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Droghe - Il delicato ruolo dei docenti

- di: Patrizia Caronna
 
Affrontare l’argomento droga ed avere una posizione lavorativa all’interno di una comunità educante, è impresa assai complessa. Proverò brevemente a fornire alcuni spunti di osservazione riportando esperienze personali e di comunità. Nel corso degli anni mi è capitato di faticare nel tenere un punto di equilibrio e una giusta distanza critica tra i sentimenti nei confronti di studentesse e studenti e le linee guida suggerite da tecnici e dal legislatore, perché credo che il mestiere di docente sia indissolubilmente legato non solo alla promozione di contenuti legati alla disciplina, ma soprattutto alla capacità di comprendere e accogliere errori dettati dall’inesperienza e dalla gioventù e la legge e le regole mettono a volte a dura prova il ruolo e la figura dell’educatore.

Adolescenti spinti a provare la droga per adattarsi alle nuove norme sociali, con la possibilità di reperire sostanze accessibili e fruibili nell’immediato per prezzo e distribuzione, sanzionati con una bocciatura se colti in flagranza, o impauriti dalla presenza delle Forze dell’Ordine richiamate in Istituto dal Dirigente Scolastico, rischiano di perdersi definitivamente tra le difficoltà del crescere quotidiano.

Con suggerimenti alternativi che ne stigmatizzino il comportamento e sottolineino i rischi di una condotta irresponsabile, si può proporre un periodo di servizio sociale in collaborazione con gli enti locali come spesso suggerito da specialisti dell’età evolutiva ed educatori di lungo corso. La frequenza ad un centro di ascolto per adolescenti in difficoltà, ad esempio, come luogo protetto e presente in ogni realtà geografica del Paese.

Differenziare i comportamenti fallaci dei giovani e gli errori commessi: la scuola tende infatti a mettere sullo stesso piano giuridico e sanzionatorio sia lo studente che spaccia che quello che assume, e il compito di sottolinearne la differenza spetta a noi adulti, a chi tra i docenti si sia formato rispetto al problema, al personale della scuola e alle famiglie. Rafforzando la triangolazione genitori-studente-scuola, si rafforza il senso di appartenenza e la posizione dell’istituzione all’interno della comunità dei pari, trasmettendo regole condivise che non vengono vissute come imposizioni e il cui risultato naturale è una perfetta sinergia.

È chiaro che bisognerebbe non solo separare e distinguere il ruolo di chi spaccia da quello di chi assume, ma anche differenziare le droghe “pesanti” da quelle “leggere”, giacché gli effetti derivanti dall’assunzione delle seconde non sempre creano dipendenza, o meglio, creano dipendenze nel tempo; le loro proprietà psicotrope sono spesso trascurabili e legate soprattutto ad un disinteresse nei confronti delle relazioni tra pari e nelle relazioni sociali in genere. L’assunzione e l’uso prolungato di droghe” leggere” risulta tuttavia pericoloso nei giovani perché altera la percezione della realtà, e la scuola che ha importanti responsabilità, deve organizzarsi senza criminalizzare il fatto, e dotarsi di risorse specifiche per affrontare il problema.

Imparare ad osservare i nostri ragazzi, segnalare comportamenti anomali al Dirigente, utilizzare un protocollo interno condiviso che coinvolga le famiglie e i centri d’ascolto affinché la salute, che è un diritto per ogni cittadino, risulti per l’adolescente una priorità da salvaguardare e tutelare; una “competenza trasversale” come il sapersi occupare di sé, proteggersi e tutelarsi per istruire il corpo e lo spirito ad una lunga vita di soddisfazioni.
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