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Olly in vetta, pop in rimonta: l’Italia sfiora 100 miliardi di stream

- di: Jole Rosati
 
Olly in vetta, pop in rimonta: l’Italia sfiora 100 miliardi di stream
Olly in vetta, pop in rimonta: l’Italia sfiora 100 miliardi di stream

Un anno di classifiche che parla italiano: il repertorio nazionale occupa l’85% della Top 100 album, lo streaming macina numeri-monstre e il fisico non molla la presa.

Il 2025 musicale italiano si racconta con una fotografia nitida: la scena locale resta il centro di gravità (anche quando il mondo balla sulle superstar globali) e il consumo si muove, sempre più, al ritmo delle piattaforme. La bussola è la rilevazione annuale Top of the Music, che mette insieme acquisti, ascolti e visualizzazioni. E il verdetto, quest’anno, ha un nome e un cognome: Olly.

Il podio degli album: pop e urban, stretta di mano in cima

In testa alla classifica album e compilation c’è “Tutta vita”: un primo posto che, oltre a incoronare Olly, racconta un ritorno di fiamma del pop in un ecosistema che negli ultimi anni aveva visto l’urban occupare spesso la cabina di regia. Dietro, completano il podio Sfera Ebbasta & Shiva con “Santana Money Gang” e Geolier con “Dio lo sa”.

Singles: Olly fa doppietta, Giorgia e Lauro sul podio

Se l’album è la “copertina”, i singoli sono il termometro dell’aria che tira. E qui Olly replica: “Balorda nostalgia” è la numero uno annuale. Subito dietro, Giorgia con “La cura per me”; terzo gradino per Achille Lauro con “Incoscienti giovani”.

Dal digitale al palco, il passo è breve: Olly torna live con il “Tutta vita tour”, ripartenza a Jesolo con data del 7 marzo 2026 (e raddoppio l’8 marzo). "L’idea è portare lo show nei palazzetti come se fosse un club gigante" è il tipo di promessa che circola quando un disco smette di essere solo un ascolto e diventa un appuntamento.

Streaming: quasi 100 miliardi, e la settimana “da due miliardi”

Il dato che fa spalancare gli occhi è uno: nel 2025 gli ascolti complessivi (premium e free) sfiorano quota 100 miliardi, con una crescita del 5,3% sul 2024. Non è una curva, è un’abitudine nazionale. E ci sono picchi che sembrano record sportivi: per il secondo anno di fila, nell’ultima settimana dell’anno il mercato supera 2 miliardi di ascolti settimanali. Un traguardo che era stato “quasi” toccato anche nella settimana immediatamente successiva a Sanremo, quando le canzoni del Festival fanno, come sempre, da acceleratore culturale e algoritmico.

Album “lunghi” e ascolti profondi: 245 titoli oltre i 30 milioni

C’è un altro indicatore che vale più di mille discussioni su “la gente ascolta solo playlist”: nel 2025 245 album superano i 30 milioni di stream (premium + free). Il confronto storico è impietoso: dieci anni fa, nel 2015, gli album che oltrepassavano quota 10.000 copie fisiche e download erano molti meno. Oggi, la soglia della “massa critica” si misura in ascolti e racconta una cosa semplice: la forma-album non è sparita, si è spostata di casa.

Il fisico resiste (e il vinile non è più un soprammobile)

Se lo streaming è il motore, il fisico è la carrozzeria che molti continuano a voler toccare. Nel 2025 la ripartizione dei formati vede i CD al 50,7% e i vinili al 47,1%, con una quota residuale per musicassette e altri supporti. E nella Top 20 “fisica” (CD, vinili e musicassette) comanda Caparezza con “Orbit orbit”.

Anche qui la classifica si incrocia con la strada: Caparezza annuncia un tour 2026 al via il 20 giugno, con una lunga scia di date estive. "Tornare live è il modo più diretto di rimettere a fuoco il rapporto con il pubblico" è il sottotesto naturale di ogni rientro molto atteso.

Repertorio italiano: 85% della Top 100 album

La cifra più “politica” (in senso culturale) è questa: l’85% della Top 100 album è occupato da musica italiana. Il dato diventa ancora più significativo quando lo si mette in prospettiva: dieci anni prima, nel 2015, era molto più basso. Tradotto: anche con l’offerta globale a portata di swipe, gli italiani continuano a scegliere soprattutto storie, voci e slang di casa.

Record, permanenze e maratone in classifica

Il 2025 è anche l’anno delle “maratone”: 24 album restano presenti in Top 100 per tutte le 52 settimane. E tra questi, a tenere il passo della produzione italiana c’è un solo titolo internazionale: “Papercuts” dei Linkin Park.

Sul fronte della produttività, quattro nomi firmano un’impresa da “multitasking discografico”: Marracash, Pinguini Tattici Nucleari, Sfera Ebbasta e Tony Boy arrivano ad avere cinque album contemporaneamente in classifica nella stessa settimana. In altre parole: l’attenzione si frammenta, sì, ma premia chi costruisce cataloghi forti.

Certificazioni: numeri più “stretti” dopo il cambio soglie

Nel 2025 vengono attribuite 421 certificazioni (con una netta prevalenza di album). Il totale risente anche di un fattore tecnico che vale la pena ricordare: dal 2025 le soglie per certificare i singoli sono state aggiornate, alzando l’asticella e rendendo le certificazioni più selettive rispetto ai volumi di consumo digitale.

Una scena più giovane: età media in discesa

C’è infine un dato che parla di ricambio generazionale: l’età media degli artisti in Top 10 album scende rispetto a dieci anni fa, segno di un mercato che si ringiovanisce e intercetta con più rapidità linguaggi e micro-tendenze. Il pop, in questa lettura, non è “ritorno al passato”: è una forma che si adatta, cambia pelle e resta in alto.

Cosa aspettarsi dal 2026: più tour, più album “evento”, più concorrenza

La traiettoria è chiara: lo streaming continuerà a crescere, ma la partita si giocherà sempre di più su identità, community e live. Se il 2025 è stato l’anno delle conferme (Italia fortissima in classifica, algoritmi centrali, vinile ancora vivo), il 2026 rischia di essere l’anno della saturazione: più uscite, più rumore, più bisogno di distinguersi. E chi vorrà restare in vetta dovrà fare una cosa antica e modernissima insieme: scrivere canzoni che funzionino, e poi trovare il modo giusto per farle arrivare dove conta davvero — nelle cuffie, nelle auto, e sotto un palco.

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