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Eurozona: crescita in risalita, Bce prudente e dati solidi

- di: Bruno Legni
 
Eurozona: crescita in risalita, Bce prudente e dati solidi
Eurozona: crescita in risalita, Bce prudente e dati solidi
Tassi fermi al 2 %, inflazione tornata sopra soglia: ma l’economia resta solida, con consumi e investimenti a tenere il motore acceso. Lagarde: “Pronti ad agire, ma senza impegni predefiniti”.

I dati che cambiano lo scenario

La traiettoria della crescita nell’Eurozona viene aggiornata al rialzo: per il 2025 la stima sale a +1,2%, con un profilo di prosecuzione a +1,0% nel 2026 e +1,3% nel 2027. Nel primo semestre del 2025 l’attività ha messo insieme uno 0,7% cumulato, con la domanda interna a fare da perno.

Sul fronte prezzi, l’inflazione complessiva viene indicata al 2,1% nel 2025, in discesa all’1,7% nel 2026 e poi all’1,9% nel 2027. La dinamica “core” si normalizza: 2,4% nel 2025, 1,9% nel 2026 e 1,8% nel 2027. Numeri coerenti con un quadro che resta vigile ma non allarmistico.

La linea della Banca centrale

I tassi restano fermi al 2% e il Consiglio direttivo conferma l’approccio data-dependent. Christine Lagarde taglia corto: “Decideremo riunione dopo riunione”, senza bloccarsi su traiettorie prestabilite dei tassi. I rischi per lo scenario, un tempo “sbilanciati al ribasso”, vengono ora descritti come “più bilanciati”: linguaggio da neutralità operativa, con prontezza a reagire se necessario.

Sugli spread, il messaggio è altrettanto netto: “Abbiamo tutti gli strumenti necessari”, afferma Lagarde, ma un loro impiego “non serve al momento”. Il riferimento al Tpi resta dunque sullo sfondo, segnale che il mercato obbligazionario, pur volatile, non richiede al momento interventi dedicati.

Cosa spinge e cosa frena

Dal lato dei fattori favorevoli, contano la tenuta dei consumi — supportati da un mercato del lavoro storicamente solido e da un potere d’acquisto in ripresa — e il canale degli investimenti, a cui contribuiscono infrastrutture, programmi per la difesa e la coda dei piani europei come il Pnrr. Sul piano dell’offerta, la ripresa di produttività e margini aiuta a riassorbire la pressione dei costi del lavoro.

Tra i rischi, pesano l’incertezza geopolitica, le tensioni commerciali e l’effetto a ritardo dei dazi sui flussi dell’export; da monitorare anche eventuali correzioni dei mercati globali e i riflessi di un euro più forte sulla competitività di prezzo.

Il messaggio a governi e mercati

Il perimetro della politica monetaria è tracciato: prudenza attiva, attenzione ai dati, nessuna promessa di percorso. Alla politica economica nazionale ed europea viene chiesto di fare la propria parte con riforme “tradotte in azioni concrete”. Lagarde, rispetto alle tensioni politiche e di bilancio in alcuni Paesi, mantiene il profilo istituzionale: “Siamo fiduciosi che le autorità lavoreranno per ridurre l’incertezza nel quadro delle regole europee”.

Il quadro che ne esce

L’Eurozona entra nell’autunno con crescita rivista al rialzo e inflazione sostanzialmente in rotta verso il target. Il mercato del lavoro resta un ancoraggio, la domanda interna non cede e gli investimenti pubblici e privati continuano a filtrare allo stesso tempo rischi e opportunità. La banca centrale non chiude alcuna porta: se i dati lo chiederanno, agirà; se il contesto reggerà, manterrà la rotta. Per mercati e governi il sottotesto è chiaro: stabilità adesso, qualità della crescita domani.

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