(Foto: Jamie Dimon, Ceo e presidente del cda di Jp Morgan).
Il 2025 ha rimescolato le carte dell’alta finanza in Italia: mentre il consolidamento bancario entrava nel vivo, anche l’arena dell’investment banking cambiava gerarchie. In testa, con un passo da leader, si è piazzata JP Morgan, che secondo i dati Dealogic (gruppo Ion, consuntivo 2025 diffuso il 7 gennaio 2026) ha chiuso l’anno con 206 milioni di dollari di ricavi e una quota di mercato dell’11,6%.
La fotografia è netta anche rispetto al 2024: allora il giro d’affari era stato pari a 143 milioni, con un salto in avanti nel 2025 che vale più di una semplice crescita. È un cambio di fase, alimentato da un mix di attività – debito, equity e consulenza – ma soprattutto da un motore che nel 2025 ha girato più forte di tutti: l’M&A.
Nella finanza delle grandi manovre, JP Morgan ha fatto la differenza su dossier ad alto impatto. Tra i deal citati dalle rilevazioni di settore spiccano la cessione di Golden Goose (circa 2,5 miliardi di euro) e l’operazione che ha catalizzato l’attenzione del mercato: l’Opas da 14 miliardi con cui Monte dei Paschi di Siena ha puntato a Mediobanca. Un intreccio che porta anche un nome pesante: Vittorio Grilli, oggi presidente di Mediobanca ed ex vertice di JP Morgan per l’Italia e il Cib Emea.
Il 2025, però, non è stato “solo” M&A. Sul fronte debt capital markets, la banca americana ha affiancato il Tesoro in un collocamento di Btp da 18 miliardi di euro realizzato nel settembre 2025. Sul versante equity, compaiono operazioni come la vendita del 4% di Ferrari da parte di Exor (circa 3 miliardi) e l’uscita di Apollo dal capitale di Lottomatica.
C’è poi un dato che racconta quanto l’Italia conti davvero per il colosso di Wall Street: il mercato italiano vale per JP Morgan quasi l’11% dei ricavi da investment banking nell’area Emea, pari a 1,9 miliardi di dollari (consuntivo 2025 secondo Dealogic, comunicato a gennaio 2026). In Europa, solo il Regno Unito fa meglio per la banca su questo segmento; l’Italia si posiziona su livelli paragonabili alla Francia e superiori a diversi mercati continentali.
Mentre JP Morgan corre, altre insegne americane frenano. Goldman Sachs scende a 89 milioni (da 129), con una quota ridotta al 5%. Bank of America riduce il giro d’affari a 67 milioni, e Morgan Stanley arretra a 61 milioni, con un calo di quota. Il risultato è un vuoto competitivo che amplifica il primato di JP Morgan proprio nell’anno in cui il mercato italiano torna a macinare operazioni straordinarie.
Sul fronte europeo, invece, si vedono segnali più solidi. BNP Paribas sale sul podio con 107 milioni e una quota attorno al 6%, spinta in particolare dalle attività legate alle emissioni di debito pubblico. L’integrazione di Credit Suisse rafforza UBS, che entra tra i primi dieci con 65 milioni. Deutsche Bank resta stabile intorno a 78 milioni.
Tra le italiane, il 2025 è un anno da equilibristi. Mediobanca registra 92 milioni di ricavi, in calo, ma tiene una quota tra il 5 e il 6% e spinge sull’M&A, dove resta tra i protagonisti. Unicredit conquista il secondo posto con 119 milioni e una quota al 6,7%, trainata dal debito (pubblico e corporate) che pesa per la gran parte del fatturato. Intesa Sanpaolo chiude con 94 milioni e una forte impronta obbligazionaria.
Nel quadro più ampio dell’area Emea, la leadership di Wall Street resta una costante: la top five per ricavi è interamente americana e controlla una fetta consistente del mercato complessivo. Il totale dei ricavi Emea da investment banking nel 2025, secondo Dealogic (diffusione gennaio 2026), sfiora i 26 miliardi di dollari, con l’Italia che vale 1,8 miliardi.
Morale: il 2025 incorona JP Morgan come regina dell’investment banking in Italia, in un anno in cui le operazioni straordinarie hanno rimesso benzina nel motore del mercato. E la sensazione, tra dossier aperti e nuove partite di consolidamento, è che il 2026 potrebbe essere ancora più competitivo. "Chi controlla i grandi deal, controlla anche il racconto del mercato" – e nel 2025 la cabina di regia, in Italia, ha parlato soprattutto americano.