Auto: la decisione Ue sull'elettrico rischia di impattare pesantemente sull'Italia

- di: Diego Minuti
 
La decisione di fare passare la scelta verde dell'Unione europea fissando al 2035 la ''data di morte'' delle autovetture che non siano elettriche sta generando un dibattito tra chi vede in essa un passo decisivo verso un'ulteriore tutela dell'ambiente e chi pensa che, così facendo, l'Europa - Italia compresa - si mette completamente nelle mani della Cina. Quello che si coglie, dopo che l'Ue ha preso la sua decisione, è una oggettiva confusione che riguarda gli effetti che, ad una prima lettura e dando credito ai critici, saranno devastanti per l'utente-tipo. Ovvero quello che, per acquistare oggi una autovettura nuova ad alimentazione tradizionale, deve risparmiare il necessario, ovvero buona parte dei suoi guadagni di molti mesi, se non di anni. Ma, una volta scattata la tagliola europea, dal  2035 tutti si dovranno rivolgere al mercato delle auto elettriche, i cui prezzi, si dice ora, sono proibitivi. Questo è un dato oggettivo perché se è possibile acquistare una vettura di cilindrata medio-piccola a benzina o diesel con una  cifra intorno ai diecimila euro, per potere guidare un'auto elettrica i soldi da mettere in gioco sono tanti, almeno il doppio, se ci si accontenta di veicoli non di alta fascia. 

Questo potrebbe dimostrarsi un salasso, se non si sapesse che, seguendo la normale dinamica della tecnologia, i prezzi sono destinati a scendere, con il perfezionamento soprattutto delle batterie, elemento fondamentale delle auto elettriche, sulle quali molte aziende stanno lavorando per aumentarne durata e capacità. Ci stanno pensando un po' ovunque, con molte società (americane, europee e dell'Estremo Oriente) che hanno cominciato a scommettere centinaia di milioni di dollari/euro per trovare la giusta soluzione tecnologica per consentire all'automobilista di avere, sotto il motore, batterie che gli consentano una maggiore autonomia e con una ''vita'' molto più lunga delle attuali. Un processo che è in atto da parecchio tempo e che quindi rende meno inattesa la decisione dell'Europa che da tempo coltiva un'agenda verde. 

Ma questo non basta a chi, come il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, vede solo aspetti fortemente negativi nella decisione europea, dicendosi profondamente deluso da quella che, per lui, è soltanto ''una scelta ideologica. Perché il destino dell’auto non è solo elettrico, a meno che non si voglia fare un regalo alla Cina che su questo fronte è davanti a tutti''. Per lui, e molti altri, lo stop del Parlamento europeo alle auto a benzina e metano entro il 2035 avrà effetti gravissimi anche sulla nostra economia, sia in termini di posti di lavoro che si perderanno, che di incidenza sulla macchina industriale, tacendo del fatto che la nostra tecnologia rischia di perdere moltissimo terreno rispetto ad altre che, su questo settore, lavorano da tempo. 
Giorgetti, anche alla luce degli incontri con gli esponenti dell'automotive, ribadisce che il futuro del settore non può essere solo nell'elettrico, ponendo come alternativa l'idrogeno o altre tecnologie che potrebbero essere sviluppate in questi anni. Puntare solo sull'elettrico, per Giorgetti ''è una visione ideologica'' che, ignorando la nostra realtà industriale, ci consegnerebbe ai Paesi asiatici che sono parecchi passi davanti al nostro. 
Il Magazine
Italia Informa n° 4 - Luglio/Agosto 2022
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