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BPM, resa dei conti su governance: statuto, francesi e potere nel CdA

- di: Bruno Legni
 
BPM, resa dei conti su governance: statuto, francesi e potere nel CdA

Tra nuove regole sulle liste, spazi alle minoranze e il peso crescente dei francesi, la banca accelera sul riassetto.

(Foto: il Ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna).

Settimana decisiva per Banco BPM: la governance entra in una fase di accelerazione che intreccia tecnica societaria e equilibri di potere tra soci. Al centro c’è il percorso che porta al rinnovo del consiglio e alla definizione di un nuovo statuto, con una questione preliminare tutt’altro che formale: capire se l’operazione si configuri come semplice adeguamento normativo oppure se richieda un passaggio più “pesante” in assemblea straordinaria.

Il CdA è chiamato a mettere in fila le prossime mosse, dal calendario finanziario alle tappe che conducono all’assemblea primaverile. Ma la sostanza è nel meccanismo delle liste: la cornice normativa prevede criteri stringenti su tempi, maggioranze e composizione. In altre parole, non basta presentare una lista: serve una regia capace di ottenere consensi ampi dentro il board e di reggere l’urto delle minoranze, a cui vengono garantiti spazi e presidi specifici.

Il punto tecnico che fa la differenza è la soglia di approvazione della lista “del consiglio”, che deve passare con una maggioranza qualificata nel board. In parallelo, cambiano le regole su anticipo di deposito e “lunghezza” della lista rispetto ai posti da eleggere. E soprattutto, l’impianto rafforza la tutela delle minoranze: alle liste non vincenti che arrivano seconde può essere assicurata una quota rilevante di seggi, oltre a un ruolo chiave nella catena dei controlli tramite la guida del comitato dedicato ai rischi.

Dentro questo schema, la revisione statutaria assume un valore politico: quanti posti riservare alle minoranze nel consiglio? Se l’impostazione punta davvero ad allargare la rappresentanza, il board si ritroverebbe con una dinamica più “parlamentare”, dove le mediazioni contano quanto i numeri. Un assetto che può aumentare l’equilibrio, ma anche rendere più complessa la sintesi sulle scelte strategiche.

A rendere il quadro ancora più elettrico c’è il tema francese. Crédit Agricole è già un socio di peso e la sua influenza potenziale cresce con l’evoluzione della partecipazione. La partita non è solo finanziaria: è di governance. Da un lato, l’azionista può chiedere una rappresentanza coerente con il proprio ruolo; dall’altro, l’autorità di vigilanza europea tende a porre paletti per evitare che un aumento di quota si trasformi in un controllo “di fatto” senza i passaggi formali previsti dal mercato.

In questo contesto, le intenzioni contano quanto le percentuali. Se non maturasse un’intesa sulla lista, l’azionista rilevante potrebbe scegliere la strada di una propria rosa di candidati, aprendo una competizione vera sul terreno della composizione del CdA. Ed è qui che le nuove regole sulle minoranze diventano un acceleratore: più rappresentanza significa anche più possibilità di incidere sugli equilibri, sulle presidenze dei comitati e sulla linea di governo societario.

Non va dimenticato che la governance è il “motore” che decide il resto: politica dei dividendi, strategie di crescita, eventuali alleanze, operazioni straordinarie. Per una banca con un posizionamento forte nei territori più produttivi del Paese, la direzione che prenderà il board non è un dettaglio per addetti ai lavori: è un segnale per il mercato, per la vigilanza e per gli altri protagonisti del settore bancario italiano.

Anche perché il contesto resta quello del consolidamento: tra incastri, partecipazioni, assetti incrociati e partite aperte sul risiko bancario, ogni spostamento in una grande banca può avere effetti a catena. In questa prospettiva, il riassetto di Banco BPM diventa una cartina di tornasole: misura quanto spazio avranno le minoranze, quanto conterà il socio estero e quanto il management riuscirà a mantenere una traiettoria stabile in una fase che, per definizione, tende a produrre scosse.

La fotografia, oggi, è quella di un bivio: statuto e liste sono la procedura, ma la sostanza è la forza relativa dei blocchi azionari e la capacità di costruire un equilibrio che regga anche quando arriveranno i dossier più sensibili. E se il CdA dei prossimi giorni dovesse sciogliere i nodi principali, la primavera potrebbe diventare il momento in cui si capirà non solo chi governerà la banca, ma anche quale banca sarà.

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