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Ponte sullo Stretto, investimento da 13,5 miliardi per la più grande infrastruttura italiana

- di: Cristina Volpe Rinonapoli
 
Ponte sullo Stretto, investimento da 13,5 miliardi per la più grande infrastruttura italiana

Il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina si conferma come una delle più rilevanti operazioni economiche per il Paese degli ultimi decenni. La delibera del Cipess che autorizza lo stanziamento di 13,5 miliardi di euro ha posto le basi per l’avvio di un’opera che, secondo le stime ufficiali, potrebbe diventare un motore di crescita per il Mezzogiorno e per l’intero sistema logistico nazionale. La registrazione presso la Corte dei Conti rappresenta l’ultimo passaggio necessario per lo sblocco dei fondi, preludio all’apertura dei cantieri, indicata nei documenti tecnici come prevista entro la fine del 2025.

Ponte sullo Stretto, investimento da 13,5 miliardi per la più grande infrastruttura italiana

La realizzazione del ponte non è soltanto un capitolo di ingegneria civile, ma una partita industriale ed economica che tocca più settori. I tempi di costruzione, stimati in sette-otto anni, porteranno a una ricaduta occupazionale significativa: migliaia di posti di lavoro diretti e un indotto ancora più ampio, con effetti che potrebbero incidere su edilizia, siderurgia, trasporti e servizi. La filiera nazionale sarà chiamata a rispondere a una domanda che, per volumi e durata, rappresenta un’occasione straordinaria di consolidamento per molte imprese italiane.

Il ruolo strategico nel Mediterraneo
Dal punto di vista strategico, il collegamento stabile tra Sicilia e Calabria ridisegna le prospettive economiche del Sud. Il ponte si inserisce infatti nel corridoio Scandinavo-Mediterraneo della rete TEN-T europea, favorendo l’integrazione delle piattaforme portuali di Gioia Tauro, Augusta e Palermo con le principali rotte continentali. Ciò significa rendere più competitivo il sistema logistico nazionale, accorciando i tempi di trasporto delle merci e rafforzando la posizione dell’Italia nel Mediterraneo, in un contesto di crescente concorrenza globale.

Investimento pubblico e capitali privati
Gli aspetti finanziari non si esauriscono nello stanziamento pubblico. La mole dell’investimento, il più grande su una singola infrastruttura in Italia negli ultimi cinquant’anni, comporta anche la mobilitazione di capitali privati, partnership industriali e nuove opportunità per il settore dei servizi. L’impatto sull’economia del Mezzogiorno potrebbe essere rilevante: il ponte viene considerato un catalizzatore di sviluppo, capace di stimolare turismo, attrarre imprese e favorire nuove dinamiche immobiliari e commerciali nelle aree direttamente coinvolte.

Le caratteristiche dell’opera
Sotto il profilo tecnico, la struttura a campata unica di oltre 3,6 chilometri sarà la più lunga al mondo, con sei corsie stradali e due binari ferroviari. Non si tratta solo di un primato ingegneristico, ma di un fattore che determinerà la capacità di gestione dei flussi di traffico: oltre seimila veicoli e duecento treni al giorno, numeri che proiettano il ponte come infrastruttura destinata a incidere strutturalmente sulla mobilità di persone e merci.

Le tempistiche di realizzazione
La timeline ipotizzata colloca l’apertura al traffico tra il 2032 e il 2033. Un orizzonte lungo, ma in linea con la complessità di un’opera che, oltre al ponte, richiede l’adeguamento di reti ferroviarie e stradali su entrambe le sponde. È su questi tempi che si gioca gran parte della credibilità del progetto, perché eventuali ritardi si tradurrebbero in un aumento dei costi e in un rallentamento dei benefici economici attesi.

Una prospettiva economica di lungo periodo
In definitiva, il Ponte sullo Stretto si presenta come un investimento a forte valenza economica, che combina l’aspetto infrastrutturale con una visione di politica industriale e di sviluppo territoriale. I prossimi mesi, con la registrazione della delibera e l’apertura dei primi cantieri preparatori, saranno decisivi per trasformare un progetto discusso per decenni in un cantiere reale, con effetti destinati a ridisegnare le prospettive economiche dell’Italia meridionale.

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