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Mezzogiorno in crisi: il Sud si svuota e invecchia, una bomba demografica innescata

- di: Sveva Faedda
 
Mezzogiorno in crisi: il Sud si svuota e invecchia, una bomba demografica innescata

Il Mezzogiorno d'Italia sta attraversando un'emergenza silenziosa e devastante: il suo lento ma inesorabile spopolamento. Un fenomeno che negli ultimi vent’anni ha visto milioni di persone, soprattutto giovani, abbandonare le regioni meridionali in cerca di migliori opportunità al Nord o all’estero. Un flusso che, unito al calo delle nascite, sta trasformando il Sud in un territorio sempre più vecchio, economicamente fragile e socialmente impoverito.

Il Sud si svuota e invecchia, una bomba demografica innescata

I numeri delineano un quadro allarmante. Dal 2002 al 2023, l’Italia ha perso oltre tre milioni di giovani tra i 18 e i 34 anni, con una riduzione del 22,9%. Il dato diventa ancora più drammatico nel Mezzogiorno, dove la diminuzione ha superato il 28%.

Un esodo che colpisce in particolare i laureati, con oltre 260.000 giovani altamente qualificati che hanno lasciato il Sud in poco più di un ventennio. La conseguenza è un progressivo invecchiamento della popolazione: nei piccoli comuni dell’entroterra le scuole chiudono per mancanza di iscritti, i servizi vengono tagliati e interi borghi si svuotano, lasciando dietro di sé case abbandonate e attività commerciali destinate a scomparire.

A rendere la situazione ancora più critica è il saldo naturale della popolazione, cioè il rapporto tra nascite e decessi. Nel 2023 in Italia sono nati appena 379.000 bambini, mentre i morti sono stati 661.000. Un divario che si allarga sempre più e che pesa in modo particolare sul Mezzogiorno, dove la natalità è ai minimi storici e la popolazione anziana cresce a ritmi insostenibili. Il risultato è che il Sud si sta spopolando a una velocità senza precedenti: secondo le stime dell’Istat, entro il 2042 potrebbe perdere tre milioni di abitanti, riducendo ulteriormente il peso demografico ed economico di un’area già penalizzata.

Le cause di questa fuga sono molteplici e si intrecciano con le fragilità strutturali del Sud. L’assenza di lavoro stabile e ben retribuito è il primo fattore che spinge i giovani ad andarsene. Nonostante le grandi potenzialità del territorio, la mancanza di investimenti e l’inefficienza della pubblica amministrazione hanno reso impossibile creare un tessuto produttivo solido. Il settore industriale è debole, le opportunità nel terziario avanzato sono poche e le start-up faticano a trovare terreno fertile. Anche chi sceglie di restare deve fare i conti con un mercato del lavoro segnato da precariato e bassi salari, in netto contrasto con le offerte più competitive delle regioni settentrionali e di alcuni Paesi europei.

Ma non è solo l’occupazione a pesare sulle scelte di chi parte. I servizi pubblici, dalle scuole agli ospedali, sono in molti casi inadeguati e sempre più carenti. La sanità meridionale è in affanno da anni, con liste d’attesa lunghissime e strutture spesso sottodimensionate rispetto al fabbisogno della popolazione. L’istruzione, pur contando su eccellenze accademiche, non riesce a trattenere gli studenti migliori, che preferiscono trasferirsi altrove per avere maggiori prospettive di carriera. Anche i trasporti rappresentano un ostacolo: spostarsi all’interno del Sud o raggiungere il resto del Paese è spesso complicato, a causa di infrastrutture obsolete e collegamenti ferroviari e stradali insufficienti.

Il risultato di questa combinazione di fattori è un circolo vizioso che si autoalimenta. Meno giovani significa meno forza lavoro, meno consumi, meno attrattività per gli investitori. Le aziende, di fronte a una domanda interna debole e a un contesto difficile, faticano a sopravvivere o preferiscono delocalizzare. Le istituzioni locali, con bilanci sempre più in difficoltà, non riescono a intervenire con politiche efficaci per invertire la tendenza. Così, il Mezzogiorno continua a perdere pezzi, svuotandosi lentamente mentre il resto del Paese guarda con indifferenza.

Eppure, basterebbe poco per accendere una speranza. Il Sud conserva ancora un enorme potenziale, fatto di risorse naturali, culturali e umane. Se adeguatamente valorizzato, potrebbe tornare a essere un motore di sviluppo per l’intera nazione. Ma senza un cambio di rotta immediato e deciso, il rischio è che il Mezzogiorno si avvii verso un declino irreversibile, diventando una terra senza futuro.

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