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Manovra, pressing sulle banche: 3 miliardi sul tavolo

- di: Matteo Borrelli
 
Manovra, pressing sulle banche: 3 miliardi sul tavolo
Lega spinge per un prelievo sui maxi utili, Forza Italia alza i freni: “dialogo con gli istituti, niente demagogia”. Mercoledì arriva il documento di finanza pubblica: taglio Irpef a due punti e pace fiscale in bilico.

(Foto: il ministro di Economia e Finanze, Giovanni Giorgetti).

Nella costruzione della prossima legge di bilancio il governo valuta un contributo straordinario dal settore bancario nell’ordine di 2,5–3 miliardi, ipotesi che si affianca a un taglio di due punti della seconda aliquota Irpef e a ritocchi su detrazioni e quoziente familiare. L’idea del prelievo è al centro di un braccio di ferro nel centrodestra: la Lega spinge, Forza Italia frena, puntando su un approccio di dialogo con gli istituti per evitare scosse ai mercati.

La posta in gioco

Per i sostenitori della misura, i profitti record maturati dagli istituti negli ultimi esercizi giustificano una richiesta di contributo straordinario, con la promessa di riversare risorse su salari, pensioni e sanità e di aprire una rottamazione pluriennale delle cartelle. La sponda più prudente obietta che tasse punitivi rischiano di irrigidire il credito o di essere ribaltate su famiglie e imprese; meglio lavorare a patti negoziati su mutui e Pmi.

Il fronte politico

La Lega spinge per un gettito fino a 5 miliardi dai grandi gruppi. Dall’altra parte Antonio Tajani alza i freni: “Con le banche bisogna dialogare”, avverte; “una vessazione spaventa i mercati”. E rilancia le priorità: “Se abbiamo 5 miliardi, spendiamoli per la sanità, non per la rottamazione”. Il botta-e-risposta mette in chiaro la faglia tra alleati e fa capire che la partita si deciderà sul merito delle coperture.

Cosa arriva mercoledì

Il Documento programmatico di finanza pubblica è atteso in Consiglio dei ministri: definisce crescita, deficit e debito su cui poggerà la manovra. Le traiettorie più recenti indicano una crescita attorno allo 0,5–0,7% e un sentiero di disavanzo in discesa, con l’obiettivo di portare il deficit sotto il 3% nel 2026. Se la fotografia confermerà numeri e spazi, le scelte su banche, Irpef e rottamazione saranno più leggibili.

Come cambierebbe l’Irpef

La misura più avanzata è il taglio di due punti della seconda aliquota (dal 35% al 33%). L’ipotesi di estendere lo scaglione fino a 60 mila euro perde quota per i costi elevati e il beneficio marginale in termini di platea. Resta il focus sul ceto medio, con possibili estensioni alla detassazione dei premi e agli straordinari. Sul tavolo anche la logica del quoziente familiare tramite detrazioni mirate.

Pace fiscale e rottamazione

La rottamazione pluriennale delle cartelle resta il tema più divisivo. Forza Italia teme l’effetto “beffa” verso chi ha già pagato; la Lega richiama la tradizione di pace fiscale del centrodestra. Il costo dipenderà da disegno e platee, con una stima di massima in qualche miliardo, modulabile attraverso il calendario degli incassi.

Gli scenari possibili

1) Contributo light: cifra vicino a 2,5–3 miliardi, mirata ai grandi gruppi e alle voci straordinarie; contropartite su mutui e Pmi.
2) Intesa volontaria: impegni scritti del sistema su credito, commissioni sensibili e inclusione finanziaria, con verifiche trimestrali.
3) Stop politico: niente prelievo; si rafforza l’Irpef e si rinvia la rottamazione, coprendo con spending review e rimodulazioni.

Cosa guardare subito

Quattro variabili diranno la verità: l’asticella della crescita, il profilo del deficit nel 2025–26, la formula tecnica del contributo bancario (tassa o accordo) e il perimetro reale di Irpef e rottamazione. Da qui passerà la solidità della manovra e la sua accettazione a Bruxelles. 

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