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Manovra, Fapi: “Rottamazione misura di buon senso, ma serve una riforma strutturale”

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Manovra, Fapi: “Rottamazione misura di buon senso, ma serve una riforma strutturale”

“La rottamazione quinquies è una misura di buon senso che offre respiro alle imprese, ma serve una riforma fiscale strutturale e condivisa”. Così il presidente nazionale della Fapi, Gino Sciotto, commenta positivamente la misura inserita nella Legge di Bilancio 2026, che introduce una nuova rottamazione delle cartelle esattoriali.

Manovra, Fapi: “Rottamazione misura di buon senso, ma serve una riforma strutturale”

La Fapi (Federazione Autonoma Piccole Imprese) è l’organizzazione che rappresenta e tutela le micro, piccole e medie imprese italiane, promuovendo politiche di sostegno al tessuto produttivo e al lavoro autonomo.

Rottamazione in nove anni
Il provvedimento consente la rateizzazione fino a nove anni, per un totale di 54 rate bimestrali di pari importo, con prima scadenza fissata al 31 luglio 2026. L’obiettivo è offrire un percorso sostenibile per le imprese e i contribuenti che intendono regolarizzare la propria posizione fiscale.

“È un provvedimento di buon senso – dichiara Sciotto – che può restituire ossigeno a migliaia di piccole e medie imprese in difficoltà, specialmente a quelle che, pur avendo dichiarato correttamente i propri redditi, non sono riuscite a rispettare i versamenti a causa della crisi economica o dei ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. La possibilità di rientrare in modo graduale e sostenibile rappresenta un passo concreto verso la ripresa”.

Platea e finalità della misura
La sanatoria è destinata in particolare ai contribuenti che hanno ricevuto i cosiddetti “avvisi bonari”, e riguarda le cartelle relative al periodo 1 gennaio 2000 – 31 dicembre 2023.
Il Governo punta così a favorire il rientro regolare dei contribuenti e ridurre l’enorme arretrato fiscale, che oggi supera i 1.100 miliardi di euro nominali.

Sciotto sottolinea che la misura rappresenta una risposta immediata a un problema reale, ma non può essere considerata risolutiva: “Va nella giusta direzione, ma non può essere l’unico rimedio a un problema strutturale che si ripresenta ciclicamente. Occorre un nuovo patto tra Stato e imprese, fondato su un sistema fiscale più equo, regole chiare, procedure snelle e una vera cultura della fiducia. Non si può chiedere alle imprese di essere motore della crescita e, al tempo stesso, trattarle come sospette per definizione”.

Verso una riforma fiscale condivisa
Per il presidente della Fapi, la priorità è aprire un dialogo permanente con le istituzioni: “Chiediamo che questa rottamazione sia accompagnata da una riforma strutturale capace di prevenire nuovi accumuli di debiti fiscali e contributivi. Le imprese devono poter programmare, investire e creare lavoro. Lo Stato deve aiutarle, non solo inseguirle. È il momento di scegliere la via della responsabilità reciproca e della crescita condivisa”.

La Fapi, che rappresenta migliaia di piccole e medie imprese su tutto il territorio nazionale, evidenzia come la stabilità fiscale e la semplificazione amministrativa siano condizioni essenziali per la competitività del Paese. “Il sistema produttivo italiano vive di piccole e medie imprese che necessitano di liquidità e di certezza nelle regole”, osserva Sciotto, ribadendo che “una riforma del fisco deve essere pensata insieme a chi produce, non calata dall’alto”.

Collaborazione e semplificazione
L’associazione conferma la propria disponibilità a collaborare con Governo e Parlamento per individuare strumenti concreti di semplificazione, riduzione del carico fiscale e sostegno alla liquidità. L’obiettivo, sottolinea Sciotto, è tutelare “il tessuto produttivo italiano, composto in gran parte da piccole e medie imprese che rappresentano la spina dorsale dell’economia nazionale”.

Con la nuova rottamazione, secondo la Fapi, l’Italia ha l’occasione di rimettere in equilibrio il rapporto tra Stato e impresa, rendendo il sistema fiscale più sostenibile e improntato alla fiducia reciproca. Tuttavia, conclude Sciotto, “senza una riforma organica e condivisa del fisco, ogni sanatoria rischia di essere solo una tregua temporanea”.

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