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Vuoi aprire una libreria? La guida che smonta i miti e insegna strategia

- di: Alberto Venturi
 
Vuoi aprire una libreria? La guida che smonta i miti e insegna strategia

Aprire una libreria oggi è ancora un sogno possibile o è solo un salto nel vuoto? La domanda attraversa molte vite, soprattutto quando l’immagine del libraio al lavoro – tra scaffali, copertine e consigli sussurrati – sembra raccontare “il mestiere più bello del mondo”. Ma la realtà, spiega Vittorio Graziani, è che vendere libri è una cosa seria. E per non trasformare la suggestione in una scelta sprovveduta, serve una parola chiave che vale più di mille buone intenzioni: strategia.

Vuoi aprire una libreria? La guida che smonta i miti e insegna strategia

È questo il cuore del libro “Vendere libri è una cosa seria” (Utet, 180 pagine, 18 euro), che l’autore definisce una “guida pratica per aspiranti librai e incorreggibili sognatori”.
Il punto di partenza è semplice e insieme spietato: il fascino delle librerie è reale, ma non basta. Scaffali lunghi, corti, medi; edizioni speciali, collane, libri antichi; esposizioni in base alle classifiche, libri “da comprare al buio” o messi fuori posto da clienti zelanti. Tutto contribuisce a costruire un luogo emotivo e culturale. Però il lavoro, racconta Graziani, non si può fare “con leggerezza”. Perché dietro l’atmosfera c’è un’impresa, con costi, decisioni, investimenti e un equilibrio economico che oggi non è scontato. In un’epoca in cui il mestiere non ha più la stessa attrattiva di una volta – almeno sul piano finanziario – servono “fuoco sacro” e pianificazione, se l’obiettivo è far durare nel tempo un progetto.

Dal sogno alla realtà: Graziani racconta come si diventa libraio
Graziani scrive da libraio, ma sottolinea che non lo è sempre stato. Dopo anni nell’editoria come ufficio stampa, ha cambiato strada: prima l’esperienza nelle librerie di catena, poi la scelta più impegnativa e identitaria, rilevando nel 2018 la storica Centofiori di Milano. Un percorso che gli ha dato un punto di osservazione pratico su ciò che funziona e ciò che invece rischia di far saltare i conti. E che arriva a un riconoscimento: nel 2025 è stato eletto “libraio dell’anno” dalla Scuola per librai Umberto e Elisabetta Mauri.

Catene, indipendenti e Amazon: il mercato spiegato senza romanticismi
Uno dei passaggi centrali del libro è la mappa del settore: Graziani descrive il panorama delle librerie oggi e le differenze tra grandi catene e negozi autonomi, affrontando anche l’impatto dell’avvento di Amazon. Non è un racconto nostalgico, né una demonizzazione: è un tentativo di mettere in fila le condizioni reali in cui un libraio si muove, tra concorrenza, margini, abitudini di acquisto cambiate e nuove aspettative dei lettori. Per chi immagina una libreria come rifugio dal mercato, il messaggio è chiaro: la libreria è anche un luogo di cultura, ma resta un’attività che deve stare in piedi.

Dall’analisi di mercato agli scaffali: cosa serve prima di aprire
Il libro entra nel concreto, con un approccio operativo. Graziani racconta cosa bisogna fare prima dell’apertura del negozio, a partire da “tanta analisi di mercato”, poi gli investimenti necessari, “chi ti dà i libri” e “dove li metti”. Non è un dettaglio: la disposizione dei volumi, la gestione dell’assortimento, la costruzione di una proposta riconoscibile sono scelte che determinano identità e sostenibilità. E non mancano i capitoli dedicati alla comunicazione, perché oggi “raccontarsi bene è tutto” e sbagliare tono o posizionamento può costare caro.

C’è poi la parte legata all’inaugurazione, con esempi e indicazioni pratiche, e un capitolo decisivo: “come mantenere in vita la libreria”. È qui che il sogno diventa impresa quotidiana, fatta di relazioni, selezione, gestione dei clienti, consigli, scelte di catalogo e capacità di leggere il proprio pubblico. Il testo si chiude con un “breve prontuario da tenere a mente”, quasi una bussola per non perdere l’orientamento quando l’entusiasmo iniziale lascia spazio alla routine e alle difficoltà.

Il senso finale, però, non è solo economico. Graziani lega la figura del libraio a una dimensione più ampia: far capire l’importanza di una professione che si innesta nella “questione culturale” del Paese e contribuire a rendere quella dei librai “una categoria forte” in un mondo pieno di sfide. Perché vendere libri è un lavoro, sì. Ma è anche un presidio culturale. E, proprio per questo, va fatto sul serio.

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