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Bankitalia: imprese più ottimiste su economia e domanda, costruzioni unica eccezione nel 2025

- di: Anna Montanari
 
Bankitalia: imprese più ottimiste su economia e domanda, costruzioni unica eccezione nel 2025

Il clima nelle imprese italiane continua a migliorare, almeno nella percezione di chi deve fare i conti ogni giorno con ordini, costi e programmazione. Secondo l’ultima indagine di Bankitalia sulle aspettative di inflazione e crescita, riferita al quarto trimestre 2025, “è proseguito il graduale miglioramento dei giudizi” delle aziende dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti sulla situazione economica generale. Un trend che, segnala la Banca d’Italia, è in corso dal secondo trimestre 2025 e che nell’ultima rilevazione si consolida ulteriormente.

Bankitalia: imprese più ottimiste su economia e domanda, costruzioni unica eccezione nel 2025

La fotografia è importante perché il giudizio delle imprese, pur essendo un indicatore qualitativo, anticipa spesso le scelte reali: investimenti, nuove assunzioni, gestione delle scorte e politiche di prezzo. In altre parole, quando cambia il sentiment, cambia anche la traiettoria di molte decisioni operative. E in questa fase, il segnale che arriva dall’indagine è chiaro: la lettura del contesto appare meno difensiva rispetto ai mesi precedenti.

Indagine Bankitalia: cosa dicono le imprese
La rilevazione è stata condotta tra il 20 novembre e il 16 dicembre 2025 e riguarda imprese dell’industria e dei servizi con almeno 50 addetti. Bankitalia registra un miglioramento non solo sul quadro economico generale, ma anche su due variabili che contano più di ogni altra per chi produce e vende: domanda interna e domanda estera. I giudizi e le attese sull’andamento della domanda risultano infatti “più favorevoli rispetto alla precedente rilevazione”, con una dinamica che rafforza la lettura di una fase di stabilizzazione dopo mesi di incertezza.
In un contesto europeo ancora segnato da crescita disomogenea e tensioni internazionali, la ripresa della fiducia sulla domanda estera è un indicatore da non sottovalutare. Per molte aziende italiane, soprattutto manifatturiere, export e ordini internazionali restano il termometro più sensibile della congiuntura. Se le attese migliorano, significa che le imprese intravedono spazi di tenuta o recupero nei mercati di sbocco, anche al netto delle turbolenze.

Domanda interna ed estera: perché il segnale conta
La domanda interna è la variabile che misura la capacità del sistema di reggersi sul mercato domestico: consumi, investimenti e dinamica dei servizi. La domanda estera, invece, è il motore che spesso compensa le fasi di rallentamento interno. Il fatto che entrambe vengano percepite in modo più favorevole rispetto alla rilevazione precedente suggerisce che, per una parte significativa del tessuto produttivo, la fase di “attesa” si sta trasformando in una fase di maggiore leggibilità.

Non è un dettaglio: quando la domanda torna prevedibile, anche senza crescite esplosive, le imprese possono pianificare. E la pianificazione è ciò che riduce il rischio di stop-and-go produttivi, rinvii sugli investimenti e contrazioni improvvise dell’occupazione. È un passaggio che, in termini macro, può contribuire a dare continuità alla crescita e a migliorare la capacità del sistema di assorbire shock esterni.
Questo vale in particolare per le aziende con almeno 50 addetti, cioè per una fascia che spesso funge da ponte tra grandi gruppi e filiera di subfornitura: quando queste imprese percepiscono un miglioramento, l’effetto tende a propagarsi anche a valle, sui fornitori e sui distretti.

Costruzioni, l’eccezione che frena le attese
C’è però un elemento di cautela, ed è l’unico esplicitamente segnalato da Bankitalia: fanno eccezione “le aspettative delle costruzioni”. In un quadro di giudizi più favorevoli per industria e servizi, il comparto edile appare ancora più prudente, confermando una fase complessa per un settore che negli ultimi anni ha alternato accelerazioni e frenate.

Le ragioni possono essere diverse: incertezza normativa, andamento degli incentivi, tempi autorizzativi, costi di alcuni materiali, dinamiche del mercato immobiliare e capacità di trasformare la domanda potenziale in cantieri reali. Il risultato, però, è un messaggio chiaro: il miglioramento del clima economico non è uniforme e non coinvolge tutti i comparti allo stesso modo.
In chiave di politica economica, questo dato è rilevante perché le costruzioni hanno un effetto moltiplicativo elevato sull’economia reale: attivano filiere lunghe, occupazione e investimenti. Se il settore resta più cauto, la spinta complessiva rischia di essere meno intensa, soprattutto nei territori dove l’edilizia ha un peso superiore alla media.

Il “sentiment” come indicatore anticipatore
L’indagine di Bankitalia non è un dato di produzione industriale o di Pil, ma è un indicatore che spesso arriva prima: misura aspettative e percezioni, cioè il modo in cui le imprese leggono il presente e immaginano il futuro prossimo. In questo senso, il graduale miglioramento dei giudizi dal secondo trimestre 2025 e l’ulteriore progresso registrato nel quarto trimestre rappresentano un segnale di raffreddamento dell’incertezza.
Per l’economia italiana, significa una cosa concreta: le imprese sembrano meno orientate alla gestione dell’emergenza e più concentrate su una fase di stabilizzazione. Non è un ritorno alla crescita facile, ma è un cambio di postura. E in una fase in cui la competitività si gioca anche sulla capacità di programmare e non solo di reagire, questo tipo di indicatore può fare la differenza.
La cautela delle costruzioni, tuttavia, ricorda che il quadro resta a due velocità. La fiducia migliora, ma non ovunque. E proprio per questo il dato Bankitalia va letto per quello che è: un segnale di direzione, non un traguardo.

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