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Mercosur, Roma vira al sì: Pac e stop Cbam sui fertilizzanti

- di: Bruno Coletta
 
Mercosur, Roma vira al sì: Pac e stop Cbam sui fertilizzanti
Mercosur, Roma vira al sì: Pac e stop Cbam sui fertilizzanti

Tra garanzie anti-invasione di carne e zucchero e la “valvola” sui concimi, l’Italia cambia passo: il 9 gennaio la partita si gioca tra gli ambasciatori, il 12 (forse) si firma in Paraguay.

(Foto: Evelyn Regner, presidente della delegazione Ue per le relazioni con il Mercosur).

Per mesi l’Italia ha tenuto il freno tirato, chiedendo un paracadute vero per le campagne. Ora, a Bruxelles, la postura cambia: Roma si dice pronta a sostenere l’accordo commerciale tra Unione europea e Mercosur a patto che le garanzie promesse diventino verificabili, misurabili, e soprattutto attivabili “al primo scossone”. In pratica: sì, ma con cintura, airbag e… un cruscotto che segnali subito quando qualcosa va storto.

Il calendario è quello delle settimane che pesano più dei comunicati: venerdì 9 gennaio l’intesa può approdare sul tavolo degli ambasciatori dei Ventisette (il passaggio che serve a misurare la famosa “maggioranza qualificata”); se l’operazione regge, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen potrebbe volare in Paraguay il 12 gennaio per la firma politica che chiuderebbe un negoziato lungo oltre venticinque anni.

Il punto non è solo commerciale. È geopolitico, industriale, perfino psicologico: l’Europa vuole dimostrare di saper giocare in attacco mentre il mondo rialza barriere e moltiplica dazi. E il Mercosur — Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay (con altri Paesi in orbita) — è la partita più grande, in termini di tariffe e dimensione del mercato, che Bruxelles provi a chiudere in questa fase.

Ma l’agricoltura è il nervo scoperto. La paura, soprattutto in Paesi produttori come Francia, Polonia e Irlanda, è un’ondata di importazioni a prezzi più bassi — carne bovina e pollame, zucchero, agrumi — prodotte con standard percepiti come meno stringenti su fitofarmaci, benessere animale e tracciabilità. E se la teoria è “più scambi”, la pratica per molti agricoltori suona come “più concorrenza” e margini più sottili.

Dentro questa frizione entra il “pacchetto” della Commissione: la proposta di sbloccare in anticipo una quota rilevante di risorse agricole legate al prossimo ciclo di bilancio, fino a circa 45 miliardi come anticipo utilizzabile dagli Stati membri, una dote pensata per raffreddare la protesta nei campi e rendere meno indigesta la firma. A Roma la mossa è stata letta come un segnale politico: la premier Giorgia Meloni ha rivendicato di aver portato Bruxelles a mettere sul tavolo più coperture per il settore.

La seconda gamba è il capitolo “salvaguardie”: non promesse generiche, ma meccanismi che possano scattare quando alcuni prodotti “sensibili” superano determinate soglie, con la possibilità di sospendere preferenze tariffarie in caso di shock di mercato. È la logica del rubinetto: apri per far scorrere commercio, ma installi valvole automatiche se la pressione diventa ingestibile.

Ed è qui che si innesta il cambio di tono di Francesco Lollobrigida, in missione a Bruxelles per la riunione straordinaria con i colleghi europei e con i commissari, tra cui Maros Sefcovic (Commercio) e Christophe Hansen (Agricoltura). Il ministro non vende un sì “a prescindere”: vende un sì “se certificato”. "Se verranno certificate le premesse di garanzia che chiediamo, noi approveremo" è la formula che racconta l’asticella politica scelta da Roma.

Fin qui, la cornice. Ma il dettaglio che ha fatto schizzare l’attenzione — e che parla direttamente al portafoglio degli agricoltori — è il dossier fertilizzanti. Perché mentre l’Europa discute di carne e zucchero, nei campi si paga il conto dei concimi: costi ancora elevati rispetto al pre-crisi, volatilità, dipendenza da importazioni e un settore che si muove su equilibri fragili.

Da gennaio 2026, inoltre, il CBAM (il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere) entra in una fase più incisiva dopo la lunga transizione: tra i beni coinvolti ci sono anche i fertilizzanti. L’idea di fondo è far pagare, all’importazione, un prezzo coerente con le emissioni incorporate, per evitare delocalizzazioni “sporche” e concorrenza sleale climatica. Ma nel breve periodo, per alcuni governi, il rischio è un ulteriore rincaro a valle.

Lollobrigida ha chiesto una doppia sterzata: alleggerire i dazi d’ingresso su alcuni prodotti (come ammoniaca e urea) e prevedere una clausola di sospensione temporanea del CBAM sui fertilizzanti in caso di “circostanze impreviste” sul mercato. La Commissione, secondo quanto emerso nei resoconti della giornata, si è detta pronta a muoversi su linee guida e strumenti rapidi, proprio per disinnescare un cortocircuito: firmare il Mercosur mentre si alza, contemporaneamente, il costo di un input agricolo decisivo.

Il paradosso, spiegano in ambienti europei, è che la stessa Europa chiede agli agricoltori di produrre meglio, più pulito e più tracciabile, ma rischia di far lievitare la bolletta dei mezzi tecnici nel momento in cui apre a nuova concorrenza esterna. Da qui la ricerca di un compromesso: non smontare il CBAM, ma inserire una “valvola” temporanea e, nell’immediato, intervenire anche sul fronte tariffario.

Nel frattempo, sul versante politico, la frattura europea resta. Francia e Polonia confermano la linea dura, con Parigi che prepara già una battaglia nella fase parlamentare e Varsavia che teme l’impatto su un settore agricolo socialmente sensibile. Fuori dai palazzi, la tensione si vede: in questi giorni in Francia le proteste degli agricoltori sono tornate a farsi rumorose, con i sindacati che mettono il Mercosur in cima alla lista delle ragioni di piazza.

Ed è proprio la fase successiva a ridimensionare ogni trionfalismo: anche se gli Stati membri daranno il via libera politico, il percorso passa dal Parlamento europeo e, a seconda dell’architettura giuridica scelta, potrebbe incrociare anche ratifiche nazionali o passaggi complessi. In altre parole: la firma non è il traguardo, è il colpo di pistola che dà il via alla corsa più dura, quella della ratifica.

Intanto, a Roma, il messaggio è doppio. Da una parte il governo segnala pragmatismo: l’accordo è strategico e l’Europa si muove. Dall’altra, prova a blindarsi internamente, parlando la lingua che il mondo agricolo vuole sentire: reciprocità sugli standard, controlli serrati, e strumenti di difesa pronti a scattare. Perché il vero rischio politico non è solo “firmare o non firmare”, ma firmare e poi spiegare ai produttori che la rete di protezione era più sottile del promesso.

La partita, dunque, non è “Mercosur sì / Mercosur no”. È “Mercosur sì, ma con quali condizioni, quali tempi e quali leve di emergenza”. Il 9 gennaio dirà se l’Europa ha i numeri per andare avanti; il 12 potrà dire se la foto della firma è davvero pronta. Il resto — controlli, soglie, clausole, CBAM e prezzi — sarà il romanzo dei mesi successivi. E lì, più che le strette di mano, conteranno i decimali.

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