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Trump salva TikTok: algoritmo a Oracle, profitti a ByteDance

- di: Bruno Coletta
 
Trump salva TikTok: algoritmo a Oracle, profitti a ByteDance
Trump salva TikTok: algoritmo a Oracle, profitti a ByteDance
Operazione lampo alla Casa Bianca: JV “americana” per dati e algoritmo, valutazione a 14 miliardi, ma Pechino resta nell’affare con licenze e utili. Il Congresso fiuta la forzatura e chiede chiarimenti immediati.

Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo che mantiene TikTok accessibile negli Stati Uniti, archiviando l’ipotesi di un blocco. Il piano istituisce una joint venture statunitense per la gestione dei dati, del codice e soprattutto dell’algoritmo della piattaforma, con Oracle nel ruolo di supervisore tecnologico. Intorno alla JV si muove un consorzio di investitori americani e globali. Per la politica, è un messaggio agli oltre 170 milioni di utenti USA e al peso elettorale dell’app.

Il quadro: app salva, politica in campagna permanente

Il compromesso è costruito su due pilastri. Primo: l’algoritmo “USA” sarà riaddestrato e sottoposto ad audit da partner di sicurezza, con controlli sulla catena di sviluppo. Secondo: ByteDance non esce di scena: la casa madre continuerà a monetizzare tramite licenze e una quota minoritaria nella nuova struttura. È anche per questo che la valutazione circolata alla Casa Bianca — 14 miliardi di dollari — risulta sensibilmente più bassa delle stime precedenti.

Chi investe: Oracle in cabina di regia, finanza e Golfo

Nel perimetro degli investitori emergono Oracle e Silver Lake, con la partecipazione del fondo emiratino MGX. Il perimetro potrebbe includere altri big: lo stesso presidente ha evocato Michael Dell e Rupert Murdoch tra i possibili sottoscrittori. L’architettura mira a una “TikTok US” con infrastruttura sensibile sotto controllo americano e capitale distribuito tra partner statunitensi e internazionali.

Le crepe del modello: pechino resta nell’affare

La versione ufficiale sottolinea il controllo americano sull’algoritmo. Le ricostruzioni più tecniche descrivono però una struttura a due binari: la JV per dati e ranking; ByteDance che mantiene il core commerciale (pubblicità, e-commerce, branding) e incassa una licenza sul motore di raccomandazione. Per alcuni osservatori, la somma fra fee e utile residuo potrebbe valere fino a circa metà dei profitti USA.

Capitol Hill: plauso tiepido e richiesta di carte

La legge del 2024 chiedeva un distacco pieno da applicazioni controllate da avversari esteri. La combinazione di licenza e profit-share a favore di ByteDance rischia di apparire come una forzatura. Nel frattempo il vicepresidente JD Vance ha difeso la scelta con toni netti: “Questa intesa permette di tenere in vita TikTok e, allo stesso tempo, di proteggere la privacy degli americani come richiede la legge”, ha detto, rivendicando il controllo statunitense dell’algoritmo.

Lettura industriale: sicurezza onshore, business offshore

La soluzione separa sovranità tecnologica e monetizzazione. Onshore restano dati, moderazione e ranking riaddestrato con audit; offshore rimangono vendite e pubblicità, integrate nell’ecosistema globale. Oracle può isolare infrastrutture, pipeline e parametri e ricostruire un modello “USA”, ma l’intelligenza non è solo codice: è anche storia di training, soglie e fine-tuning. Se ByteDance resta licensor, il suo vantaggio informativo non si azzera.

I numeri: perché 14 miliardi fanno discutere

La tag su 14 miliardi stride con i ricavi USA dell’app, sostenuti da advertising nativo, live shopping e servizi B2B. Due le chiavi interpretative: l’algoritmo “americanizzato” è una copia riaddestrata (quindi meno alienabile), e ByteDance trattiene rendite contrattuali. Per gli acquirenti, però, è accesso immediato all’audience e a un impianto commerciale nel primo mercato mondiale, con lo scudo politico di un’architettura localizzata.

Pechino: segnali, retromarce e una regia a distanza

Dalla Cina sono emerse — e poi rimosse — ricostruzioni su una nuova entità USA controllata da ByteDance per presidiare e-commerce e branding, mantenendo un collegamento operativo con le attività internazionali. È il segnale che Pechino accetta la sterilizzazione dell’algoritmo in America, purché il business resti integrato nel giardino globale della piattaforma.

Cosa aspettarsi

Tre cantieri si aprono ora: Cfius e Antitrust per la governance e l’audit sul training; Congresso per la coerenza con il dettato di legge; mercato per gli effetti su Meta, Google e Snap. In controluce prende forma una nazionalizzazione soft dell’AI applicata ai social: si americanizza il rischio sensibile, si globalizza il resto. Per adesso, vincono tutti: Trump evita un ban impopolare, Oracle guadagna centralità nel cloud sovrano, ByteDance continua a monetizzare il suo vantaggio algoritmico. La vera prova sarà la trasparenza: senza luce piena su licenze e utili, il dibattito sulla dipendenza tecnologica tornerà presto al centro della scena.

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