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Casa Bianca, Trump rende “cafonal” la galleria degli ex presidenti

- di: Marta Giannoni
 
Casa Bianca, Trump rende “cafonal” la galleria degli ex presidenti

Trump e le targhe che sfregiano la Casa Bianca

Una cafonata storica: mai prima d’ora un presidente aveva insultato così i suoi predecessori.

(Foto: il presidente Trump accenna a un balletto durante una visita istituzionale).

La Casa Bianca, simbolo dell’unità nazionale e della continuità istituzionale, è diventata teatro di un cafonal politico senza precedenti. Il presidente Donald Trump ha deciso di arricchire la cosiddetta “Presidential Walk of Fame” con targhe che insultano, ridicolizzano e riscrivono la storia dei suoi predecessori, segnando un punto di svolta brutale nel modo in cui l’ufficio ovale si rapporta col passato.

Un percorso che somiglia sempre meno alla storia

Ieri la Casa Bianca ha svelato una serie di targhe sotto i ritratti dei presidenti statunitensi, ma non si tratta di semplici didascalie storiche: sono affermazioni soggettive, molte delle quali scritte dallo stesso Trump, piene di insulti e falsità. Joe Biden non ha neppure un ritratto vero e proprio: al suo posto un’immagine di un autopen, dispositivo utilizzato per replicare la firma, secondo Trump simbolo di incapacità.

“Sleepy Joe” e la gogna di Biden

Sotto il nome dell’ex presidente Joe Biden campeggia un testo che lo definisce “Sleepy Joe” e “di gran lunga il peggior presidente nella storia americana”, accusandolo di aver causato crisi economiche, errori di politica estera e di avere preso possesso della carica a seguito della “elezione più corrotta mai vista”. Le affermazioni, oltre a essere politicamente aggressive, ripetono argomentazioni screditate e non dimostrate.

Obama “divisivo”, Bush criticato e Reagan esaltato

Barack Obama, primo presidente afroamericano, viene descritto come “una delle figure più divisive nella storia politica americana” e criticato per le sue politiche sanitarie e internazionali. Anche George W. Bush, pur repubblicano, non viene risparmiato: la sua eredità è ridotta ai conflitti in Afghanistan e Iraq, definiti “errori evidenti”. Ronald Reagan, invece, primo presidente rappresentato con un testo positivo, è raffigurato come ammiratore di Trump stesso.

Una svolta radicale nel linguaggio istituzionale

Questa decisione segna una rottura netta con la tradizione. Finora, la Casa Bianca aveva mantenuto un profilo di rispetto formale verso chi l’ha preceduta, anche nei momenti di forte divisione politica. L’uso di linguaggio derisorio per libri di storia istituzionale è nuovo e rivela una volontà esplicita di “mettere il suo marchio” sulla narrazione presidenziale.

Reazioni e critiche

La mossa ha scatenato critiche diffuse. Storici e commentatori concordano che trasformare un monumento istituzionale in una galleria di opinioni personali mina l’autorevolezza dell’ufficio presidenziale e strumentalizza la memoria collettiva. Anche all’interno del partito repubblicano alcuni osservatori hanno espresso disagio di fronte a questo uso partigiano dello spazio pubblico.

Il contesto più ampio

Questa iniziativa si inserisce nel quadro di altre trasformazioni radicali in atto alla Casa Bianca sotto l’amministrazione Trump, che includono la demolizione dell’East Wing e grandi piani di ristrutturazione interna con decorazioni e simboli personali.

La scelta di installare targhe insultanti sotto i ritratti presidenziali è più di un semplice atto provocatorio: è un segnale di come questa presidenza stia ridefinendo i confini del linguaggio politico istituzionale e della memoria storica. In un’America già spaccata, questa mossa rischia di scavare un solco ancora più profondo tra le parti.

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