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Osservatorio Cpi: "Reddito e carriera insegnanti: l’Italia parte alla pari con gli altri Paesi, poi tutto si appiattisce"

- di: Giuseppe Castellini
 
Osservatorio Cpi: 'Reddito e carriera insegnanti: l’Italia parte alla pari con gli altri Paesi, poi tutto si appiattisce'
In Italia gli stipendi dei docenti della scuola pubblica sono in linea con quelli degli altri Paesi al momento dell’assunzione (rispetto al reddito pro capite nazionale), ma gli aumenti nel corso della vita lavorativa sono più bassi. Inoltre, diversamente da altri Paesi, in Italia non sono previsti progressioni di carriera e di stipendio legati al merito.
È, in estrema sintesi, quanto e emerge da un Rapporto dell’Osservatorio Conti pubblici italiani (Osservatorio Cpi), diretto da Carlo Cottarelli.

Nel Rapporto, curato da Salvatore Liaci e che mette a confronto la situazione italiana rispetto a quella degli altri Paesi dell’Unione europea e dell’Ocse, si rileva che “l’esperienza del modello finlandese mostra poi che la selezione all’ingresso e l’importanza che la società attribuisce al ruolo del docente influenzano positivamente la qualità dell’insegnamento. In Italia occorrerebbe quindi aumentare gli dei docenti al procedere della loro carriera, introdurre la possibilità di avanzamenti di carriera e stipendio per merito, migliorare la selezione all’ingresso dei candidati”.

Per confrontare il livello degli stipendi degli insegnanti tra Paesi è necessario rapportarli al reddito pro capite. Facendo questo, si vede che in Italia gli stipendi annui per gli insegnanti delle scuole pubbliche sono in linea con la media europea e Ocse al momento dell’assunzione, ma crescono meno nel corso della vita lavorativa. In media tra i livelli di insegnamento, un docente in Italia percepisce uno stipendio iniziale di 32mila 500 dollari (73 % del reddito pro capite), che con gli anni di servizio cresce sino a un massimo di 48mila 700 dollari (110 %). A livello Ocse invece lo stipendio medio parte da 34mila 400 dollari (74 %) e arriva a 57mila 500 dollari (124 %). In altri termini, l’Italia è tra i paesi dove la crescita dello stipendio è più lenta: ad esempio, un insegnante di scuola secondaria inferiore impiega almeno 35 anni per raggiungere lo stipendio massimo.

A livello di retribuzioni, l’indagine offre un quadro per cui in Italia gli stipendi dei docenti sono meno competitivi rispetto ad altre professioni che richiedono lo stesso grado di istruzione (per l’insegnamento è necessaria una laurea magistrale). Infatti, la retribuzione per gli insegnanti è il 70 % di quella media degli altri lavoratori con istruzione universitaria. Il dato è più basso della media Ocse ed europea, rispettivamente dell’87 e dell’86 %, con alcuni paesi come la Germania dove le retribuzioni sono allo stesso livello.
Inoltre, oltre allo stipendio di base alcuni paesi offrono degli incentivi per migliorare l’attrattività del ruolo in alcune aree specifiche dove vi è carenza di offerta, come le materie scientifiche (ad esempio in Inghilterra) e le zone geografiche svantaggiate (come in Corea del Sud).

In Italia, come nel resto dell’Europa meridionale e in alcuni Paesi scandinavi, la carriera dei docenti è ‘piatta’: possono essere assegnate delle responsabilità extra (ed eventualmente retribuite), ma non esiste alcuna promozione formale. La progressione salariale dipende perciò solo dall’anzianità di servizio. Al contrario, in alcuni paesi europei (Francia, Regno Unito, Germania, Est europeo), in Asia e nel Nord America le carriere degli insegnanti sono strutturate su più livelli di responsabilità, a cui sono associati stipendi maggiori o indennità aggiuntive. Ad esempio, in Germania (dove la carriera multilivello riguarda solo gli insegnanti di scuola secondaria superiore) i docenti possono essere promossi a ‘docente senior’ e poi a ‘direttore degli studi’ con stipendi crescenti. In Corea del Sud possono ottenere la promozione a ‘master teacher’, ispettore o preside (dopo un processo di selezione competitivo).
La valutazione dei docenti in Italia, poi, non ha conseguenze rilevanti sulla carriera: è utilizzata per assegnare il ‘bonus merito’, mentre alle performance negative non segue alcuna azione. In altri Paesi, invece, la valutazione è determinante per la promozione e la progressione salariale.

In conclusione, per il Rapporto dell’Osservatorio Cpi dal confronto con gli altri Paesi emerge come in Italia ci sia lo spazio per aumentare la progressione degli stipendi nel corso della vita lavorativa; introdurre carriere multilivello con la possibilità di promozione e progressione salariale basati sul merito; migliorare la selezione all’ingresso. Ciò dovrebbe essere accompagnato dalla rivalutazione del ruolo del docente nella società.
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