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Rottamazione 5, la stretta diventa più morbida: pagamenti in otto anni e rientro dei decaduti

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Rottamazione 5, la stretta diventa più morbida: pagamenti in otto anni e rientro dei decaduti

Il governo prepara un nuovo capitolo nella saga delle definizioni agevolate: esclusione per chi salta oltre due rate, ma piani di rimborso più lunghi e possibilità di tornare a pagare per chi aveva perso il beneficio. Sullo sfondo, il nodo politico dei ruoli e la tenuta dei conti pubblici.

Rottamazione 5, la stretta diventa più morbida: pagamenti in otto anni e rientro dei decaduti

A Palazzo Chigi e al Mef si lavora a un equilibrio complicato: far quadrare i conti e allo stesso tempo concedere respiro a contribuenti e imprese schiacciati dai debiti fiscali. La “Rottamazione 5” — così è stata già ribattezzata la nuova misura — segna un passo in avanti rispetto alle versioni precedenti, con una promessa di maggiore sostenibilità sociale.

Il principio di fondo resta lo stesso: chi ha già aderito a una rottamazione e non ha rispettato i pagamenti non potrà rientrare nel nuovo meccanismo. Ma per i cosiddetti decaduti, cioè per coloro che avevano perso il beneficio senza avere oggi alcun piano attivo, si apre una finestra di rientro con una curva di rateazione più morbida: otto anni anziché cinque, una differenza che il governo considera decisiva per rendere più accessibile il percorso.

La soglia delle due rate
C’è però una regola di disciplina che non cambia: chi salta più di due rate, anche se non consecutive, uscirà automaticamente dal percorso agevolato. Un messaggio chiaro, che il Mef considera necessario per garantire il gettito e non trasformare la rottamazione in un condono mascherato.

Il nodo politico e tecnico
Sullo sfondo rimane il nodo dei ruoli: l’esecutivo sta valutando come gestire l’enorme mole di cartelle esattoriali e le conseguenze per la finanza pubblica. Un passaggio che incrocia le sensibilità dei partiti di maggioranza e le esigenze della Ragioneria generale.

La misura, spiegano fonti parlamentari, rientra in un pacchetto che la maggioranza punta a inserire già nella legge di bilancio, come segnale di attenzione al ceto medio in difficoltà e agli autonomi. Ma richiederà di fare i conti con Bruxelles e con la nuova cornice di regole fiscali europee.

Il bilanciamento tra rigore e inclusione
Il messaggio che il governo intende lanciare è duplice: da un lato, non si vuole più concedere sconti indiscriminati che metterebbero a rischio la credibilità finanziaria del Paese; dall’altro, si riconosce che senza un orizzonte di rientro lungo e flessibile molti contribuenti resterebbero schiacciati dai debiti, con il rischio di alimentare il sommerso.

In questo senso, la scelta di estendere il piano a otto anni e di consentire l’accesso ai decaduti viene descritta come un passo pragmatico, utile a favorire il rientro di risorse e a rafforzare il rapporto di fiducia tra Stato e contribuenti.

La sfida politica
La riforma non si gioca solo sui numeri. È anche un test politico per l’esecutivo, che deve mostrare di saper conciliare rigore nei conti e sostegno all’economia reale. Il tema della giustizia fiscale resta infatti uno dei terreni più sensibili nel rapporto tra cittadini e istituzioni, e l’ennesima rottamazione diventa cartina di tornasole di una strategia che punta a semplificare e alleggerire, ma senza rinunciare al rispetto delle regole.

La “Rottamazione 5” dovrà ora superare il confronto parlamentare e trovare copertura nelle pieghe di una legge di bilancio che, tra vincoli europei e nuove priorità di spesa, avrà margini ristretti. Ma nel governo prevale l’idea che senza un nuovo patto con i contribuenti — più sostenibile e più esigente — non ci possa essere una vera riscossione né un equilibrio dei conti pubblici.

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