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Regolazione digitale Ue, un errore secondo l’IBL

- di: Marta Giannoni
 
Regolazione digitale Ue, un errore secondo l’IBL

L’Istituto Bruno Leoni avverte: così si frena l’innovazione e si accentua l’arretratezza tecnologica.

(Foto: Alberti Mingardi, Direttore generale di IBL).

Istituto Bruno Leoni (IBL)

Secondo l’Istituto Bruno Leoni, la regolamentazione digitale europea rischia di amplificare l’arretratezza tecnologica del continente. L’IBL osserva che il Digital Markets Act (Dma) colpisce in misura sproporzionata le grandi aziende americane, come Alphabet, Amazon, Apple, Meta e Microsoft, oltre alla cinese ByteDance e alla sola europea Booking.

Il nodo politico e il contesto internazionale

L’IBL puntualizza che, sul piano politico, è comprensibile che la Commissione Ue non voglia rimettere in discussione un dossier che per anni è stato una sua bandiera. Tuttavia, afferma l’Istituto Bruno Leoni, persino in Europa stanno emergendo fratture, come dimostra il Rapporto Draghi, che mette in discussione l’impianto della regolamentazione digitale. L’IBL evidenzia inoltre che gli Stati Uniti, con l’amministrazione Trump, difendono apertamente le proprie aziende tecnologiche.

Il limite dell’approccio europeo

Secondo l’IBL, la normativa europea parte dal presupposto che ogni grande impresa digitale abusi automaticamente dei consumatori. Su questa base, spiega l’Istituto Bruno Leoni, vengono imposti obblighi e divieti che non solo ostacolano nuove innovazioni, ma addirittura impediscono l’applicazione di quelle già disponibili. Così, afferma l’IBL, i consumatori europei vengono privati di opportunità accessibili altrove e l’Europa finisce per rafforzare il proprio isolamento.

La proposta dell’IBL

L’Istituto Bruno Leoni sottolinea che, sul piano tecnico, occorre rimettere in discussione l’impianto regolatorio degli ultimi anni. Politicamente, l’IBL suggerisce all’Ue un approccio più pragmatico. Viene citato il modello britannico: Londra ha raggiunto un accordo con Meta che consente un sistema “pay or consent”, osteggiato da Bruxelles ma considerato funzionale per i consumatori. L’IBL evidenzia che il Regno Unito ha mostrato quella flessibilità che all’Europa oggi manca e che, prima ancora di riformare formalmente le regole, sarebbe possibile attuarle in modo meno rigido, riconoscendo i benefici che i consumatori traggono dai servizi digitali scelti.

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