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Mediolanum dice addio, Mediobanca traballa: scontro in Piazzetta

- di: Vittorio Massi
 
Mediolanum dice addio, Mediobanca traballa: scontro in Piazzetta
Via libera a 14 progetti non invasivi per esplorare litio, terre rare e metalli strategici con 400 esperti e IA.

L’Italia torna a guardare al sottosuolo

Il 1° luglio 2025 il Comitato interministeriale per la Transizione Ecologica ha approvato il Programma nazionale di esplorazione mineraria (PNE), che punta a mappare e valorizzare le risorse critiche e strategiche del Paese.

Quattordici progetti, indagini “soft” come primo approccio

Il piano include 14 progetti distribuiti in tutto il territorio nazionale – dalla Lombardia alla Calabria, fino alla Sardegna – con 15 unità operative e oltre 400 specialisti, per un budget iniziale di 3,5 milioni di euro.

In questa fase sono previste esclusivamente indagini non invasive: analisi satellitari, rilievi geologici e geochimici, sensori aviotrasportati, radiografia muonica e intelligenza artificiale. Solo successivamente si potrà procedere a sondaggi diretti, subordinati a valutazioni ambientali rigorose.

I dati saranno raccolti nel Database nazionale GeMMA, parte del progetto PNRR GeoSciencesIR, accessibile a investitori, istituzioni e comunità scientifica.

Che cosa si cerca, dove e perché

L’obiettivo è individuare materie prime critiche e strategiche come litio, terre rare, rame, tungsteno, boro, grafite, metalli del gruppo del platino, ma anche zeoliti, bentoniti e caolino.

  • Nord-Est (Lombardia, Trentino): fluorite, barite, terre rare.
  • Nord-Ovest (Piemonte, Liguria): metalli PGM a Finero, rame, manganese, grafite.
  • Centro Italia (Toscana, Lazio, Emilia Romagna, Marche): litio, antimonio, magnesio, fluorite.
  • Sud (Campania, Calabria): litio, feldspati, minerali industriali, grafite in Sila.
  • Sardegna: cuore minerario nazionale, con depositi di tungsteno, rame, terre rare, oro, bismuto, caolino e zeoliti.

Un doppio binario: nuove risorse e rifiuti estrattivi

In parallelo al PNE si sviluppa anche il progetto URBES, finanziato dal PNRR con 10 milioni di euro, per la mappatura dei rifiuti minerari abbandonati. In Sardegna sono già stati censiti oltre 2,8 milioni di metri cubi di scarti, in aree come la Valle Rio San Giorgio e Montevecchio.

Le istituzioni in campo: obiettivi strategici e sostenibilità

“Le materie prime critiche sono fondamentali per il futuro industriale dell’Europa e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Con questo Programma l’Italia si dota di uno strumento moderno e trasparente, nel pieno rispetto dell’ambiente…”, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente.

“Senza materie prime non c’è innovazione, decarbonizzazione né futuro industriale. Il PNE è uno strumento per l’autonomia strategica dell’Italia”, ha aggiunto il ministro delle Imprese e del Made in Italy.

I vertici ISPRA sottolineano la necessità di ricostruire un ecosistema minerario trasparente e sostenibile, in sinergia con l’economia circolare.

Il contesto europeo e il quadro normativo

Il PNE si inserisce nel quadro del Regolamento UE CRMA (maggio 2024) e nel DL 84/2024 (convertito in Legge 115/2024), che impongono agli Stati membri di dotarsi di piani nazionali per l’esplorazione e la gestione dei rifiuti estrattivi. L’Italia ha rispettato la scadenza prevista del 24 maggio 2025, approvando il piano il 1° luglio.

Quali sfide e prospettive

  • Comunicazione alla cittadinanza: ISPRA punta su trasparenza e dialogo per spiegare i vantaggi di un’estrazione sostenibile.
  • Limiti geologici: pur senza puntare all’autosufficienza, l’Italia può rafforzare la diversificazione delle fonti europee.
  • Investimenti futuri: in base ai risultati delle indagini, si potrà procedere con concessioni minerarie, sempre previa verifica ambientale.

Analisi vivace: modernità, sovranità e sostenibilità

Il Programma segna la fine di oltre trent’anni di stallo pubblico nel settore minerario. Unisce scienza d’avanguardia, intelligenza artificiale ed economia circolare. L’Italia, pur non essendo un paradiso minerario, può diventare un partner strategico nell’ambito europeo. La sfida cruciale sarà garantire l’equilibrio tra competitività industriale, tutela ambientale e consenso sociale.

Con questo nuovo slancio, l’Italia reinventa il proprio ruolo nelle filiere critiche e trasforma il sottosuolo – e il passato – in un’opportunità concreta, sostenibile e strategica.

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