Golden Globe 2026: Hamnet e Una battaglia dopo l’altra dominano
La notte dei Golden Globe 2026 ha scritto una sceneggiatura in due atti: da una parte l’intimità lacerante di “Hamnet”, dall’altra la spinta elettrica di “Una battaglia dopo l’altra”. Due film diversissimi, un messaggio comune: la stagione dei premi entra nel vivo e, da qui agli Oscar, nulla sarà lasciato al caso.
Il premio più pesante, quello di Miglior film drammatico, è andato a “Hamnet”, firmato da Chloe Zhao. Un racconto che ruota attorno alla perdita di un figlio e al dolore che cambia pelle, senza mai diventare spettacolo. Dal palco, la regista ha scelto la chiave della fragilità come bussola creativa, con una frase che è suonata come manifesto.
“Essere artisti significa imparare a essere abbastanza vulnerabili da permettere agli altri di vederci per ciò che siamo”, ha detto Chloe Zhao, richiamando il tema della responsabilità emotiva del racconto e il lavoro fatto con il cast.
Dall’altro lato del ring, il Globe per Miglior film musical o commedia ha incoronato “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson. Un film che si muove tra ironia, azione e un’America spaccata, con un ritmo da grande intrattenimento e un sottotesto politico che non chiede permesso. Il risultato: serata da protagonista e bottino che lo mette al centro della conversazione.
Paul Thomas Anderson ha aggiunto anche i premi per Miglior regia e Miglior sceneggiatura, mentre Teyana Taylor ha vinto come Miglior attrice non protagonista per lo stesso film. Nel suo discorso, l’attrice ha legato il riconoscimento a un’idea di rappresentazione che non chiede scuse né permessi.
“Per le mie sorelle e bambine di colore… apparteniamo a ogni stanza in cui entriamo. Le nostre voci sono importanti”, ha detto Teyana Taylor, tra le lacrime.
Il capitolo interpretazioni ha visto una doppia fotografia: intensità da un lato, leggerezza dall’altro. Jessie Buckley ha conquistato il Globe come Miglior attrice in un film drammatico per “Hamnet”, mentre Timothée Chalamet ha vinto come Miglior attore in un film musical o commedia per “Marty Supreme”, superando una concorrenza di peso e segnando un’altra tappa nella sua metamorfosi da talento generazionale a presenza dominante.
Spazio anche al cinema internazionale: Wagner Moura ha vinto come Miglior attore in un film drammatico per “L’agente segreto”, che ha portato a casa anche il Globe per Miglior film non in lingua inglese. Un riconoscimento doppio che ha acceso i riflettori su una storia ambientata nel Brasile del 1977, tra dittatura e fuga, memoria e traumi che non si dissolvono.
“Se il trauma può essere trasmesso di generazione in generazione, anche i valori possono esserlo”, ha detto Wagner Moura, trasformando il ringraziamento in una riflessione civile.
La televisione, intanto, ha giocato una partita da big: la miniserie “Adolescence” ha fatto incetta con quattro riconoscimenti, confermando lo status di fenomeno critico e popolare. Tra i premi più applauditi, quelli a Stephen Graham, Owen Cooper ed Erin Doherty, con discorsi che hanno tenuto insieme emozione e consapevolezza.
“La vita può essere dura, la salute mentale è tutto. È stato un onore interpretare una terapista”, ha detto Erin Doherty, dedicando il premio a chi lavora ogni giorno con il peso degli altri.
Come miglior serie drammatica ha vinto “The Pitt”, medical drama costruito sul tempo reale del pronto soccorso di Pittsburgh e trainato da Noah Wyle, premiato come Miglior attore in una serie tv drammatica. Sul fronte comedy, la miglior serie è stata “The Studio”, mentre Seth Rogen ha vinto come miglior attore di serie comica, giocando sul confine tra satira e autobiografia di Hollywood.
“Pensavo che l’unico modo per averlo in mano fosse girare una scena con un premio finto”, ha scherzato Seth Rogen.
La cerimonia, guidata dalla comica Nikki Glaser, è filata via con ritmo asciutto e un paio di momenti da album dei ricordi: l’abbraccio tra Noah Wyle e George Clooney, la nostalgia tv che riaffiora e si fa attualità, e un omaggio finale a Rob Reiner che ha riportato la serata al valore della storia del cinema, non solo al rumore del presente.
Ma il presente, ai Golden Globe, si è comunque seduto in prima fila. Sul red carpet sono apparse spille e slogan legati alle proteste contro l’ICE, con riferimenti al caso di Renee Good e a un clima politico considerato esplosivo. Tra i volti più visibili, Mark Ruffalo e Natasha Lyonne; e dal palco, parole che hanno invitato a una responsabilità individuale, senza trasformare la serata in comizio ma senza neanche fingere che fuori dalla sala non succeda nulla.
“È un momento per la verità in America oggi… ognuno di noi dovrebbe usare la propria voce”, ha detto Jean Smart, tra le figure più ascoltate della serata, premiata ancora per “Hacks”.
Tutti i premi principali dei Golden Globe 2026
Miglior film drammatico: Hamnet
Miglior film musical o commedia: Una battaglia dopo l’altra
Miglior regia: Paul Thomas Anderson (Una battaglia dopo l’altra)
Miglior sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (Una battaglia dopo l’altra)
Miglior attrice film drammatico: Jessie Buckley (Hamnet)
Miglior attore film drammatico: Wagner Moura (L’agente segreto)
Miglior attore film musical o commedia: Timothée Chalamet (Marty Supreme)
Miglior attrice non protagonista: Teyana Taylor (Una battaglia dopo l’altra)
Miglior film non in lingua inglese: L’agente segreto
Miglior film d’animazione: KPop Demon Hunters
Miglior serie drammatica: The Pitt
Miglior serie comedy: The Studio
Miglior miniserie: Adolescence
Miglior attore serie drammatica: Noah Wyle (The Pitt)
Miglior attrice serie drammatica: Rhea Seehorn (Pluribus)
Miglior attore miniserie: Stephen Graham (Adolescence)
Miglior attore non protagonista (serie): Owen Cooper (Adolescence)
Miglior attrice non protagonista (miniserie): Erin Doherty (Adolescence)
Miglior stand-up comedy: Ricky Gervais (Mortality)
Miglior podcast: Amy Poehler (Good Hang With Amy Poehler)
Morale della notte: “Hamnet” e “Una battaglia dopo l’altra” escono dai Golden Globe con il cartello “favoriti” appuntato addosso, ma la vera vittoria è aver imposto due immaginari opposti e complementari: la ferita privata e il caos pubblico. Il resto della stagione dei premi, da oggi, è inseguimento.