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Italia può correre: il piano straordinario chiesto da Confindustria

- di: Vittorio Massi
 
Italia può correre: il piano straordinario chiesto da Confindustria
Italia che corre: il piano straordinario chiesto da Confindustria
Gli industriali chiedono risorse pluriennali, incentivi blindati e politiche audaci per rilanciare il Paese.

Nel cuore delle trattative sulla manovra di bilancio, il mondo produttivo alza il tiro. Non più misure spot: serve un piano industriale straordinario con respiro pluriennale, risorse certe e strumenti capaci di rimettere in moto la crescita.

La richiesta che fa rumore

Gli industriali chiedono un pacchetto da almeno 8 miliardi l’anno per tre-cinque anni, costruito su tre pilastri: stimolo agli investimenti, competitività e attrattività. L’urgenza è legata alla scadenza di molti incentivi che hanno sostenuto l’innovazione negli ultimi anni.

Tra gli strumenti in affanno rientrano i capitoli su Transizione 5.0, crediti d’imposta per ricerca e sviluppo, innovazione e design, oltre alle misure per zone economiche speciali e zone logistiche semplificate nel Mezzogiorno.

Nel pacchetto rientra una deduzione maggiorata del costo degli investimenti per la trasformazione digitale e tecnologica dei processi produttivi, con un quadro di certezze pluriennale per evitare stop improvvisi.

“Se vogliamo essere competitivi l’Italia deve correre e servono misure per farla correre”, afferma Emanuele Orsini.

Volare alto tra promesse e realtà

L’appello richiama il motto pronunciato dalla premier in assemblea: “voliamo alto, pensiamo in grande”. Parole apprezzate dagli imprenditori, che ora chiedono riscontri concreti nella legge di bilancio.

“Il welfare del Paese si sostiene grazie all’impresa. Se l’impresa crolla, è un problema”, ha ribadito Orsini davanti a una platea di imprenditori, indicando la necessità di vedere nella manovra attenzione reale all’industria.

Fisco e capitali: cosa cambia

Capitolo sensibile il fisco d’impresa. Dopo la soppressione dell’Ace (Aiuto alla Crescita Economica), la richiesta è una Ires premiale 2.0, più semplice ed efficace, per stimolare il reinvestimento degli utili e rafforzare la patrimonializzazione. L’obiettivo è irrobustire le imprese anche di fronte alla guerra dei dazi e alle oscillazioni valutarie.

Energia, il nodo competitivo

Resta aperta la partita sui costi dell’energia, indicati come forte gap competitivo rispetto ad altri Paesi europei. La richiesta è una strategia energetica di medio-lungo periodo per ridurre il differenziale e stabilizzare i costi, condizione essenziale per gli investimenti in Italia.

La posizione del governo

Il dicastero delle Imprese e del Made in Italy conferma la priorità: “Ora bisogna puntare sulle imprese, focalizzare l’attenzione e le risorse per vincere la sfida della competitività internazionale”, è il messaggio. Su Transizione 5.0 viene chiarito che lo strumento è in esaurimento perché finanziato con il Pnrr e che servirà un rifinanziamento nazionale, così da renderlo più flessibile nei settori che ne hanno bisogno.

Ostacoli e condizioni di successo

La realizzazione del piano richiede di superare alcuni scogli: vincoli di finanza pubblica, tempi stretti di definizione della manovra, consenso parlamentare su misure come l’Ires premiale e, soprattutto, capacità amministrativa nell’attuazione, con particolare attenzione al coordinamento tra Stato, Regioni e filiere territoriali.

Se l’architettura regge, il Paese potrebbe mobilitare capitali privati, accelerare la trasformazione tecnologica, attrarre investimenti esteri e consolidare la base manifatturiera. In caso contrario, il rischio è una manovra difensiva e una crescita anemica. 

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