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Voucher ai viaggiatori al posto dei rimborsi: l'UE apre due procedure di infrazione contro l'Italia

 
L'Unione Europea agisce nei confronti dell'Italia nel caso dei rimborsi per i viaggiatori: sono state infatti aperte due procedure di infrazione nei confronti del nostro paese per non aver rispettato i diritti nei confronti di chi non ha potuto spostarsi per via della pandemia in corso.

L'indiscrezione discussa pochi giorni fa da Repubblica ha avuto conferma ufficiale con la Commissione decisa a indagare sull'Italia che avrebbe violato le normative comunitarie nei confronti di viaggiatori impossibilitati a muoversi con traghetti, bus o aerei dallo scoppio dei contagi da Coronavirus.

Nella penisola è permesso alle compagnie di trasporti di emettere un voucher con importo pari a quello del biglietto già comprato fino al 30 settembre 2020 senza dare la possibilità ai viaggiatori di scegliere fra questa opzione e ottenere un rimborso del costo. Questa decisione violerebbe il regolamento 261 del 2004 che obbliga i paesi dell'Unione a fornire entrambe le chance a chi non può partire, cosa ribadita a metà giugno dall'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile in una nota rivolta alle stesse compagnie aeree.

Per questo motivo l'Unione Europea ha avviato la prima procedura di infrazione (anche nei confronti della Grecia) con l'Italia che dovrà replicare alla Commissione entro il termine massimo di due mesi. Il secondo procedimento entra nel campo dei viaggi a pacchetto in cui sono comprese diverse prestazioni e l'emissione dei voucher è permessa ai tour operator, ma il concetto rimane quello della libertà di scelta al viaggiatore che non viene concessa: in questo caso la procedura è diretta anche verso Lituania, Portogallo, Croazia, Polonia, Francia, Repubblica Ceca, Cipro, Grecia e Slovacchia.

La possibilità di gravi sanzioni è concreta, ora starà all'esecutivo nostrano trattare con la Commissione con i primi colloqui iniziati la scorsa settimana per merito dei ministri Francheschini e De Micheli. La prima proposta di ripristinare la doppia scelta dal 31 luglio è stata respinta e sembra chiaro che ad ammorbidire la propria posizione debba essere l'Italia, per via delle linee guida comunitarie che mettono davanti a tutto i diritti dei consumatori.
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