e le Pari Opportunità, Eugenia Roccella.  Una popolazione italiana sempre più anziana, un mercato del lavoro in cui i giovani difficilmente riescono a fare breccia. “Esserci più giovani più futuro. Dai numeri alla realtà” non è solo il titolo del rapporto realizzato in collaborazione con Istat, in base a un protocollo d’intesa firmato dalla Fondazione per la natalità e l’Istituto Nazionale di Statistica ma, come ha affermato De Palo, «la presa di coscienza del Governo e ben venga questa indicazione molto netta sul fatto che la natalità rappresenti la priorità di questo Paese”. 

Il rapporto, che fa riferimento all’inverno demografico italiano, è stato presentato a palazzo Wedekind nel corso della conferenza stampa di presentazione della IV edizione degli Stati Generali della Natalità, in programma il 9 e 10 maggio a Roma presso l’auditorium della Conciliazione, alla presenza di De Palo e di Sabrina Prati, direttrice centrale Istat. Secondo le proiezioni Istat, procedendo con questa tendenza, nel 2050 per ogni 100 giovani gli anziani saranno più di 300. Inoltre, se le nascite nel 2023 sono state 379mila, nel 2050 potrebbero calare fino a 350mila nuovi nati.  “L’analisi è chiara”, sottolinea Gigi De Palo alla luce dei dati allarmanti sui potenziali genitori nel nostro Paese. Solo 11,5 milioni di donne e uomini tra i 15 e i 49 anni rientrano in età fertile, con un crollo a partire dal 2011, anno in cui se ne registravano quasi 14 milioni. In Italia, inoltre, tra i 18 e i 34 anni, più di due giovani su tre vivono ancora con i genitori. Nel resto d’Europa sono uno su due. Si è esteso enormemente il periodo di ricerca di una gravidanza, perché questa rappresenta una limitazione alla carriera professionale. Un grande handicap che si riflette anche in termini biologici: maggiore l’età del concepimento, in entrambi i sessi, maggiori i tassi di gravidanza non a buon fine. Sotto i 30 anni la probabilità di non portare a termine una gravidanza è del 15% circa, mentre a quarant’anni la media del rischio di aborto sale al 45% e si somma anche la difficoltà di rimanere incinta. “Non sono libere le coppie che vorrebbero avere un figlio o farne un altro – ha continuato De Palo –. in Italia la nascita di un figlio è il secondo fattore di incidenza nella povertà; non sono libere le donne costrette ancora a scegliere tra maternità e carriera; non sono liberi i giovani, con il loro tasso di occupazione saldamente all’ultimo posto tra i Paesi dell’Unione Europea, precari nel lavoro e nella vita”.  

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