Il Venezuela apre uno spiraglio. La liberazione di due cittadini italiani detenuti nelle carceri di Caracas arriva come un segnale politico prima ancora che umanitario, in una fase delicata per il nuovo corso del Paese sudamericano e per i suoi rapporti con l’Occidente. Sono stati scarcerati Luigi Gasperin, arrestato nell’agosto dello scorso anno, e l’italo-venezuelano Biagio Pilieri, figura dell’opposizione. Resta invece in carcere Alberto Trentini, cooperante fermato nel novembre del 2024 e detenuto in una struttura di massima sicurezza alle porte della capitale.
Caracas libera due italiani, resta l’attesa per Alberto Trentini
Il gesto di Caracas non è isolato né casuale. Si inserisce in un contesto più ampio di rilascio di detenuti stranieri e politici, che il governo venezuelano presenta come parte di un processo di “normalizzazione” dei rapporti internazionali dopo anni di isolamento, sanzioni e tensioni.
Un segnale politico più che giudiziario
La liberazione di Gasperin e Pilieri non chiude i conti aperti, ma li riapre su un piano diverso. In Venezuela la giustizia è da tempo uno strumento del conflitto politico, e ogni scarcerazione assume un significato che va oltre il singolo caso. È un messaggio indirizzato soprattutto a Washington e alle capitali europee: Caracas è pronta a trattare, a patto che il confronto avvenga sul terreno della legittimazione internazionale e della fine dell’assedio economico.
In questo quadro, i detenuti stranieri diventano inevitabilmente parte della partita diplomatica.
L’attesa per Trentini e per gli altri italiani
L’attenzione italiana resta concentrata su Trentini, il cui caso ha assunto nel tempo un valore simbolico. Cooperante umanitario, arrestato senza accuse pubblicamente dettagliate, rappresenta una delle figure più delicate sul piano politico e umano. Accanto a lui restano detenuti altri cittadini di origine italiana, tra cui l’imprenditore Mario Burlò, in carcere da oltre un anno senza motivazioni chiaramente formalizzate.
Per Roma, ogni rilascio parziale riaccende la speranza, ma conferma anche quanto la strada sia ancora lunga.
Roma ringrazia, ma mantiene il profilo basso
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso gratitudine per l’avvio delle liberazioni, evitando toni trionfalistici. Una cautela che riflette la consapevolezza della complessità del dossier venezuelano e della necessità di non irrigidire un canale che, per ora, resta fragile.
La diplomazia italiana continua a muoversi in coordinamento con partner europei e con le famiglie dei detenuti, consapevole che ogni parola pesa quanto ogni silenzio.
Washington osserva e rilancia
A commentare i rilasci è intervenuto anche il presidente Donald Trump, che ha parlato di un Venezuela “collaborativo” e ha collegato la decisione di Caracas alla scelta di annullare un nuovo attacco. Parole che, al di là della loro portata concreta, confermano come il dossier venezuelano resti intrecciato alle dinamiche di sicurezza regionale e alle strategie di pressione degli Stati Uniti.
Il messaggio è chiaro: la collaborazione sui detenuti è una moneta di scambio in un confronto che resta asimmetrico.
Il Venezuela cerca legittimazione
Per Caracas, la liberazione dei detenuti stranieri rappresenta un tentativo di uscire dall’angolo. Dopo anni di isolamento, il governo punta a rientrare nel gioco internazionale, mostrando segnali di apertura senza rinunciare al controllo interno. È una strategia già vista in altri contesti: concessioni selettive per ottenere riconoscimento politico ed economico.
Resta da capire se questi gesti segneranno un cambiamento strutturale o resteranno episodi tattici.
Una partita ancora aperta
La liberazione di due italiani non chiude il capitolo, ma ne apre uno nuovo. Per le famiglie dei detenuti, per la diplomazia italiana e per l’equilibrio regionale, le prossime settimane saranno decisive. Il caso Trentini resta il banco di prova reale della volontà di Caracas di trasformare i segnali in atti concreti.
In Venezuela, come spesso accade, la politica precede la giustizia. E la libertà diventa parte di una trattativa più ampia, che va ben oltre i confini del Paese.