Il
2026 segnerà una svolta non solo tecnologica ma soprattutto economica
per il settore spaziale. Per la prima volta una stazione spaziale commerciale entrerà in orbita bassa terrestre, aprendo ufficialmente il mercato delle infrastrutture private nello spazio. A guidare questo passaggio è la startup californiana Vast, che ha confermato il lancio di Haven-1, destinata a diventare la prima stazione spaziale privata abitabile e operativa in modo autonomo.
Il decollo è previsto per la metà del 2026 a bordo di un razzo Falcon 9 di SpaceX.
Spazio, parte il mercato delle stazioni private: nel 2026 la prima piattaforma commerciale in orbita
Il progetto nasce in un contesto preciso: il progressivo pensionamento della Stazione Spaziale Internazionale, previsto entro la fine del decennio. La ISS è stata per oltre vent’anni il fulcro della presenza umana in orbita, sostenuta da ingenti investimenti pubblici. La sua dismissione pone un problema strategico e industriale: evitare un vuoto operativo nello spazio e garantire continuità alle attività di ricerca e sperimentazione. È qui che entra in gioco il settore privato.
Un modello di business modulare
Haven-1 avrà dimensioni ridotte rispetto alla ISS, paragonabili a quelle di un grande container, ma è pensata come piattaforma economica flessibile. Potrà ospitare fino a quattro astronauti per missioni di breve durata, tra i 10 e i 30 giorni. Il modello di business non punta alla permanenza continua, ma a soggiorni a rotazione, con costi più contenuti e una maggiore rotazione di clienti: agenzie spaziali, centri di ricerca, aziende farmaceutiche e, in prospettiva, operatori del turismo spaziale.
Ricerca, produzione e valore aggiunto
Dal punto di vista economico, il cuore del progetto è la microgravità come fattore produttivo. Haven-1 fungerà da laboratorio orbitale per esperimenti scientifici e industriali: sviluppo di farmaci, cristallizzazione di proteine, test su nuovi materiali e processi produttivi impossibili sulla Terra. Attività ad alto valore aggiunto, che giustificano costi elevati ma promettono ritorni significativi, soprattutto per settori come biotech e materiali avanzati.
Design e attrattività commerciale
Un elemento distintivo di Haven-1 è l’attenzione al comfort e al design, pensati anche in chiave commerciale. Interni con finiture in legno, superfici morbide e una finestra panoramica a cupola da 1,1 metri per l’osservazione della Terra rispondono a una logica precisa: rendere la stazione non solo funzionale, ma attrattiva per clienti privati e missioni a pagamento. Lo spazio, in questa visione, non è più solo un ambiente ostile da sopravvivere, ma un luogo in cui lavorare — e potenzialmente soggiornare — in condizioni migliori.
Il sostegno pubblico come leva
Il passaggio al mercato non avviene però senza il supporto pubblico. Haven-1 rientra nel programma Commercial LEO Destinations (CLD) della NASA, che finanzia e accompagna lo sviluppo di stazioni private per garantire continuità alla presenza umana in orbita dopo la ISS. La strategia è chiara: ridurre i costi diretti per lo Stato, trasferendo al settore privato oneri e rischi, ma mantenendo un ruolo di indirizzo e committente.
La concorrenza e il nuovo ecosistema
Vast non è sola. La NASA sostiene anche altri progetti, tra cui Axiom Space, Blue Origin con il progetto Orbital Reef, e Starlab. Si delinea così un ecosistema competitivo, in cui più operatori offriranno servizi orbitanti a clienti diversi, spingendo su innovazione e riduzione dei costi.
Verso un mercato dello spazio
Se il cronoprogramma sarà rispettato, il 2026 segnerà l’ingresso definitivo dello spazio nell’economia di mercato. L’orbita bassa terrestre diventerà una piattaforma produttiva, non più solo un laboratorio scientifico finanziato dagli Stati. La logica cambia: investimenti privati, ritorni economici, concorrenza e segmentazione dell’offerta.
Un cambio di paradigma industriale
La nascita delle stazioni spaziali commerciali rappresenta l’inizio di una nuova industria. Dopo i lanci riutilizzabili e la privatizzazione dell’accesso allo spazio, il passo successivo è la privatizzazione dell’infrastruttura orbitale. Haven-1 è il primo tassello di questo mercato nascente, in cui lo spazio smette di essere solo una frontiera scientifica e diventa, a tutti gli effetti, una nuova area di business globale.