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L’inflazione di febbraio rivista al ribasso all’1,6%: Istat corregge le stime

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
L’inflazione di febbraio rivista al ribasso all’1,6%: Istat corregge le stime

L'Istat ha diffuso i dati aggiornati sull’inflazione di febbraio, rivedendo al ribasso le stime preliminari e registrando un tasso annuo dell’1,6%, inferiore alla previsione iniziale dell’1,7%. L'indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, ha segnato un incremento dello 0,2% rispetto al mese precedente e un aumento dell’1,6% rispetto a febbraio 2024, mostrando un lieve rialzo rispetto al +1,5% registrato a gennaio.

L’inflazione di febbraio rivista al ribasso all’1,6%: Istat corregge le stime, carrello della spesa cresce meno del previsto

Anche il cosiddetto “carrello della spesa”, che comprende beni alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona, ha mostrato un’accelerazione rispetto al mese precedente, pur rimanendo al di sotto delle previsioni. L’aumento tendenziale è stato del 2,0%, in crescita rispetto al +1,7% di gennaio, ma inferiore al +2,2% stimato nelle prime valutazioni. Questo dato suggerisce che i rincari nel settore dei beni di prima necessità, seppur presenti, non si stanno manifestando con l’intensità prevista dagli esperti, offrendo un lieve sollievo ai consumatori.

L’aggiornamento dei dati riflette un quadro in cui la pressione inflazionistica rimane relativamente contenuta, pur con alcune dinamiche settoriali che continuano a influenzare i prezzi al consumo. Il settore dei beni alimentari e dei prodotti essenziali, pur registrando un incremento, mostra segnali di stabilizzazione, indicando che l’aumento dei costi non sta accelerando in modo preoccupante. Anche il comparto energetico ha svolto un ruolo determinante nell’andamento generale dell’inflazione, con un livello di prezzi più stabile rispetto ai forti rincari degli anni passati. La dinamica dei servizi e dei beni durevoli, invece, continua a presentare un andamento più costante, senza oscillazioni significative.

Il rallentamento dell’inflazione rispetto alle previsioni iniziali può essere attribuito a diversi fattori. L’andamento dei costi dell’energia, che negli ultimi mesi si è stabilizzato, ha contribuito a ridurre le pressioni sui prezzi al consumo, evitando un effetto a cascata su altri settori economici. Anche le politiche monetarie della Banca Centrale Europea hanno giocato un ruolo chiave, mantenendo un equilibrio tra il contenimento dell’inflazione e il sostegno alla ripresa economica. Il comportamento dei consumatori ha avuto un impatto significativo, con scelte di acquisto sempre più mirate e una maggiore attenzione ai prezzi, riducendo la domanda di beni non essenziali e favorendo un rallentamento dell’incremento dei prezzi.

Il quadro economico delineato dall’Istat suggerisce che l’inflazione potrebbe mantenersi su livelli contenuti nel corso del 2025, con previsioni che indicano una stabilizzazione intorno al 2%. Tuttavia, l’andamento dell’economia globale, le tensioni geopolitiche e le eventuali fluttuazioni dei prezzi delle materie prime potrebbero influenzare le dinamiche inflazionistiche nei prossimi mesi. L’attenzione resta alta, soprattutto per quanto riguarda il settore alimentare e i costi dell’energia, elementi che potrebbero incidere sulle spese quotidiane delle famiglie italiane.

L’aggiornamento dei dati sull’inflazione di febbraio conferma dunque un contesto economico in cui la crescita dei prezzi rimane moderata, senza eccessivi scostamenti rispetto al mese precedente. Il carrello della spesa continua a registrare aumenti, ma con un’intensità inferiore rispetto alle previsioni, un aspetto che potrebbe contribuire a rassicurare i consumatori. La stabilità dell’inflazione, se confermata nei prossimi mesi, potrebbe rappresentare un segnale positivo per il potere d’acquisto delle famiglie, favorendo una maggiore fiducia nel sistema economico nazionale. Resta fondamentale monitorare l’andamento dei prezzi per comprendere se questa tendenza si consoliderà o se nuove variabili influenzeranno il costo della vita nel breve e medio termine.

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