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Assicurazioni, il settore cerca giovani ma non convince i laureati

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Assicurazioni, il settore cerca giovani ma non convince i laureati

Il mondo delle assicurazioni italiane è al centro di una profonda rivoluzione tecnologica, spinta dall’adozione massiccia di strumenti digitali e da un mercato che richiede sempre più velocità e personalizzazione. Eppure, proprio nel momento in cui la domanda di nuove competenze si fa pressante, il settore non riesce a conquistare i giovani laureati. Secondo l’ultima indagine condotta da EY e Italian Insurtech Association, l’assicurativo si colloca solo al 14° posto tra le professioni preferite da chi ha scelto facoltà economiche.

Assicurazioni, il settore cerca giovani ma non convince i laureati

Il dato stride con la consapevolezza degli addetti ai lavori. Nove dirigenti su dieci indicano le competenze digitali come priorità per lo sviluppo nei prossimi anni, mentre due anni fa erano sette su dieci. Il 67% dei manager, tuttavia, ammette che esiste un divario significativo tra le competenze oggi disponibili in azienda e quelle necessarie a reggere la trasformazione digitale. Per colmare questo vuoto, le compagnie sono pronte a raddoppiare gli investimenti in formazione nell’arco dei prossimi cinque anni.

Formazione interna e alleanze con le startup
Otto assicurazioni su dieci stanno puntando con decisione sulla formazione interna e sull’upskilling dei dipendenti. Più della metà, parallelamente, guarda a partnership con realtà tecnologiche e startup per accelerare l’innovazione. «Si tratta di una scelta strategica che mette al centro il capitale umano», spiega Marco Concordati, partner Insurance di EY. «È la risposta concreta alla domanda crescente di competenze tecnologiche emersa dal settore».

Giovani poco attratti dall’insurance
Il vero nodo resta l’appeal del comparto presso i neolaureati. Più della metà degli operatori intervistati denuncia una scarsa capacità di attrarre profili digitali, e il 50% segnala la concorrenza di big tech e fintech come principale ostacolo al reclutamento. Per Simone Ranucci Brandimarte, presidente dell’Italian Insurtech Association, il problema è soprattutto di percezione: «Non c’è motivo di questo scarso appeal. Le compagnie non sono più le vecchie assicurazioni, ma imprese innovative con un forte ruolo sociale, capaci di fare utili e destinate a continuare a farne».

Anche i clienti non sono preparati
Il tema delle competenze non riguarda solo chi lavora all’interno delle imprese. Il 92% delle compagnie, soprattutto le più piccole, dichiara di non conoscere in modo adeguato le polizze catastrofali, proprio mentre entra in vigore l’obbligo di sottoscrivere coperture di questo tipo. Un vuoto che rischia di frenare la crescita futura del settore e di ostacolare lo sviluppo di prodotti fondamentali in un Paese esposto a rischi naturali crescenti.

Le nuove frontiere dell’offerta
La ricerca EY-IIA evidenzia anche le direttrici di cambiamento dell’offerta assicurativa. Crescono le cosiddette polizze “invisibili”, integrate in altri prodotti e servizi, acquistabili in modo fluido e digitale. Si affermano anche le polizze parametriche, che attivano automaticamente i rimborsi al verificarsi di determinati eventi, aumentando la trasparenza e riducendo i tempi di liquidazione.

Una sfida di reputazione
Il settore si trova quindi di fronte a un bivio: riuscire a raccontarsi come industria innovativa, tecnologica e con un impatto sociale significativo, oppure rischiare di rimanere percepito come comparto tradizionale e poco attraente. Per invertire la rotta serve un impegno diretto nelle università, spiegando agli studenti le opportunità di carriera e la portata della trasformazione in atto. Il futuro dell’assicurativo italiano dipenderà dalla capacità di attrarre e trattenere i talenti di cui oggi avverte drammaticamente la mancanza.

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