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Giorgetti: “Blue economy, in Italia valore fino a 216 miliardi, pari all’11,3% del Pil”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Giorgetti: “Blue economy, in Italia valore fino a 216 miliardi, pari all’11,3% del Pil”

“La blue economy mondiale vale circa 1.300 miliardi di euro e in Italia rappresenta un vero e proprio asset strategico per la crescita nazionale”. Con queste parole il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha aperto il suo intervento durante le celebrazioni per i vent’anni del Comando aeronavale centrale della Guardia di Finanza.

Giorgetti: “Blue economy, in Italia valore fino a 216 miliardi, pari all’11,3% del Pil”

Secondo i dati citati dal ministro, l’economia del mare nel nostro Paese produce un valore diretto di 76 miliardi di euro, che raggiunge 216 miliardi se si considera anche l’indotto, arrivando a incidere per circa l’11,3% del Pil nazionale. Numeri che confermano il ruolo del mare come pilastro economico e sociale, soprattutto in un Paese che fonda gran parte della sua competitività sull’export e sul turismo.

Mare come motore di sviluppo
Giorgetti ha sottolineato che il mare non è solo una risorsa naturale, ma una leva di crescita che alimenta filiere diverse e interconnesse. La blue economy mette in relazione la cantieristica navale, il turismo costiero, la pesca, il trasporto marittimo e la logistica portuale, creando un effetto moltiplicatore che sostiene l’intero sistema produttivo.
“Il mare – ha affermato il ministro – è un motore di crescita che, se governato con politiche adeguate, può favorire innovazione, sostenibilità e sicurezza economica”.

Legalità come condizione per la competitività
Il ministro ha evidenziato il ruolo cruciale della Guardia di Finanza, che in questi vent’anni ha garantito il controllo delle acque territoriali, contrastando traffici illeciti, contrabbando e pesca illegale. Giorgetti ha ribadito che senza legalità non vi è crescita, poiché gli investitori e le imprese hanno bisogno di un ambiente sicuro e trasparente per sviluppare progetti nel settore marittimo.
“La sicurezza
– ha ricordato – non è un costo, ma un vero fattore di competitività: difende le imprese oneste e garantisce parità di condizioni nel mercato”.

Il mare nella transizione verde e digitale

La blue economy si trova oggi al centro delle trasformazioni legate alla transizione ecologica e digitale. I porti italiani stanno diventando veri hub sostenibili grazie ai progetti di elettrificazione delle banchine, che riducono le emissioni delle navi in sosta, e all’uso di piattaforme digitali per la gestione dei flussi commerciali.
La cantieristica sta investendo in propulsioni ibride e a basse emissioni, mentre il trasporto marittimo punta a ridurre il proprio impatto ambientale attraverso l’impiego di carburanti alternativi, come il GNL e, in prospettiva, l’idrogeno verde. Giorgetti ha definito questa fase di transizione come “un’opportunità per consolidare la leadership italiana nel Mediterraneo e attrarre nuovi investimenti”.

Un vantaggio competitivo per export e logistica

La posizione geografica dell’Italia, al centro delle rotte tra Europa, Africa e Medio Oriente, conferisce al nostro Paese un ruolo chiave nei traffici marittimi. Più del 50% del commercio estero italiano avviene via mare e l’efficienza della logistica portuale incide direttamente sulla competitività delle imprese esportatrici.
Secondo Giorgetti, potenziare infrastrutture come porti, collegamenti ferroviari e sistemi doganali significa rafforzare il cuore logistico del Paese e quindi la sua capacità di crescere. “La blue economy – ha spiegato – non è un comparto isolato, ma una rete che sostiene l’intero sistema industriale

Le sfide future tra sostenibilità e innovazione
Giorgetti ha posto l’accento sulle sfide che attendono l’Italia: i cambiamenti climatici, con l’innalzamento del livello del mare e l’erosione costiera, richiedono nuove strategie di protezione e investimenti in tecnologie resilienti.
Ha evidenziato come la sostenibilità ambientale debba andare di pari passo con l’innovazione e con politiche che favoriscano la collaborazione tra pubblico e privato, garantendo che i benefici della crescita siano diffusi e duraturi.

Un investimento sul futuro del Paese
Nel suo intervento conclusivo, il ministro ha ricordato che puntare sulla blue economy significa investire nel futuro dell’Italia e nel rafforzamento del ruolo del Paese nel Mediterraneo.
“L’economia del mare – ha affermato – non è solo un settore produttivo, ma un patrimonio strategico, una leva che unisce sviluppo economico, sostenibilità e sicurezza. Trasformarla in un motore di crescita significa creare opportunità per le imprese, per l’occupazione e per le nuove generazioni”.

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