Il 2026 si apre all’insegna della cautela. Secondo due survey condotte a dicembre 2025 dall’Ufficio studi Coop, il clima internazionale viene definito “turbolento” dal 43% degli italiani e “instabile” dal 34%, mentre solo l’1% parla di stabilità. Un contesto che si riflette sulle prospettive di spesa delle famiglie: per gli opinion leader interpellati, nel 2026 i consumi cresceranno appena dello 0,3%, contro il +0,9% stimato dall’Istat.
Supermercati chiusi la domenica: la proposta Coop per ridurre i costi e rilanciare i consumi
Il settore della grande distribuzione arriva da un 2025 complesso, caratterizzato da un calo dei volumi e da margini sempre più compressi. «Le vendite di dicembre, trainate dal Natale, hanno confermato le difficoltà: gli obiettivi sono stati raggiunti, ma con grande sforzo», ha spiegato Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop. È in questo contesto che Coop rilancia il tema della chiusura domenicale dei supermercati.
La proposta: sei giorni di apertura
L’ipotesi è quella di tornare a sei giorni di apertura settimanale, aprendo un confronto all’interno del settore. Le aperture festive furono liberalizzate nel 2011 con il decreto Salva Italia, in una fase in cui l’obiettivo era sostenere la ripresa dei consumi. Oggi, secondo Coop, il contesto è cambiato: la domanda resta debole e i costi fissi continuano a crescere.
I numeri del risparmio
Secondo le stime dell’Ufficio studi Coop, la chiusura dei supermercati la domenica potrebbe generare risparmi compresi tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro per l’intero sistema della grande distribuzione. Il beneficio deriverebbe in larga parte dalla riduzione del costo del lavoro, considerando che le maggiorazioni salariali per il lavoro festivo oscillano tra il 30% e il 42%. Risorse che, nelle intenzioni, potrebbero essere reinvestite in promozioni e in una migliore organizzazione del lavoro.
Lavoro e qualità della vita
Un altro elemento emerso dalle analisi riguarda il mercato del lavoro nel post-pandemia. «L’equilibrio tra vita privata e lavoro è diventato un fattore determinante nella scelta di dove e come lavorare», ha sottolineato Dalle Rive. Una sensibilità crescente che spinge a riconsiderare modelli organizzativi introdotti in una fase economica molto diversa da quella attuale.
L’impatto sui consumatori
La chiusura domenicale avrebbe inevitabilmente effetti sulle abitudini di acquisto. Secondo le stime Coop, il 33% dei consumatori sceglierebbe un’altra insegna trovando il proprio supermercato chiuso, mentre il 38% rinvierebbe la spesa a un altro giorno, aspettando la riapertura del punto vendita abituale. «Non sono possibili scelte unilaterali», avverte però Coop, che punta ad aprire un confronto con l’intero settore.
Consumi essenziali e prudenza nel carrello
Quanto alle prospettive di consumo, il focus resta sui beni di prima necessità: bollette, salute e cibo. La tavola continua a rappresentare il principale presidio del benessere quotidiano, ma nel largo consumo food & beverage prevalgono prudenza e ricerca di equilibrio tra qualità e convenienza. Solo il 12% dei manager del settore intravede un miglioramento nel 2026, mentre il 66% prevede stabilità e il 22% un peggioramento.
Tendenze di spesa
Cresce il tempo trascorso in casa e il ricorso al delivery, mentre nel carrello aumentano frutta, verdura e pesce. Si consolida inoltre il ruolo della marca del distributore, in un contesto in cui la crescita dei consumi appare destinata a restare contenuta e frenata dall’aumento dei prezzi.
Una discussione aperta
La proposta di chiudere i supermercati la domenica non viene presentata come una decisione immediata, ma come l’avvio di una riflessione più ampia. In un contesto economico segnato da incertezza, costi elevati e consumi deboli, la grande distribuzione prova a rimettere in discussione un modello nato quindici anni fa, interrogandosi su sostenibilità economica, organizzazione del lavoro e risposta dei consumatori.