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Mediobanca, oggi il verdetto: il Monte cala le sue carte

- di: Bruno Legni
 
Mediobanca, oggi il verdetto: il Monte cala le sue carte

Ultime mosse sul cda, spunta la lista dei nomi forti. Grilli e Melzi d’Eril verso la guida. Lovaglio parla di “game changer”, mentre i mercati attendono.

(Foto: da sinistra il presidente e il Ceo di Mps, Nicola Maione e Luigi Lovaglio).

Il giorno della verità è arrivato. Dopo settimane di voci, contatti riservati e indiscrezioni fatte trapelare a piccole dosi, Mps ha acceso i riflettori sul futuro di Mediobanca. Oggi la lista dei candidati per il nuovo consiglio di amministrazione diventa ufficiale: un passaggio che potrebbe cambiare i destini della storica Piazzetta Cuccia.

I nomi in prima fila

Il tandem prescelto ha un peso che non passa inosservato. In pole position c’è Vittorio Grilli, ex ministro del Tesoro e banchiere d’affari con lunga esperienza internazionale, candidato alla presidenza. Al suo fianco Alessandro Melzi d’Eril, oggi alla guida di Anima Holding, destinato a diventare amministratore delegato. Due figure che incarnano una leadership solida e una visione finanziaria proiettata ben oltre i confini italiani.

Al tavolo dovrebbe sedere anche Sandro Panizza, unico consigliere uscente confermato. Tra i nomi che circolano con insistenza emerge quello di Tiziana Togna, già numero due della Consob. Restano invece fuori profili che pure erano dati in corsa, come Cristina Scocchia e Ferruccio Resta. Un mosaico complesso, costruito tenendo insieme equilibri interni, soci di peso e sensibilità istituzionali.

Equilibri e tensioni

La partita non si gioca solo sui nomi. Il nuovo consiglio sarà chiamato a stabilire le regole di convivenza tra Siena e Milano, in un contesto dove l’ipotesi di delisting e fusione formale è già sul tavolo. Grilli dovrebbe esercitare una presidenza forte, bilanciata dalla guida operativa di Melzi d’Eril. Una convivenza che promette sinergie ma anche sfide, soprattutto nella definizione delle deleghe e nell’integrazione delle attività.

La voce di Lovaglio

L’ad di Mps, Luigi Lovaglio, ha voluto scandire i passaggi con parole nette: “La diversità è la vera forza di questa combinazione: due brand storici saranno valorizzati e sviluppati, ciascuno con la propria identità, ma all’interno di una visione comune”. E ancora: “Mediobanca e il Monte continueranno a rappresentare un’eccellenza, con un patrimonio di talenti che meritano di crescere e di essere protagonisti”.

Non solo: “Le dimensioni non sono più un’opzione, ma una necessità per restare competitivi, innovare e affrontare i cicli economici. Per questo l’operazione rappresenta un vero game changer per il sistema bancario italiano ed europeo”.

I mercati in attesa

Alla vigilia del verdetto, anche i mercati osservano con cautela. Dbrs ha già alzato il rating a lungo termine di Mps a BBB, sottolineando che dall’operazione nascerà un gruppo “più grande e diversificato”, sostenuto da marchi forti e da una gestione efficace dell’integrazione. Una promozione che sembra un preludio di fiducia, ma che aumenta le aspettative: sarà la capacità di eseguire il piano a decidere il successo reale della scommessa.

Un passaggio cruciale

L’assemblea del 28 ottobre metterà il sigillo su un nuovo consiglio che, almeno sulla carta, promette di cambiare la geografia della finanza italiana. Restano i dubbi sugli equilibri interni e sull’impatto di un progetto che ha il sapore di una scommessa ad alto rischio. Ma proprio questo rende la partita ancora più avvincente: per Mediobanca e per il Monte, oggi inizia un nuovo capitolo in cui nulla sarà più come prima.

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