• Tutto con Bancomat. Scambi denaro, giochi ti premi.
  • Esprinet molto più di un distributore di tecnologia

La spilla della Fenice diventa un simbolo nazionale contro Venezi

- di: Marta Giannoni
 
La spilla della Fenice diventa un simbolo nazionale contro Venezi
La spilla della Fenice diventa un “pass” nazionale contro la nomina Venezi
Un cuore attraversato da una chiave di violino: il simbolo nato in laguna viaggia tra teatri, cori e università. Sullo sfondo, lo scontro su merito e metodo e la partita delle riforme.

(Foto: Beatrice Venezi, la contestata direttrice del Teatro La Fenice).

 C’è chi colleziona programmi di sala, chi autografi, chi prime edizioni. E poi c’è Venezia, che in questo inizio 2026 ha esportato un oggetto minuscolo ma capace di fare molto rumore: una spilletta, discreta e ostinata, con un cuore e una chiave di violino. Nata come gesto di protesta dei lavoratori del Teatro La Fenice contro la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale, ora la spilla sta diventando un segnale riconoscibile anche fuori dalla laguna: richieste da altri teatri, da cori, associazioni musicali, docenti, appassionati. Perfino oltreconfine.

Il dettaglio che rende la storia interessante non è solo la “viralità” analogica dell’oggetto, ma ciò che condensa: un conflitto che non si esaurisce in un nome, e che i sindacati veneziani riassumono come battaglia per metodo, trasparenza e autorevolezza artistica. In breve: chi decide, come decide, e con quali criteri, quando si assegnano ruoli che definiscono l’identità culturale di un teatro.

Dal concerto di Capodanno al contagio tra i teatri

La spilla compare in modo plateale (proprio perché è “piccola”) durante i concerti di fine anno e Capodanno alla Fenice. Il segnale è pensato per non disturbare il pubblico, ma per essere inequivocabile. E infatti viene notato subito: indossato da molti orchestrali e coristi, e anche da Michele Mariotti, sul podio del tradizionale concerto del 1° gennaio.

“Non vogliamo fare scioperi e creare disagio al pubblico… vogliamo valorizzare il grande sostegno che abbiamo.”

La frase, rilanciata da ANSA il 18 dicembre 2025, racconta la scelta di una protesta “a volume basso” ma a messaggio alto: un simbolo autofinanziato dai lavoratori e, in parte, distribuito anche al pubblico.

A distanza di giorni, la storia cambia scala: arrivano domande da altre città e da ambienti musicali differenti. Secondo ricostruzioni pubblicate il 2 gennaio 2026 (Il Post) e il 5 gennaio 2026 (Open), le richieste si moltiplicano e spingono ad ampliare la produzione e le spedizioni. L’effetto è quello di una catena di solidarietà tra mondi che spesso si parlano poco: fondazioni liriche, teatri di tradizione, cori, docenti universitari, reti di appassionati.

Il cuore del caso: la nomina e la contestazione sul “profilo”

Per capire perché una spilla diventi “manifesto”, bisogna tornare all’origine dello scontro. La contestazione dei lavoratori riguarda soprattutto due aspetti:

  • Il merito artistico percepito: i contestatori sostengono che il profilo professionale di Venezi non sia adeguato al peso storico e artistico della Fenice.
  • Il metodo: la nomina viene descritta come calata dall’alto e senza confronto preventivo con le maestranze, elemento che ha acceso la miccia del conflitto.

La vertenza, in realtà, è iniziata mesi prima: già tra fine settembre e ottobre 2025 compaiono lettere, assemblee, proclamazioni di sciopero e prese di posizione pubbliche. ANSA il 26 settembre 2025 racconta l’avvio dello stato di agitazione con una richiesta netta di ritiro della nomina; e sempre ANSA il 9 ottobre 2025 dà conto dello scontro che porta allo sciopero fissato per la prima di Wozzeck. Fuori dall’Italia, testate come The Guardian (ottobre 2025) e Associated Press (novembre 2025) inquadrano la vicenda anche nel dibattito sulla politicizzazione delle scelte culturali e sul rapporto tra governo e grandi istituzioni artistiche.

La linea della Fenice: “risolvere le polemiche” e tenere in piedi la macchina

Dal lato della governance, il messaggio pubblico è stato: discutere sì, ma senza paralizzare il teatro. In un lancio ANSA del 29 dicembre 2025, il sovrintendente Nicola Colabianchi sottolinea che l’istituzione viene prima del braccio di ferro.

“La Fenice è più importante delle polemiche… le forme di protesta educate sono legittime.”

È un passaggio che fotografa la frattura: la direzione riconosce la legittimità del dissenso “misurato”, ma non arretra sulla scelta. I sindacati, dall’altra parte, insistono su un punto: finché la nomina resta in piedi e il metodo non cambia, il conflitto non è archiviabile con una stretta di mano.

Perché una spilla oggi pesa più di un volantino

Il successo della spilla sta in una contraddizione felice: è una protesta che non interrompe lo spettacolo, ma si appoggia allo spettacolo per farsi vedere. Il pubblico non viene “punito” con una cancellazione (come accade con gli scioperi), ma coinvolto come testimone. E la stessa scelta estetica – cuore e chiave di violino – sposta il messaggio dal piano dello scontro personale a quello dell’identità: amore per la musica e difesa di un’idea di teatro.

Non a caso, in un testo informativo pubblicato il 6 gennaio 2026 dal sito specializzato “L’Ape musicale”, la RSU ribadisce che il bersaglio non sarebbe la persona, bensì una gestione percepita come estranea alla missione culturale, con un richiamo esplicito al tema del merito.

Il contesto che allarga la crepa: la riforma delle fondazioni lirico-sinfoniche

Qui la storia della spilla smette di essere cronaca di teatro e diventa cronaca di sistema. Perché la vicenda Fenice si incastra in un periodo in cui il governo lavora a una riforma del comparto. A novembre 2025, ad esempio, il Corriere della Sera descrive il nuovo “Codice dello spettacolo” come un passaggio potenzialmente dirompente per l’assetto decisionale delle fondazioni, mentre analisi di settore (come MusicPaper, autunno 2025) parlano di un percorso legislativo destinato a ridisegnare ruoli, pesi e denominazioni.

In altre parole: la spilla viaggia perché non racconta solo “Venezia contro Venezia”, ma un timore condiviso da più addetti ai lavori: che le nomine artistiche diventino più verticali, più politiche, meno discusse, e dunque più fragili.

Che cosa può succedere adesso

Tre scenari sono sul tavolo, e nessuno è indolore:

  • Normalizzazione: la nomina resta, il teatro prova a ricucire e la protesta si spegne col tempo. Rischio: rancori interni e clima avvelenato.
  • Conflitto lungo: simboli, assemblee, iniziative pubbliche e nuove mobilitazioni, senza rottura definitiva ma con logoramento. Rischio: reputazione e programmazione sotto stress.
  • Soluzione politica o negoziale: un compromesso sulle procedure future, o una mediazione esterna. Rischio: essere letto come “precedente” per altri teatri.

Intanto, la spilla continua a circolare come una specie di “firma” collettiva. E ogni nuova richiesta da un altro teatro aggiunge un sottotesto: se un simbolo nato in platea riesce a uscire dalla laguna, allora il caso Fenice è già diventato, di fatto, un caso nazionale. 

Notizie dello stesso argomento
Trovati 4 record
07/01/2026
La spilla della Fenice diventa un simbolo nazionale contro Venezi
Dalla protesta alla Fenice al boom di richieste in tutta Italia: la spilla contro la nomin...
04/01/2026
Giotto e san Francesco, Perugia riscopre il Trecento rivoluzionario
A Perugia una grande mostra celebra Giotto e san Francesco: oltre sessanta opere raccontan...
02/01/2026
La Fenice, Capodanno tra ovazioni e spilla del dissenso contro Venezi
Concerto di Capodanno alla Fenice tra applausi, protesta silenziosa e tensioni sulla nomin...
Trovati 4 record
  • Con Bancomat, scambi denaro, giochi e ti premi.
  • Punto di contatto tra produttori, rivenditori & fruitori di tecnologia