Dalla pressione economica sul Venezuela ai dazi contro l’Europa, passando per il controllo del petrolio: la sequenza di decisioni annunciata e rivendicata da Donald Trump ridisegna commercio globale, energia e potere finanziario. Non è una somma di mosse scollegate, ma una strategia coerente che riguarda direttamente anche l’Europa e l’Italia.
Dazi, strategia e petrolio: che cos’è davvero il “teorema Trump”
Non è solo una questione di dazi, né una crisi regionale confinata tra Washington e Caracas. È una sequenza di decisioni che, una dopo l’altra, sta riscrivendo le regole del commercio globale, il controllo delle risorse energetiche e gli equilibri finanziari internazionali. Ed è per questo che ciò che sta facendo Trump riguarda direttamente anche l’Europa e l’Italia, molto più di quanto appaia a una prima lettura.
Il tassello più recente arriva dalla notizia delle ultime ore: Trump ha dichiarato che il controllo degli Stati Uniti sul Venezuela potrebbe durare anni, aggiungendo che Washington importerà petrolio venezuelano, abbasserà i prezzi dell’energia e “darà soldi al Paese”. Parole che chiariscono la portata della strategia: non una gestione temporanea, ma un ridisegno strutturale del rapporto tra potere politico, risorse e mercati.
La pressione economica come primo strumento
Prima dell’intervento diretto, la leva è stata economica. Sanzioni rafforzate, licenze ridotte, controlli sui pagamenti e misure tariffarie estese anche ai Paesi terzi hanno progressivamente compresso il vincolo esterno del Venezuela. Senza accesso fluido ai mercati internazionali, uno Stato fatica a finanziare importazioni, spesa pubblica e servizi essenziali. L’economia entra in sofferenza prima ancora della politica.
È un modello già visto, ma qui portato a un livello superiore: non colpire solo il Paese bersaglio, bensì chiunque interagisca con esso, trasformando il commercio globale in una rete di incentivi e punizioni.
Il salto di scala: Maduro e il petrolio
All’inizio del 2026 arriva il passaggio decisivo, con la cattura di Nicolás Maduro e l’annuncio del controllo sulle vendite di petrolio. Qui emerge il cuore del cosiddetto “teorema Trump”: governare l’asset strategico. Il petrolio non è soltanto una materia prima, ma la base finanziaria dello Stato venezuelano. Controllarne i flussi significa incidere su entrate fiscali, valuta, inflazione e stabilità interna senza una occupazione militare tradizionale.
Quando Trump afferma che il controllo potrebbe durare “molto più a lungo” di qualche mese, sta dicendo che l’obiettivo non è la transizione rapida, ma la gestione prolungata del nodo energetico.
I dazi come leva globale
La stessa logica viene applicata anche agli alleati. I dazi contro l’Europa non sono solo protezionismo, ma coercizione commerciale. L’accesso al mercato americano diventa condizionato, reversibile, negoziabile. Per economie esportatrici come quella italiana questo introduce incertezza regolatoria, riduce gli investimenti e spinge le imprese a rinviare o ridimensionare le strategie di lungo periodo.
Il messaggio è chiaro: il mercato non è più neutrale, ma uno strumento di politica estera.
Il nodo del debito americano
Alla base della strategia c’è anche una questione interna cruciale: il debito federale. Con una massa enorme di titoli in scadenza, il costo del rifinanziamento è centrale. I dazi producono gettito, frenano le importazioni e possono contribuire a un rallentamento economico che spinge la Federal Reserve verso tassi più bassi. Meno interessi da pagare significa debito più sostenibile. È una strategia rischiosa, ma internamente coerente.
Lavoro, manifattura e consenso
Trump contesta apertamente il modello della delocalizzazione. L’obiettivo dichiarato è riportare produzione e occupazione negli Stati Uniti, aumentando il moltiplicatore interno: più manifattura domestica, più salari, più consenso politico. I dazi diventano così uno strumento non solo economico, ma elettorale.
Il messaggio a Cina e Russia
Il Venezuela è anche un segnale geopolitico. Ridurre l’influenza di Cina e Russia in un’area energetica strategica significa limitare l’accesso a risorse critiche e ridefinire le sfere di influenza. L’energia torna a essere una leva di potere diretto, non mediato.
Europa e Italia: processi subiti
Alla fine della sequenza, il dato più evidente non è ciò che fa Washington, ma ciò che Europa e Italia non riescono a fare. Ancora una volta si reagisce a decisioni prese altrove. Le conseguenze sono cumulative: minore capacità di export, crescita più debole, occupazione meno stabile. L’instabilità commerciale ed energetica frena investimenti e programmazione industriale, comprimendo il lavoro di lungo periodo.
Il “teorema Trump” non è solo una strategia americana. È anche lo specchio di una fragilità europea: l’incapacità di governare processi che incidono direttamente sul proprio futuro economico e sociale. Finché questa debolezza resterà irrisolta, le decisioni degli altri continueranno a produrre effetti diretti su crescita, occupazione e stabilità. Effetti che non esplodono all’improvviso, ma si accumulano lentamente, fino a presentare il conto.